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07. 12. 2022 11:10

Le donne di Milano scrivono a Chiara Ferragni: «Non facciamoci zittire» 

«Sosteniamo e facciamo nostra la tua denuncia»

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Le donne di Milano scrivono alla Ferragni una lettera aperta, per condividere la propria preoccupazione per l’insicurezza che si respira in città. La lettera è stata firmata e scritta da Maryan Ismail, presidente dell’Associazione Unione Islamica Italiana; Mariateresa Coppo Gavazzi, presidente Centro Italiano Femminile Metropolitano; e Benedetta Borsani, giornalista.

Le donne di Milano scrivono alla Ferragni, la lettera aperta

Ecco la lettera aperta scritta dalle donne di Milano a Chiara Ferragni: «Cara Chiara, siamo tre donne, tre cittadine milanesi che condividono con te la preoccupazione e l’amarezza per ciò che accade nella nostra Milano. Anche noi da tempo ci interroghiamo su cosa dobbiamo o possiamo fare tanto che lo scorso 26 maggio, ben prima dei fatti di Brescia che hanno replicato quelli del capodanno, abbiamo organizzato il convegno “A Milano le donne hanno paura: perché?” al quale hanno partecipato il capo gabinetto del Prefetto e Associazioni da anni attive sul territorio anche in punti difficili come la Stazione Centrale che ancora una volta riempie la cronaca di questi giorni per via della brutale aggressione ripresa e rilanciata su più canali e telegiornali. Un episodio di una tale violenza avvenuto di giorno e in quella che è la porta di ingresso anche per tutti i turisti che vengono in città, che purtroppo ci porta a dire, senza alcuna enfasi o ideologismi di parte, che ormai l’insicurezza non è solo un fatto di “percezione”, ma si è avviata verso un punto di non ritorno che è quello « reale”.

La paura e la consapevolezza 

La lettera prosegue: «Siamo consapevoli che il tema sicurezza è molto sensibile e richiede cooperazione attiva e positiva da parte di tutti, siano essi privati cittadini, associazioni di categoria o del terzo settore, comitati di quartiere, amministrazione e istituzioni. Però una certezza c’è ed è che occorre non voltarci dall’altra parte: per questo abbiamo deciso di scriverti questa lettera pubblica, per farti arrivare il messaggio che sosteniamo e facciamo nostra la tua denuncia. Ci facciamo avanti perché la tua non deve rimanere una voce isolata, né tantomeno essere “zittita”: deve diventare un punto di partenza! Milano e i suoi cittadini/e hanno bisogno di rendersi con ancor più forza agenti di riflessioni, proposte, suggerimenti e di azioni di sussidiarietà sociale concrete, senza temere le reazioni piccate di chi amministra la città perché se così fosse tradirebbero un mal celato senso di inadeguatezza». 

L’esempio di città pluriculturale

La lettera prosegue: «Bando alle polemiche, non c’è più tempo. Sentiamo profondamente la necessità di lavorare insieme per promuovere un sistema di riqualificazione non solo urbanistico, ma anche e soprattutto culturale e sociale, laddove le comunità italiane e straniere possono interagire in modo efficace e proficuo. Occorre attivarsi subito per stabilire un nuovo modello di “sicurezza urbana integrata e il più possibile allargata”, laddove per sicurezza urbana s’intende il “pacifico godimento degli spazi comuni della città” per bambini, giovani, donne, uomini, anziani, disabili e categorie fragili. Bisogna quindi ripensare a nuove forme di prevenzione della criminalità, specie quella predatoria; della violenza urbana così come di qualsivoglia altra odiosa forma di violenza. Occorre promuovere il rispetto della legalità, della coesione e della convivenza sociale! Milano è un modello e un esempio di città pluriculturale che richiede tutta la nostra attenzione e amore. Noi ci siamo».

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