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30. 06. 2022 12:26

Milano, all’università Statale mancano spazi: «Siamo costretti a mangiare sulle scale»

Gli studenti ieri hanno ottenuto l'apertura prolungata delle biblioteche, ma i problemi di carenza di spazi sono ancora molti

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Dopo molte proteste e pressioni, ieri gli studenti dell’Università Statale degli Studi hanno ottenuto l’apertura prolungata delle biblioteche. Lo fanno sapere dal profilo Facebook Studenti Indipendenti Statale, attraverso il quale comunicano che è stato sviluppato anche un interessante piano di potenziamento.

Apertura prolungata delle biblioteche fino a mezzanotte

Entro fine novembre, con il ricorso a personale di vigilanza esterno, verrà esteso l’orario di apertura fino alle ore 24 di una sala nella sede di via Festa del Perdono e di una in quella di Città Studi. Inoltre, sarà possibile studiare il sabato mattina con una sala in Festa del Perdono e una in Città Studi. Infine, da gennaio 2022, tutte le biblioteche dell’Ateneo saranno in servizio fino alle ore 17/18 con personale bibliotecario e, alcune, proseguiranno l’apertura tarda con personale esterno.

Le altre problematiche: mancano gli spazi per studiare e pranzare

Attraverso un ampio report, il Corriere della Sera ha oggi evidenziato le problematiche sollevate dagli studenti, che spesso si concentrano sulla carenza di spazi. Dopo l’accordo raggiunto nella riunione di ieri sera con il Senato accademico in merito al prolungamento degli orari delle biblioteche, ad una settimana dall’occupazione terminata con l’intervento delle forze dell’ordine, questi sono i punti caldi evidenziati dagli studenti.

Sede di via Festa del Perdono

Luca Vezzoli, del gruppo Unisì, illustra la situazione: «Nel polo centrale ci sono pochi posti nelle aule studio e nelle biblioteche gli orari sono ancora ridotti. Le aule per i corsi umanistici poi sono sempre poche: prima della pandemia gli studenti seguivano le lezioni seduti per terra o nei corridoi, temiamo di tornare in quella situazione quando terminerà lo streaming».

I problemi negli spazi dedicati alla pausa pranzo sono sollevati da Guglielmo Mina, di Obiettivo Studenti: «Una decina di posti in un’unica area break. Pranziamo sulle scale, nei corridoi, in mensa non puoi portare un panino da fuori e i prezzi sono alti se non hai agevolazioni».

Carenza di spazio anche per fermarsi in università a studiare: «Sono stati chiusi per evitare assembramenti anche i chiostri – prosegue Vezzola – compreso quello del Settecento, utilizzato però per eventi come il Fuorisalone». Da via Conservatorio il medesimo appello all’aumento di aule studio. «Sono poche e le biblioteche non hanno abbastanza posti, bisogna andare nei bar ma devi spendere, o stare all’aperto ma adesso arriva l’inverno».

Sede di Città Studi

I rappresentanti degli studenti, pur sollevando il problema della scarsità di aule studio anche in questa sede, ammettono che i corsi delle facoltà scientifiche sono meno affollati. «Però le aule andrebbero adeguate, alcune non hanno connessione e nemmeno le prese per caricare i dispositivi, in particolare ad Agraria ed ex Veterinaria».

In merito agli spazi per la pausa pranzo le problematiche si ripetono, anche perché segnalano che la mensa di via Valvassori Peroni è stata chiusa durante la pandemia: «I gestori hanno lasciato nel periodo della pandemia – prosegue Vezzola – In ogni caso non è consentito portare pasti da casa. Non è inusuale vedere ragazzi che mangiano fuori al freddo».

Sede di Sesto San Giovanni

Al polo di Mediazione Linguistica, ubicato in piazza Indro Montanelli a Sesto San Giovanni, gli studenti spiegano che dopo il ricorso vinto dall’Udu nel 2019 contro il numero chiuso, arrivano ogni anno duemila matricole. «Situazione insostenibile anche in didattica a distanza, con le aule zoom da 500 persone piene. Fino a un trasferimento, la soluzione sul breve periodo è continuare con la didattica mista».

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