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26. 05. 2024 04:56

Via Cagni, quando il diritto all’asilo diventa una gara di spintoni e urla. Questa è accoglienza? Il video

Ogni domenica centinaia e centinaia di migranti si accampano fuori dalla Questura nella speranza di essere selezionati. E ogni domenica ci sono scontri e tanta sofferenza. Il loro futuro è in mano alla fortuna

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È quasi mezzanotte, fa freddo, uomini e donne urlano disperati e i bambini hanno quasi finito le lacrime: siamo in via Cagni, periferia di Niguarda, a Milano, dove centinaia e centinaia di migranti si ammassano in una fila disordinata e fuori controllo per rivendicare ciò che spetta loro. Il diritto all’asilo. Diritto che una città come il capoluogo lombardo dovrebbe garantire senza troppi problemi, dal momento che si vanta di essere uno dei centri più accoglienti dell’intero Paese. Ma la realtà dei fatti è spesso un’altra.

La situazione di Via Cagni ogni domenica sera

Ogni domenica sono tantissimi i migranti che, da soli o con le loro famiglie, fanno la fila in via Cagni in bilico per il loro futuro. C’è disperazione, c’è fame, c’è freddo, c’è tanta stanchezza. Alla periferia estrema di Niguarda, presso la caserma Annarumma, ogni domenica è una lotteria. Solo 120 tra le migliaia di persone presenti sono i fortunati che potranno prendere l’appuntamento per avviare, la settimana successiva, le pratiche per la richiesta di asilo.

Il nervoso si mischia al pianto. Le lacrime sono fatte di rabbia e angoscia. La speranza diventa, ora dopo ora, rassegnazione. Se Milano da una parte sostiene di essere una città pronta ad accogliere le persone che scappano dai loro Paesi in guerra o da Stati dove rischiano ogni giorno la vita, dall’altra basta farsi un giro di domenica sera in via Cagni per capire che le cose non sembrano stare esattamente così.

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Questi uomini, queste donne e questi bimbi piccoli chiedono un futuro alla città di Milano. Futuro che però il capoluogo lombardo non è in grado di garantire a tutti. E gli agenti della Polizia arrivano sempre a scontrarsi con una massa di 500, 600 o anche 700 persone che, esasperate, rivendicano un diritto stabilito dalle leggi internazionali.

La situazione in via Cagni, 15 è oggi più che mai fuori controllo. Intorno a mezzanotte le porte della Questura finalmente si aprono e gli occhi dei migranti si illuminano. Ma solamente 120 tra di loro, sulla base di non si sa bene che cosa, vengono presi e separati dal resto della fila, dopo ore di attese al gelo e al buio. Ed ecco che, ancora una volta, per tutti gli altri, tornano rabbia e rassegnazione.

Circa 120 persone, intorno alla mezzanotte di domenica in via Cagni, possono tirare un sospiro di sollievo. Per tutte le altre (la stragrande maggioranza) è tutto il contrario. È come essere in una lotteria. Assurdo a dirlo, però è proprio così. Inevitabili sono poi gli scontri e gli spintoni con gli agenti della Polizia in tenuta antisommossa e pronti a tirare fuori i manganelli.

I “prescelti” in maniera molto casuale hanno la fortuna di essere poi messi all’interno di un recinto, trattati praticamente come animali, dove passano tutta la notte fino a lunedì mattina quando finalmente, come per miracolo, prenderanno in Questura il bigliettino con l’appuntamento per tornare in settimana e prendere il permesso di richiedenti asilo. Ma non è finita qui.

via cagni

L’iter per richiedere asilo

Dopo aver passato chissà quante notti al freddo e al buio scontrandosi con gli agenti della Polizia e urlando la loro disperazione, le 120 persone fortunate della settimana manifestano subito la volontà di richiedere la protezione internazionale. Il relativo procedimento deve essere avviato entro un massimo di 13 giorni.

Tutto questo non è corretto e non è normale. Immaginiamoci di essere al loro posto. Cosa proveremmo? Milano, che tanto rivendica di essere una città accogliente e pronta ad aiutare il prossimo, va fiera di quello che succede la domenica notte in via Cagni? Assolutamente no. Allora non è allora forse arrivato il momento di gestire questa situazione fuori controllo e assurda? Assolutamente sì.

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