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04. 03. 2024 03:54

Don Carlo, drammatico e romantico: tutta Milano pronta ad accogliere la Prima

Si apre oggi la stagione 2023/2024 del Teatro alla Scala

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Come da tradizione, alle 18.00 di oggi Milano avrà puntati gli occhi di tutto il mondo culturale e musicale. Piazza della Scala torna ad essere teatro di un illustre appuntamento che, nel suo Piermarini, celebra storia e memoria con una nuova Prima, affidata al Don Carlo di Giuseppe Verdi, nella sua versione del 1884. Si tratta della nona volta che questo titolo inaugura la stagione del teatro milanese, ma è la prima affidata alla direzione del Maestro Riccardo Chailly, giunto alla sua ottava Prima. Diretta su Rai 1 a partire dalle 17.45 a cura di Rai Cultura, anche su Radio Tre e Raiplay.

Don Carlo, i volti e i temi

Nel cast volti noti al palco scaligero, come Francesco Meli (Don Carlo), Anna Netrebko (Elisabetta di Valois), Michele Pertusi (Filippo II), Elīna Garančacome (Principessa d’Eboli), Luca Salsi (Marchese di Posa) e Jongmin Park, arrivato dopo il forfait di Ain Anger (Grande Inquisitore). Ultimo, ma non per importanza, protagonista è il Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi.

In questo nuovo allestimento, la produzione del Teatro alla Scala riporta fedelmente ciò che ha reso immortale il Don Carlo verdiano: la libertà dei sentimenti romantici, la complessa relazione tra padri e figli e la liberazione dei popoli oppressi sullo sfondo del conflitto tra il potere temporale e quello religioso. A dirigere c’è il regista spagnolo Lluís Pasqual e lo scenografo argentino Daniel Bianco, i quali renderanno omaggio al Cinquecento iberico, grazie ai costumi classici dell’epoca di Franca Squarciapino.

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Francesco Meli, il tenore: «Un Don Carlo controverso, mai eroe del suo tempo»

Un italiano, di Genova, protagonista della Prima. Non si vedeva da diverso tempo.
«È una responsabilità grande, come lo è anche l’emozione. Ho già condiviso con alcuni dei miei colleghi il palco della Prima, ma in questo caso sulla locandina c’è il nome del mio personaggio e questo non lascia indifferente. Ringrazio per la fiducia il sovrintendente Dominique Mayer e il Maestro Riccardo Chailly»

Ricorda la sua prima Prima?
«Era il 2003 e debuttavo con Les dialogues des Carmelites di Francis Poulenc. In vent’anni ho collezionato i ritorni con Otello, Idomeneo, Don Giovanni, Maria Stuarda, Der Rosenkavalier, Carmen, Giovanna d’Arco, I due Foscari, Don Carlo, La traviata, Ernani, Tosca, Il trovatore, Aida, L’elisir d’amore, Macbeth, Un ballo in maschera. In tutto, però, le mie Prime sono state cinque».

Francesco Meli
Francesco Meli

Che ruolo è il suo?
«Sicuramente uno dei più variegati della scrittura verdiana: cambia stato d’animo continuamente, è quasi sempre in scena, partecipando attivamente alle vicende. Musicalmente non ha quasi mai una parte corale, ma è protagonista anche nelle scene di ensemble. Lo definirei controverso, poco chiaro anche con sé stesso e con il rapporto complesso con il padre».

Ovvero?
«Per la sua interpretazione sono necessari momenti di alternanza tra esplosione e vigore, il suo bipolarismo è evidente, a momenti di grande sconforto. Vocalmente l’impegno è il medesimo».

Lo ha definito anche un non eroe. Perché?
«Lo si vede anche nel duetto con la sua amata Elisabetta. Qui esplode in una furia repentina pur avendo appena confessato i suoi sentimenti, scappando via, rasentando la follia. Non riesce a gestire le sue emozioni, che siano positive o negative».

Alla sua sesta Prima quale rapporto può vantare con il Teatro alla Scala?
«Meraviglioso. Tornare qui è tornare a casa, si respira un’aria di cordialità e professionalità con ogni singolo membro, dai macchinisti ai dipendenti degli uffici, che ritrovi anche canticchiando l’aria che hai appena cantato. Questo accade, davvero, solo in questo Teatro».

Don Carlo, il libretto in sintesi

Le circa 3 ore e 50 minuti di opera – in quattro atti – svelano le vicende di una delle opere più celebrate di Giuseppe Verdi. Il libretto a quattro mani di Joseph Méry e Camille du Locle, ispirato dall’omonima tragedia di Friedrich Schiller, apre una finestra sulla Spagna del XVI secolo, periodo del trattato di pace con la Francia. Il racconto intreccia le vite di due giovani, Don Carlo e Elisabetta di Valois, figli rispettivamente di Filippo II di Spagna e del re di Francia.

Il destino beffardo mette alla prova i due amanti non solo per ragioni politiche, infatti Elisabetta è promessa sposa di Filippo, padre di Carlo. In Ella giammai m’amò – una delle arie più note – è l’introspezione di Filippo a marcare tutta l’impotenza di un sovrano che può comandare un regno, ma non il cuore di una donna. In Don Carlo c’è tutta la passione giovanile di un innamorato, che avanza, duetto dopo duetto con Elisabetta, fino alla rassegnazione di un destino non benevolo.

Don Carlo, le repliche

Giovedì 7 dicembre alle 20.00 PRIMA
Domenica 10 dicembre alle 14.30, esaurito
Mercoledì 13 dicembre alle 19.00, esaurito
Sabato 16 dicembre alle 19.00, esaurito
Martedì 19 dicembre alle 19.00, esaurito
Venerdì 22 dicembre alle 19.00, esaurito
Sabato 30 dicembre alle 19.00, ultimi posti a partire da 108 euro su teatroallascala.org
Martedì 2 gennaio alle 19.00, ultimi posti a partire da 108 euro su teatroallascala.org

Prima Diffusa, tutte le sedi scelte per vivere il Don Carlo

Il Comune di Milano, al fianco di Edison, torna a “illuminare” vie e luoghi della città con il fascino e l’energia dell’evento meneghino più atteso dell’anno. La diretta del Don Carlo verdiano sarà proiettata in oltre 35 luoghi di Milano per un totale di 10mila posti disponibili, con la visione collettiva sul grande schermo all’Ottagono in Galleria, a partire dalle 18.00 in contemporanea con il Teatro alla Scala, a cura di Rai 1.

Tra i luoghi scelti figurano il Teatro della Casa di Reclusione Milano Opera, il Teatro Puntozero Beccaria presso l’Istituto Penale per minorenni Cesare Beccaria e la Casa Circondariale San Vittore; ma anche la Casa dell’Accoglienza “Enzo Jannacci”, la casa per minori non accompagnati Oklahoma, il Centro PIME, Medicinema presso l’Ospedale Niguarda e, ancora, l’Aeroporto di Malpensa, il MUDEC, WOW Spazio Fumetto, Mare Culturale Urbano, Autelier, il Collegio di Milano, lo Spazio alle Docce, Villa Scheibler e il MUMAC, Museo della macchina per caffè.

In alcune sedi le proiezioni saranno precedute alle 16:30 da una guida all’ascolto, a cura dell’Accademia Teatro alla Scala. Tutti gli eventi sono a ingresso libero, per alcune sedi è richiesta la prenotazione. Programma completo su yesmilano.it/primadiffusa.

Don Carlo, la seconda “Prima” di Enrico Bartolini

Al termine della Prima, torna la Cena di Gala che farà felici i palati di oltre 500 ospiti della Società del Giardino: a firmarla c’è lo chef Enrico Bartolini, toscano di origine e milanese di adozione grazie alla sua permanenza, dal 2016, al MUDEC, dove risiede il suo ristorante. Per Bartolini (ad oggi, tredici stelle Michelin) è un ritorno, come nel 2019, quando fu scelto da Caffè Scala per la realizzazione della cena milanese più importante dell’anno, nel giorno di Sant’Ambrogio, come da tradizione.

Enrico Bartolini
Enrico Bartolini

Nel menu figurano una serie di omaggi alle origini verdiane, legate alla tradizione emiliana: si comincia con Parmigiano, pepe e puntarella, panada emiliana e tartufo, focaccia al rosmarino con spalla di San Secondo, per proseguire con la prima portata, l’immancabile risotto, con porcini, anice e amarene (in omaggio a Giuseppina Strepponi, seconda moglie del Maestro Verdi, originaria di Lodi); la seconda portata scelta è la classica Faraona, mostarda – di cui Verdi era ghiotto – e cime di rapa; il finale è affidato alla Corona Don Carlo, dolce con mele, spezie e grano saraceno.

Ad accompagnare i piatti tornano le bollicine che Bellavista (Franciacorta) riserva annualmente per il teatro, l’esclusivo Brut Teatro alla Scala che debutta con il millesimo 2019, insieme all’Alma Grande Cuvèe Brut, al Petra Toscana Rosso Igt 2020, al Nectar Demi-sec e al Distillato di vino Arzente.

Don Carlo e non solo, tutte le prime di Giuseppe Verdi

1844/45: I Lombardi alla prima crociata
1846/47: Attila
1849/50: Attila
1850/51: Gerusalemme, rifacimento de I Lombardi alla prima crociata
1851/52: Luisa Miller
1857/58: Giovanna de Guzman, versione censurata de I vespri siciliani
1859/60: La traviata
1868/69: Don Carlo
1875/76: I vespri siciliani
1878/79: Don Carlo
1879/80: Aida
1886/87: Aida
1904/05: Aida
1912/13: Don Carlo
1913/14: Nabucco
1921/22: Falstaff
1922/23: Falstaff
1925/26: Un ballo in maschera
1926/27: Don Carlo
1928/29: Otello
1930/31: I Lombardi alla prima crociata
1933/34: Nabucco
1935/36: Ernani
1936/37: Falstaff
1938/39: Macbeth
1941/42: Ernani
1942/43: Falstaff
1946/47: Nabucco
1947/48: Otello
1948/49: Il trovatore
1950/51: Otello
1951/52: I vespri siciliani
1952/53: Macbeth
1956/57: Aida
1957/58: Un ballo in maschera
1959/60: Otello
1961/62: La battaglia di Legnano
1962/63: Il trovatore
1965/66: La forza del destino
1966/67: Nabucco
1968/69: Don Carlo
1969/70: Ernani
1971/72: Simon Boccanegra
1972/73: Un ballo in maschera
1975/76: Macbeth
1976/77: Otello
1977/78: Don Carlo
1980/81: Falstaff
1982/83: Ernani
1985/86: Aida
1986/87: Nabucco
1989/90: I vespri siciliani
1992/93: Don Carlo
1997/98: Macbeth
2000/01: Il trovatore, Otello
2006/07: Aida
2008/09: Don Carlo
2013/14: La traviata
2015/16: Giovanna d’Arco
2018/19: Attila
2021/22: Macbeth
2023/24: Don Carlo
2024/25: La forza del destino

Il commento: Don Carlo, tutte le sfaccettature dell’animo umano

Benedetta Borsani

L’attesa di Milano per la Prima della Scala è finita, un’attesa non solo musicale destinata agli appassionati della Lirica, ma anche “politica” in quanto le opere destinate ad inaugurare la stagione scaligera non sono scelte mai a caso, ma contengono un messaggio collegato all’attualità. E quest’anno sarà il Don Carlo, l’opera della maturità di Verdi, un’opera drammatica e difficilissima, storicamente un appuntamento immancabile per i Maestri scaligeri, da Tullio Serafin ad Arturo Toscanini fino a Claudio Abbado, che lo diresse due volte per il 7 dicembre nel 1968 e 1977, e Riccardo Muti. Chailly lo affronterà ora per la seconda volta nella sua carriera, la prima vent’anni fa.

E dopo essere stato “incantato” da ragazzo proprio dalla direzione di Abbado. La versione scelta è la stessa che Verdi volle per la Prima del 1884: a 4 atti e non 5, dopo aver deciso per la serata al Piermarini di sacrificare interamente il primo così da dare all’opera più nerbo, portando al massimo la tensione emotiva. La tinta è quella di El Greco, cupa, fosca con effetti inquietanti di vivacità occasionale che affronta tutte le sfaccettature dell’animo umano: l’amore impossibile, la solitudine, l’amicizia, l’assolutismo, il logorio del potere, la guerra, la pace, l’oscurantismo, il sacrificio.

Non a caso è l’opera della maturità di Verdi alla quale arrivò dopo undici anni di ricerca continua e 5 versioni del dramma politico schilleriano dando vita a un’umanità intensa resa da personaggi non solari e non immediatamente comprensibili che vengono magistralmente rivelati allo spettatore grazie a una continua sovrapposizione dei toni espressivi resi con una sapiente tessitura di musica e parole. Una vera sfida per chi lo dirigerà e lo interpreterà, dai protagonisti ai cori, a tutta l’orchestra.

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