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21. 02. 2024 02:39

Al Mudec l’arte di Diego Cusano: «La mia fantasia con messaggi semplici»

L’altra faccia (e vita) degli oggetti secondo l’artista campano

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Diego Cusano si definisce un ricercatore di fantasia. La magia, il punto di partenza del suo processo creativo, è intercettare l’altra faccia degli oggetti e delle cose che ci circondano per decontestualizzarli dal loro uso comune e inserirli in tavole grafiche, dagli scenari imprevedibili. «Una mano aperta è anche un albero», dice. E così anche mezzo guscio di un’arachide può diventare una testa che incontra l’altra in un abbraccio e un uovo al tegamino il sole al tramonto. Il clic, l’idea, scatta praticamente ogni giorno e un po’ ovunque, quando Diego apre il frigorifero o fa una passeggiata per strada con il suo amato cane Blu. Niente è solo ciò che sembra.

Nell’oggetto lui vede altro e trasporta l’intuizione su un foglio, assemblando immagine still life e disegno. Poi fotografa l’insieme, et voilà, l’opera è fatta. Cusano si muove così, con successo da oltre 10 anni. Dopo la laurea in Arti Visive e Grafica un giorno ha lanciato la prima composizione sui social e non si è più fermato. Da allora sono arrivate le collaborazioni con importanti nomi della moda e del food, migliaia di follower e ora, per tutta la Design Week, la sua prima personale in Italia.

Organizzata da Capital Innova e allestita negli spazi del Bistrot del Mudec, s’intitola “Effetto Wow” e presenta fino a domenica 12 giugno 26 lavori iconici del ricercatore di fantasia, compresi quelli nati dalle collaborazioni con alcuni brand che patrocinano l’allestimento artistico. Da non perdere: il live sketching previsto per oggi: Diego Cusano sarà presente per creare un’opera dal vivo.

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diego cusano

Diego Cusano in mostra al Mudec: «Password: andare oltre»

Trentasei anni, campano, Diego Cusano ha conquistato i social ed è apprezzatissimo in tutta Europa. Il segreto del suo successo? Messaggi semplici, comprensibili a tutti e un esercizio di stile che fa ogni giorno guardando una nuvola, nel piatto e nella strada vicino casa. Perché ovunque c’è sempre qualcosa di nuovo. Da cui trarre ispirazione.

Cosa significa esattamente per te essere un ricercatore di fantasia?

«Sintetizza ciò che faccio ormai da dieci anni. Ogni giorno ricerco nel mio quotidiano una fantasia da illustrare e la interpreto con diverse azioni che comprendono il disegno, la fotografia, l’illustrazione. È una definizione nuova che compendia i vari passaggi di cui si compone l’opera finita».

Come è scoccata la scintilla che ha fatto nascere la tua prima opera?

«Mi ero appena laureato in Arti Visive e Grafica a Perugia e cercavo un modo per raggiungere un pubblico eterogeneo. Ho sempre pensato, infatti, che l’arte debba arrivare a tutti e non soltanto agli intenditori. Un giorno ero al telefono con un’amica e l’elastico giallo che tenevo tra le dita è caduto su un foglio formando il segno dell’infinito. Subito dopo ho disegnato all’interno di quella sagoma due occhi e, sotto, un sorriso. È nato così uno smile con gli occhiali. Erano le 16 e 42 minuti del 13 luglio del 2013. Una data importante che ho annotato subito sullo stesso foglio intuendo che dovevo utilizzare questa tecnica e unirla con il cibo. È stato un lucky strike. Da quel momento ho iniziato a sperimentare in tale direzione interpretando gli oggetti con la mia fantasia».

Su quali temi/messaggi ti concentri prevalentemente?

«Spazio tra i temi. Ho cercato da subito di non arrivare alle persone trattando le questioni politiche, da cui siamo invasi, bensì facendo vedere il fanciullino che è in me, la mia sensibilità. Tutto si sta un po’ internazionalizzando. Io cerco di mantenere la mia italianità e mostrare la fantasia con messaggi semplici. Ogni tanto però mi piace anche commentare a mio modo quello che accade. Come per esempio è successo subito dopo l’attentato di Londra. Appresa la notizia, ho disegnato una grossa lacrima sul Big Ben. Ho pubblicato l’opera perché mi sentivo di farlo ed è diventata virale in poche ore. Per la guerra in Ucraina ho composto il disegno di un aereo e ho sostituito i missili con dei rossetti, un modo più lieve di alludere al rosso del sangue».

diego cusano

Il successo per te è esploso via Instagram. Oggi che sfiori i 300 mila followers e sei seguitissimo anche su Facebook e Stellar quale ruolo affidi ai social?

«Venivo dal mondo classico delle gallerie, ma mi sembrava che si fermasse tutto lì e quell’ambito mi stava un po’ stretto. Così ho pensato di far diventare il mio account una sorta di diario/galleria virtuale. Questo mi ha permesso di essere divulgativo e anche autonomo. Oggi continuo a stare su Instagram per proseguire un percorso ormai consolidato e per affetto verso le persone che mi seguono e si sono affezionate anche al mio quotidiano».

Chi sono i tuoi committenti?

«Lavoro su due binari: collaboro con aziende, al 70 percento di food, che mi assegnano un tema che interpreto con la mia arte, e poi continuo in autonomia a pubblicare su Instagram. Disegno da sempre, da quando avevo quattro anni e vivere soltanto della mia passione, in questo momento storico, lo considero decisamente un plus».

Effetto Wow di Diego Cusano

Bistrot del Mudec – Museo delle Culture di Milano

Via Tortona 56, Milano

Fino a domenica 12 giugno

capitalinnova.it

@diegocusano

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