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17. 05. 2022 03:24

Alternanza scuola-lavoro: più ombre che luci

Il caso della morte del tirocinante Lorenzo Parelli, riapre il tema della sicurezza e del lavoro gratuito: le testimonianze raccolte tra i giovani milanesi

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Era il suo ultimo giorno di stage in azienda. Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, il 21 gennaio è morto schiacciato da una trave d’acciaio nello stabilimento metalmeccanico Burimec, in provincia di Udine. Il tirocinio di Lorenzo faceva parte dei PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) che i ragazzi dalla terza alla quinta superiore devono svolgere obbligatoriamente per 90 ore nei licei, per 150 ore negli istituti tecnici e per 120 ore nei professionali.

Questo incidente gravissimo non è il primo che coinvolge studenti mentre svolgono quella che una volta si chiamava alternanza scuola-lavoro. Il PCTO è spesso messo sotto accusa, specialmente dagli studenti, che lo ritengono inutile, inadeguato o addirittura un modo per mascherare, da parte di alcune aziende, lo sfruttamento di lavoro gratuito.

Alternanza scuola-lavoro, la posizione degli studenti

Maite Occhipinti, rappresentante del Consiglio di istituto del Caterina Da Siena ha raccontato a Mi-Tomorrow la sua esperienza: «Frequento il quarto anno di moda e la scorsa estate ho fatto uno stage presso una sartoria legata a Dolce & Gabbana, che ho trovato direttamente io: diversi stage proposti dalla scuola non c’entravano con il mio indirizzo di studi. Questo soprattutto a causa della pandemia, che ha ristretto le possibilità di scelta.

Diversi studenti in questi anni non hanno fatto mai fatto uno stage, oppure c’è chi è stato messo semplicemente a servire caffè in azienda. Ora la scuola ci ha proposto tirocini in smart-working, ma è un controsenso». Sulla questione della sicurezza Maite afferma che «eravamo seguite da un tutor e non ci sono stati problemi, ma una mia compagna è finita in uno studio fotografico situato in una cantina: ha passato ore a catturare un topo».

La scelta delle aziende con le quali collaborare resta fondamentale: «Da noi deve essere esclusivamente legata al profilo professionale dei nostri ragazzi, spiega Anna Maria Borando, preside del tecnico e professionale Galilei Luxemburg -. Abbiamo un parterre di aziende storiche. Quelle nuove le contatto sempre io e poi introduco i docenti specialisti della materia, che costruiscono un percorso con i referenti dell’azienda: i tutor.

I ragazzi frequentano un corso di formazione preliminare sulla sicurezza e tutti devono sottoporsi a una visita medica in base al livello di rischio che la ditta ci presenta. In questi anni abbiamo dovuto sopperire con la formazione online, ma adesso molti stage stanno riprendendo in presenza. Diversi nostri studenti trovano lavoro anche prima del diploma proprio attraverso queste esperienze».

Ada Moccia è la referente PCTO dell’istituto Molinari: «Prima del Covid collaboravamo con aziende fisse, con molte delle quali organizzavamo percorsi triennali. Ora le cose sono cambiate e siamo riusciti ad attivare pochi stage. Non è necessario utilizzare tutte le 150 ore nell’ambito di uno stage: si possono fare anche corsi online, sebbene il vero senso di questi progetti sia l’esperienza diretta. I ragazzi ne risentono: in passato li vedevamo tornare dai tirocini molto motivati e con le idee più chiare sul loro futuro».

Per quanto riguarda la sicurezza «dopo che la scuola stipula la convenzione con l’impresa e organizza per gli studenti un corso certificato da un ente esterno, è la ditta che si impegna a rispettare tutte le norme. Per noi è difficile visitare tutte le aziende, dato che il percorso è studiato su misura per ogni ragazzo. Le realtà sono troppe, o almeno lo erano prima della pandemia. A chi parla di sfruttamento rispondo che forse poteva accadere in passato, quando il monte ore arrivava a 400. Con due o tre settimane di tirocinio non vedo questo rischio».

Alternanza scuola-lavoro, Sertori (FLC Cgil Lombardia): CIGIL: «Serve più sicurezza»

tobia sertoriTobia Sertori (segretario generale FLC CGIL Lombardia), Lorenzo Parelli è da considerarsi un morto sul lavoro?

«Ciò che è accaduto è inaccettabile. Non so di chi siano le responsabilità, ma la carenza di sicurezza può essere pericolosa anche per i non addetti ai lavori che entrano nelle aziende».

Cosa pensa del PCTO?

«Servono innanzitutto corsi sulla sicurezza e la garanzia di chi controlla i ragazzi all’interno delle imprese, ovvero il tutor aziendale. Il numero di ore obbligatorio per tutti – che influisce sulla valutazione dell’esame di Maturità – comporta un grande rischio: che le scuole non riescano a gestire tutti gli studenti perché il tutor della scuola è uno solo e fatica a seguire cosa accade in ogni tirocinio».

Gli studenti affermano che si tratti di sfruttamento…

«A volte il rischio c’è proprio per questa mancanza di controllo. Le ditte, da parte loro, non sempre vogliono assumersi la responsabilità di occuparsi dei ragazzi. Prima dell’obbligatorietà questi percorsi venivano decisi in sinergia fra scuole e territori in base alle esigenze degli istituti e delle imprese. Se gli studenti frequentano stage non strettamente legati al loro percorso di studio non sempre è un male, perché così possono imparare aspetti diversi del mondo del lavoro, basta però che non vengano messi a fare solo caffè e fotocopie».

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