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24. 01. 2022 14:16

Parità di genere: Milano, l’accelerata per diventare ancora una volta un punto di riferimento

E' arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti, la politica milanese si è già mossa

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Tante parole, pochi fatti ma ora Milano prova l’accelerata decisiva per innalzarsi a città modello anche per la parità di genere. E lo fa con la giunta di Beppe Sala, al suo secondo mandato, mai come quest’anno emblema del bilanciamento perfetto nella gestione dei poteri tra uomini e donne.

Parità di genere, la Milano di Beppe Sala ci prova

Ben inteso, per il momento è solo una mera constatazione dei fatti. Ma a termini numerici c’è da dire che perlomeno ci si prova. E l’ha detto a chiare lettere anche lo stesso Beppe Sala con un post su Instagram: «A Milano nella mia Giunta ci sono 6 uomini e 6 donne (e due di queste hanno meno di 30 anni) – si legge – la Vice Sindaco è donna, la Presidente del Consiglio Comunale è donna. E al convegno di Elle Active! su donne e lavoro, ho annunciato che la Delegata alle Pari Opportunità sarà Elena Lattuada, una vita spesa a difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Mettiamo in campo azioni per la parità salariale, per difendere l’occupazione femminile e per favorire l’imprenditoria femminile». 

 

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Ora si vada oltre la mera propaganda politica 

Chiaramente sono parole intrise di propaganda politica. Come è normale che sia, ci mancherebbe. Ma in questo momento è giunta l’ora di andare oltre, di fare un’azione decisa per superare l’ostacolo. Bisogna impegnarsi con forza a promuovere le pari opportunità tra donne e uomini e a contrastare ogni discriminazione di genere nella vita, in questo caso, politica. Perché solo così ci potrà essere possibilità che questo si manifesti anche in altri campi, da quello universitario fino al mondo del lavoro più ampio. 

I numeri, le donne sono ancora svantaggiate 

Perché la partecipazione femminile al mondo della scienza e delle professioni tecniche, ad esempio, ad oggi è ancora pesantemente ostacolata da stereotipi di genere. Nel mondo solo il 31% di donne opera nel settore dell’intelligenza artificiale e appena il 14 in quello del cloud computing, come riportato da una recente inchiesta dell’università Statale di Milano. Dietro agli squilibri di genere in ambito tecnico-scientifico ci sono fattori sociali, culturali ed economici che comportano differenze nelle aspettative relative al proprio ruolo nella famiglia e nel mercato del lavoro. E non sarà un caso se in Europa la maggior parte degli interventi è concentrata sull’istruzione e sul sostegno a una maggiore interazione tra sistema scolastico e universitario e sistema produttivo. Senza dimenticare poi gli atavici giudizi sessuali, quelli che ancora, in molte zone del nostro paese, vedono la donna relegata alla classica figura dell’angelo del focolare ad accudire bambini. Che fa poco parità di genere.

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