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20. 05. 2022 23:18

Aumento dei prezzi, impennata a Milano: bastano i fondi del Governo per famiglie e imprese?

L'analisi e tre diversi punti di vista dopo i rincari delle scorse settimane

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Una volta si chiamava carovita, oggi l’espressione è passata in disuso ma la sostanza è la stessa: l’aumento di tutti o quasi i beni primari porta a rendere difficile arrivare a fine mese. La causa arriva dall’esterno e risiede nell’aumento dei prezzi delle materie prime, di cui l’Italia è povera, iniziato già prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

I primi effetti li abbiamo già verificati nelle bollette, con l’aumento di luce e gas. A breve ci saranno anche sul versante alimentare per l’aumento del prezzo del grano: pane e pasta e tutti i cibi che si basano sui farinacei, alimenti di cui gli italiani sono grandi consumatori e famosi esportatori nel mondo, subiranno dei rincari. In modo indiretto è stato colpito anche il mercato della carne in quanto l’aumento del prezzo del mais, principale alimento per diverse specie animali, porterà a gonfiare i prezzi in macelleria. Stesso discorso per l’olio di girasole che, oltre che per le fritture, serve per la preparazione di diversi cibi.

Il governo ha già varato un pacchetto di 4.4 miliardi, che entrerà in vigore l’1 aprile, che prevede il taglio delle accise di 25 centesimi, misura che consente di fare restare un litro di benzina sotto i due euro, la “sterilizzazione” delle bollette per le famiglie più deboli, quelle con Isee sotto i 12 mila euro, e aiuti agli autotrasportatori e alle imprese per reggere l’aumento dell’energia.

Aumento dei prezzi, la nostra analisi

Simone Basilico

aumento dei prezziPersino il caffè al bar. Il rincaro dei prezzi inizia a vedersi pure al supermercato o dal parrucchiere. I dati del Ministero dello sviluppo economico, attraverso l’Osservatorio su Prezzi e Tariffe, fotografano la realtà in maniera chiara: non solo benzina e gasolio di cui tanto si è già parlato, a Milano stanno schizzando verso l’alto anche i prezzi di prodotti o servizi essenziali con rincari che nel primo caso toccano la media del 10% in più rispetto a qualche mese fa.

Partendo dai generi alimentari, il confronto fra un’indagine del Codacons svolta sull’ultimo trimestre 2021 e pubblicata lo scorso gennaio e i dati del Ministero lascia spazio a pochi dubbi: volano i prezzi di mele (da 2,19 euro al chilo a 2,77), peperoni (da 2,65 euro a 3,14), melanzane (da 2,03 euro 3,16), zucchine (da 2,03 euro 3,34), militi o cozze fresche (da 3,39 euro a 4,07), alici fresche (da 7,03 euro a 8,82), petto di pollo (da 13,35 euro a 14,50) e salmone fresco (da 21,06 euro a 24,02) con un rincaro netto vicino al 15%. Cresce di pochi centesimi il prezzo al chilo di patate, lattuga, limoni, pane fresco, pomodori o carne suina, mentre solamente prodotti come carne bovina, carote o banane non hanno subito rincari. Se un mese fa per comprare tutti questi prodotti i milanesi spendevano poco meno di cento euro, oggi ne servono centodieci.

Più contenuti ma comunque significativi anche i rincari di servizi entrati ormai nella routine della vita quotidiana: si pensi ad un taglio di capelli per uomini passato da 21,48 a 22,50 euro, mentre per le donne l’aumento è nell’ordine di pochi centesimi (da 23 euro a 23,07). L’aumento dei costi fissi dei bar ha spinto anche i gestori ad alzare i prezzi di alcuni servizi: sale il costo di un caffè (da 1,04 euro a 1,07) o di un cappuccino (da 1,38 euro a 1,42), ma anche di un panino in pausa pranzo (da 4,47 euro a 4,56). Aumentati sensibilmente anche servizi come una visita privata dal ginecologo (da 155,87 euro a 159,02) o il cambio gomme dell’auto (da 74,66 euro a 85,27). Aumentano i prezzi e sale anche la rabbia dei milanesi.

Aumento dei prezzi, Cunsolo (Panificatori): «Proveremo a contenere gli aumenti»

Matteo Cunsolo è in partenza per la Polonia per portare pane, biscotti e latte ai profughi ma riesce a trovate il tempo per spiegare quali sono le ricadute della guerra sui panificatori, categoria a cui appartiene da sempre e di cui è presidente provinciale.

aumento dei prezziQuanti svolgono il suo lavoro?

«Siamo 250 nell’area metropolitana».

Qual è stata la principale conseguenza della guerra?

«Il prezzo della farina è aumentato del 20 % ma non è tutto, non si sa fino a quando ci sarà l’approvvigionamento».

Perché?

«In Ungheria hanno bloccato carichi di grano».

Ci sono speculazioni sul mercato?

«Questo lo lascio dire a lei».

Tutto il grano arriva dall’est?

«No, lo acquistiamo anche da Francia, Germania, Usa: ora ci dovremo rivolgere a nuovi mercati, il prezzo aumenterà anche perché sono aumentati gas e elettricità. Ad ogni modo ci sono anche altri fattori che incidono sui prezzi, non c’è solo la guerra».

A cosa allude?

«Già prima del conflitto abbiamo avuto problemi con il grano che arriva dal Canada perché il trasporto è in mano ai cinesi».

L’Italia è un buon produttore di grano?

«No, produciamo poco».

Parliamo di Milano.

«Il consumo medio dei milanesi è di 70-80 grammi a persona, con una spesa media di 5 euro al chilo che diventerà di 6».

C’è il rischio che si acquistino surrogati?

«No, stiamo parlando di quantità di acquisto minime, in provincia è diverso anche perché si svolgono lavori più pesanti e il consumo è superiore».

Pensa che nelle prossime settimane-mesi troveremo meno pane nei negozi?

«Non vogliamo che manchi, piuttosto andremo ad assottigliare la nostra marginalità».

E sul piano occupazionale ci saranno conseguenze?

«Non credo, il pane è nel dna degli italiani».

Aumento dei prezzi, Jannuzzi (Sunia): «Nemmeno il Covid ha portato un freno»

aumento dei prezziIl mercato degli affitti in città ha sempre avuto un andamento in crescita per via della domanda che si rinnova in continuazione. Con Giorgio Jannuzzi, segretario del Sunia, il sindacato degli inquilini, cerchiamo di capire quali sono i cambiamenti determinati dal conflitto.

Quali sono le dimensioni del mercato degli affitti?

«A Milano sono più ampie rispetto al resto dell’Italia in cui le case di proprietà raggiungono percentuali molto alte».

Com’è lo stato di salute?

«Dopo la bolla speculativa del 2008 abbiamo conosciuto una crescita continua del valore degli affitti».

Due anni fa è arrivato il Covid.

«Non ha inciso sul mercato».

Ora cosa succederà?

«Lo stiamo valutando, in generale dovrebbe esserci una crisi legata ai minori arrivi di turisti e anche di lavoratori dall’estero».

Questo significa che i canoni potrebbero ridimensionarsi?

«Non credo, abbiamo avuto l’esperienza della pandemia che ha detto il contrario».

Potrebbero aumentare?

«Penso di sì perché l’aumento dell’inflazione è scontato e quindi in prospettiva ci sarà una crescita degli affitti. E non saranno le uniche difficoltà per gli inquilini».

A cosa si riferisce?

«Aumenteranno anche le altre spese, le bollette».

Chi vuole comprare, in considerazione di questa situazione, potrebbe optare per l’affitto sia pure momentaneo?

«E’ possibile. Mi auguro di sbagliarmi nelle mie previsioni sui prezzi perché se continueranno a crescere c’è il rischio che ampie fasce sociali non potranno più permettersi di vivere in città».

Il Comune è impegnato su questo versante.

«Lo so ma è necessario adottare politiche più radicali».

Aumento dei prezzi, Squeri (Benzinai): «Il governo ha fatto ciò che poteva»

aumento dei prezziLe prime ricadute della guerra si sono avute nel mercato dei carburanti, con benzina e metano che hanno subito immediati rialzi. Luca Squeri, presidente del Sindacato provinciale gestori impianti stradali carburanti, spiega quali sono le prospettive per il settore e per gli automobilisti.

Quali sono le dimensioni del settore in città?

«A Milano ci sono circa 150 impianti, con 6-700 occupati».

Il consumo dei carburanti era già in calo prima della guerra.

«Sì, è in diminuzione per diversi fattori come il potenziamento dei mezzi pubblici, l’uso del car sharing. E non dimentichiamo che c’è stata la pandemia».

Parliamo della benzina.

«Il prezzo è arrivato a livelli mai visti, siamo oltre i 2 euro».

A cosa è dovuto?

«A diversi fattori come la mancanza del prodotto dalla Russia, l’offerta a livello internazionale e la speculazione di quelli che investono nei futures».

Il governo è intervenuto sulla benzina.

«Ha fatto quello che poteva fare, la cosa più semplice per abbassare il prezzo del carburante che, al 55%, è composto da tasse ovvero accise più Iva, c’è poi un 35% costituito dal prezzo del prodotto e il resto dalla distribuzione».

E’ una misura che può aiutare i gestori?

«Sinora c’è stato un calo dei consumi, tenere la benzina sotto i 2 euro può aiutarci».

Com’è la situazione del gas metano e del Gpl?

«Il metano è alle stelle, ci sono impianti che hanno sospeso l’attività in attesa che la situazione migliori».

Come si può superare questo momento?

«Siamo in grande difficoltà ma siamo ancora tutti aperti, abbiamo avuto la pandemia e adesso la guerra in Ucraina. La speranza è che l’economia si riprenda».

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