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21. 06. 2024 12:03

«Trent’anni di rivoluzione», Gilda Bojardi racconta il mito del Fuorisalone

Il FuoriSalone introdotto dalla sua pigmalione: racconta un mito, quello che ha reso la settimana del Salone la Design Week che tutti ci invidiano

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Ha scelto l’Università Statale «perché mi ha affascinato da studentessa appena trasferita a Milano: per me non c’è scenario più bello di questi chiostri seicenteschi per presentare il design contemporaneo». Gilda Bojardi, la mitica direttrice della rivista Interni, spiega così a Mi-Tomorrow la sua predilezione per il grande palazzo di via Festa del Perdono.

Gilda Bojardi racconta il mito del Fuorisalone

È qui, ma non solo, che l’evento clou del FuoriSalone, l’appuntamento ideato da Bojardi nel 1990, prende vita anche questa volta. In collaborazione con il Comune di Milano, Interni Design Re-Generation è una delle principali iniziative della Milano Design Week e del FuoriSalone 2022.

Di che cosa si tratta?
«Design Re-Generation vuole stimolare nuove proposte progettuali, materiche e funzionali, in cui la sostenibilità è il valore per una nuova qualità della vita. Nasce con l’intento di attivare e moltiplicare connessioni e relazioni: un sistema virtuoso tra i protagonisti della creatività, imprese, reti distributive che hanno l’imprescindibile necessità di connettere persone e idee provenienti da luoghi e culture diversi. In collaborazione con aziende, multinazionali, start-up e istituzioni, sono oltre 50 i progettisti che hanno realizzato più di 40 proposte creative (installazioni, mostre, design islands, micro-architetture e macro-oggetti, tutti site-specific) per interpretare i temi di questa edizione della mostra che sono: la nuova estetica della sostenibilità, la natura in città, l’intelligenza artificiale per un design innovativo e un futuro nuovo attraverso un design consapevole».

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Tutto riparte dopo una lunga pausa: è per questo che c’è bisogno di rigenerarsi?
«Intendiamo la “rigenerazione” come riqualificazione, recupero, rinascita. Ma anche come formazione di una nuova coscienza progettuale che fa del design uno strumento per favorire la fusione armoniosa tra spazio e natura».

gilda bojardi

Qual è l’obiettivo?
«Stimolare una riflessione corale sul design inteso come attitudine a migliorare il nostro presente e futuro. Tutto questo attraverso proposte creative, visionarie ma concrete, che prefigurano un avvenire in cui chi progetta, fa impresa, inventa, sperimenta è animato dall’ascolto profondo e responsabile delle cose del mondo, da una maggiore sensibilità, attenzione e ‘cura’ delle realtà e delle risorse naturali, per il bene comune e a vantaggio del benessere della persona».

Oltre alla Statale, dove si svilupperà principalmente il FuoriSalone 2022?
«All’Orto Botanico e all’Audi House of Progress nel palazzo di piazza Cordusio che sta riprogrammandosi con nuove destinazioni d’uso ed è in fase di riconversione. Oltre alla mostra di Cappellini IBM Studios in piazza Gae Aulenti. C’è tanta carne al fuoco».

Il FuoriSalone anima la città: in Fiera ci sono gli espositori delle aziende ma in tutta la città è un fermento di appuntamenti ai quali poter prendere parte.
«È quello che ha fatto diventare Milano la vera capitale internazionale del design: tutti gli operatori, dai giornalisti ai leader ai produttori, vengono qui per incontrarsi e confrontarsi. Non ci sono solo mostre e allestimenti, ma anche incontri, dibattiti e l’inevitabile aspetto ludico. Abbiamo tre concetti: il FuoriSalone è innovazione, perché scopri le nuove tendenze; è coinvolgimento, perché che tutti vogliono partecipare; è stili di vita, perché ti aiuta a capire quello che vorresti».

A proposito di stili di vita: com’è cambiato l’approccio alla casa dopo la pandemia?
«Tutti abbiamo riscoperto la casa, non più solo come luogo di transito o di sosta. Abbiamo cominciato a sfruttarne gli spazi non solo come abitazione, ma anche come luoghi di lavoro. Di conseguenza gli arredi e il modo di vivere la casa sono cambiati. C’è una nuova coscienza sia da parte di chi progetta, ma anche di chi consuma il prodotto: è ciò che noi definiamo una riflessione corale e anche interdisciplinare dove si parla di progetto, di prodotto, di consumo».

Grazie al FuoriSalone, chiunque può entrare a contatto con questa climax.
«Le proposte di avanguardia e di innovazione diventano un bene comune a vantaggio di tutte le persone. Si è sviluppata una maggiore sensibilità, attenzione e cura delle cose anche perché la tutela dell’ambiente del nostro pianeta sta diventando coscienza acquisita. E il design, con le sue proposte, è una delle componenti per cui si arriva a questa nuova sensibilità sulla sostenibilità».

Una parola che rischia di diventare un po’ generica…
«Già. Finche non viene applicata alle fasi progettuali, dai materiali al riciclo, fino al riuso. In questo sono protagonisti i progettisti, le imprese, le reti distributive e le persone che arrivano da luoghi e culture differenti, un mix arricchisce il prodotto. La caratteristica del nostro design è proprio quella di essere un international design: i progettisti e architetti arrivano a Milano e lavorano con le nostre imprese».

L’idea del FuoriSalone ha contaminato tanti settori. Come le si è accesa questa lampadina?
“La mia idea è stata quella di mettere in rete una serie di luoghi dove avvenissero “cose”. Abbiamo provocato. Ci ha detto bene. E dopo trent’anni siamo ancora qui in tutto il nostro splendore».

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