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13. 07. 2024 13:22

Addio San Siro: si avvicina sempre più la cattedrale nel deserto per i cittadini milanesi

Non si faccia lo stesso errore degli spazi di Expo 2015

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Addio San Siro, dopo interminabili dispute, litigi di ogni genere e dibattiti politici infiniti, Milan e Inter avranno finalmente la loro nuova “casa”. Ma non ripartiranno dal “vecchio” e storico San Siro, come si era inizialmente vociferato. Invece, giocheranno le loro partite casalinghe in un impianto ultramoderno che dovrebbe essere pronto a partire dalla stagione 2026/27. Il futuro del Giuseppe Meazza è segnato. Un simbolo dello sport e della città di Milano per quasi cento anni rimarrà vuoto, senza squadre, ma in piedi. Non si abbatte, questo è stato deciso.

Addio San Siro, lo storico Meazza rischia di diventare una vera cattedrale nel deserto?

Il sindaco Giuseppe Sala si è riappropriato del caso San Siro con energia e determinazione al suo ritorno dalle vacanze estive. Nonostante il mese di agosto abbia portato scarse soddisfazioni per il Comune, proprietario della gloriosa struttura calcistica, a causa delle decisioni prese da Milan e Inter. La sovrintendete Emanuela Carpani ha annunciato il vincolo sul secondo anello dello storico stadio milanese, un’azione che ha spinto entrambi i club a lasciare definitivamente il progetto di costruire un nuovo impianto accanto all’attuale e a prendere strade separate. E quindi, che ne sarà del vecchio stadio San Siro?

Addio San Siro, il Milan se ne va a San Donato Milanese, l’Inter a Rozzano

Il Milan ha già avviato le procedure urbanistiche per costruire la propria nuova dimora nell’area di San Francesco, all’interno del Comune di San Donato Milanese. L’obiettivo del club presieduto da Gerry Cardinale è quello di utilizzare questo spazio non solo per le partite della squadra rossonera, ma anche per ospitare altri eventi, come concerti. Tale scopo ha portato la società a cambiare la sua ragione sociale. L’Inter, invece, ha opzionato un’area di proprietà del gruppo Cabassi a Rozzano, a breve distanza dal Forum di Assago, dall’imbocco dell’autostrada Milano-Genova e dalla tangenziale ovest. Se entrambi i club dovessero traslocare, San Siro resterebbe vuoto.

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San Siro vuoto, Beppe Sala storce il naso

Una prospettiva che il sindaco Sala considera negativamente. “Purtroppo, il vincolo sullo stadio di San Siro evocato da alcuni membri del governo non aiuta” – afferma il sindaco, facendo riferimento al sottosegretario Vittorio Sgarbi. “Era evidente che il nuovo San Siro non poteva coesistere con l’attuale impianto a causa delle questioni di spazio. Questo è un altro problema con cui dobbiamo confrontarci. Non ho ancora avuto l’opportunità di parlare con i club dopo le vacanze, ma vedremo nei prossimi giorni”. Il sindaco si ripromette di affrontare la questione con audacia e meticolosità, in modo da trovare la migliore soluzione per garantire un futuro brillante al noto tempio del calcio milanese. Ma sarà seguito anche dai club? Perché la domanda sorge spontanea: i tempi della burocrazia possono sposare quelli di due aziende, in questo caso Milan e Inter? Pensate semplicemente ai bilanci: il Comune può andare in perdita, avere un passivo anche enorme e nessuno (o quasi nessuno…) gli dice nulla. Le società, invece, non possono: in quel caso bisogna rifinanziare il debito, immettere capitali o, comunque, fare in modo che dei soldi entrino nelle casse societarie. Due mondi diametralmente agli antipodi, economicamente e finanziariamente estremamente distanti. Chiunque spera che non avvenga l’irreparabile, ma riuscirà il Comune di Milano a non far diventare San Siro una cattedrale nel deserto? L’esempio degli spazi di Expo 2015 (chi era a capo di quel progetto? Giusto, Beppe Sala…) siano da monito.

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