casa della carita
casa della carita

Vuoti che si riempiono e freddo pungente che diventa tepore: no, la fisica non c’entra niente. Con le temperature che si abbassano, come normale in questo periodo, anzi, finanche un po’ in ritardo rispetto al solito, crescono le criticità per chi vive all’addiaccio, tanti anche a Milano. A loro si rivolge la Casa della Carità, termometro di una città che prova a non lasciare indietro nessuno e “termosifone” capace di irradiare calore a chi ne ha bisogno.

 

Il servizio. Uomini, principalmente stranieri e in molti casi giovani, che vivono per strada, in insediamenti precari o in edifici dismessi, oppure in stanze o appartamenti spesso non dotati di acqua corrente: questo l’identikit delle persone che ogni martedì, giovedì e venerdì si presentano alla Casa della Carità in via Brambilla per fare una doccia calda e avere un cambio d’abiti pulito, ma anche per trovare un momento di conforto, un luogo dove essere ascoltati e seguiti dai volontari e dagli operatori della Fondazione.

Il quadro. Da due anni i numeri sono in aumento (+17% nel 2018), con 1.369 persone che hanno fatto almeno una doccia qui nel corso dell’anno e un indicativo +60% di docce erogate, passate dalle 5.460 del 2017 alle quasi novemila dell’anno scorso. Il 2019 potrebbe ulteriormente ritoccare i dati all’insù, considerando che le docce erogate fino a fine ottobre sono già state più di ottomila.

Cresce, insomma, il disagio e aumenta la fragilità, come certificato anche dal report annuale della Caritas Ambrosiana: se il numero di persone che si sono rivolte ai centri d’ascolto Caritas (circa 13 mila nel 2018) è equivalente a quello registrato in media nel periodo pre crisi, il decennio trascorso ha lasciato una pesantissima eredità; sul totale delle persone seguite, infatti, 1 su 10, a prescindere dalla nazionalità, soffre di problemi piscologici o psichiatrici prodotti proprio dal perdurare delle difficoltà economiche. Oltre la metà delle persone seguite si era già presentata negli anni precedenti, mentre nel 2008 i “cronici” rappresentavano un terzo.

Come si risponde? «Con più creatività, maggiore ascolto e nuove competenze: un nuovo approccio che esca dagli schemi assistenzialistici e si sforzi di essere generativo» evidenzia il direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti.

Appello. Tutto può partire anche da una doccia calda e da abiti puliti: una mano tesa a chi è in difficoltà. Ecco perché la Casa della Carità rilancia e rinnova il suo appello ai milanesi, organizzando domani, dalle 9.00 alle 18.00, una raccolta straordinaria di abiti nella sua sede.

«Abbiamo bisogno, soprattutto, di indumenti invernali da uomo – sottolinea Ciro Di Guida, responsabile del servizio docce e guardaroba –: pantaloni, maglioni, felpe, scarpe e giacconi, ma anche coperte e sacchi a pelo». Eventuali donazioni di abiti possono essere consegnate anche ogni lunedì dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00. Vuoti che si riempiono e freddo che diventa tepore: le fibre di una vera comunità si vedono qui.

Don Virginio Colmegna
Don Virginio Colmegna

«Accoglienza e relazione»
Don Colmegna: «No assistenzialismo»

«Le docce sono uno dei servizi di prima accoglienza che la Casa della Carità garantisce a tutti ed è molto importante, perché ci consente di aiutare anche le persone che non riusciamo ad accogliere, ma, soprattutto, ci permette di instaurare con loro una relazione». Così a Mi-Tomorrow don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità (casadellacarita.org).

È, insomma, il primo passo?
«Sì. L’aiuto concreto, che abbia la forma di una doccia, un cambio d’abiti o una tazza di tè caldo, è fondamentale e i nostri volontari non lo fanno mai mancare, ma agli ospiti delle docce proponiamo anche altro».

Cosa?
«Un accompagnamento medico e giuridico, se necessario, e una serie di attività, dai percorsi di arteterapia al cineforum, che aiutano a rendere visibili i vissuti di queste persone “invisibili”, contribuendo a far emergere quei loro bisogni e necessità che magari essi non riescono a esprimere in altro modo. Ormai ciò fa parte dell’ossatura del nostro intervento: non è assistenzialismo, ma un’occasione di dimostrare attenzione, vivacità e partecipazione. Si parte dall’aiuto per arrivare a una relazione: un maglione o un sacco a pelo diventano segnali di una città solidale; non elemosina, ma un gesto di vicinanza, attenzione, un piccolo pezzo di responsabilità».

A questo proposito, Milano è ancora una città col coer in man?
«Su iniziative come la raccolta della Casa della Carità di domani sì ed è il motivo per cui andiamo avanti: la sfida è quella, però, di non fermarsi all’assistenzialismo, ma di fare un passo in più, dicendo e dimostrando che il problema crescente della povertà e dell’emarginazione riguarda da vicino tutti noi. La cultura della solidarietà non è soltanto l’aiuto generico, ma la partecipazione e una sensibilità diversa, che vuol dire anche ricreare più sicurezza e maggiore coesione sociale».

C’è da fare in questo senso?
«Il semplice aiuto, pur nella sua bontà, forse, non basta più: serve rendersi conto che il problema è un po’ di tutti noi ed è estremamente importante come intervenire. Le giornate delle docce diventano un tentativo di aprirsi a queste persone: non con un ascolto generico, ma con il grande desiderio di entrare in contatto con nomi, volti, storie e vite diverse. Ognuno è portatore di una propria singolarità che crediamo non permetta generalizzazioni né banalizzazioni e in questi incontri si manifesta l’esigenza di promuovere la dignità delle persone, di chiedere giustizia». AR

Mario Furlan
Mario Furlan

«Resta sempre la Milan col coeur in man»
Furlan (City Angels): «Attivi tutte le sere con la nostra unità mobile»

Giovanni Seu

C’è chi studia i piani per disagiati e chi li sperimenta sul campo. Mario Furlan, storico presidente dei City Angels, appartiene alla seconda categoria, ma conosce bene anche quali sono gli strumenti più adatti per affrontare la stagione fredda ormai alle porte. A Mi-Tomorrow racconta quale sarà l’impegno per i disagiati.

Sono maturi i tempi per allestire un piano contro il freddo?
«Sì, le temperature miti sono finite con ottobre, adesso si sono abbassate soprattutto di notte».

Lo scorso anno il Comune predispose 2.700 posti letto per i senzatetto: sono sufficienti?
«Più o meno lo sono, il problema sono i 200-300 che vogliono restare in strada».

Questi ultimi rappresentano da sempre un problema difficile da risolvere.
«Ho proposto per i casi estremi, ovvero in presenza di senzatetto tossicodipendenti o malati, il trattamento sanitario obbligatorio: se una persona è cosciente può decidere di rimanere per strada sfidando i rigori dell’inverno, in caso contrario credo che sia necessario forzare la mano».

Trova seguito questa sua posizione?
«No, normalmente non si interviene».

I centri sono in grado di accogliere tutti coloro che hanno necessità?
«All’incirca sì, tutti possono trovare riparo: Milano è la città che ha fatto di più sotto questo aspetto».

Cosa si offre nelle strutture di accoglienza?
«In quelle gestite da noi cerchiamo di fare sentire a casa le persone, poniamo molta cura in questo. Milano è superiore alle altre città anche sotto questo punto di vista, lo dico per esperienza in quanto i City Angels sono presenti in 21 città».

Lo è per l’efficienza ambrosiana?
«Lo spirito ambrosiano si vede, il Comune lavora bene, la città funziona bene».

Esiste ancora la “Milan col coeur in man”?
«Secondo me si, io vedo gente disponibile, generosa. Certo negli ultimi tempi i milanesi si sono un po’ imbruttiti, incattiviti ma quando facciamo i banchetti riusciamo sempre a ricevere qui più che altrove».

Forse a Milano ci sono più soldi.
«Certo, ma c’è anche molta generosità».

Quale sarà l’impegno dei City Angels per quest’inverno?
«Come accade da 25 anni noi saremo attivi tutte le sere con la nostra unità mobile e con le squadre che vanno a piedi».

Quante persone sono impegnate?
«A Milano abbiamo 100 volontari, in tutta Italia siamo in 600».

Ci sono novità nella vostra opera di assistenza?
«A partire da dicembre Atm ci metterà a disposizione un’auto per 18 mesi, avremo così la possibilità di andare in giro e fare salire la gente».

Freddo: Milano non è “scoperta”

Opera San Francesco
02.36.576.014
operasanfrancesco.it
Al Centro Raccolta OSF in via Vallazze si possono donare abiti, calzature, valigie, coperte, capi nuovi o in buono stato, oltre a medicinali integri e non scaduti. Orari: dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30.

Ronda Carità e Solidarietà
02.45.86.38.42
rondacaritamilano.com
La raccolta coperte si svolge durante gli orari di apertura del centro diurno Punto Ronda in via Picozzi, previo contatto telefonico, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 17.00. Si può aderire anche all’iniziativa Regala calore (regalacalore.org): con 10 euro si dona un pasto completo a un senzatetto; con 15 una coperta; con 20 un sacco a pelo.

Opera Cardinal Ferrari
02.84.67.411
operacardinalferrari.it
Le donazioni in natura spaziano dagli alimentari da consumare nella mensa ai detergenti per l’igiene personale, dalla biancheria intima (nuova) da distribuire a chi fa la doccia agli indumenti puliti e in buono stato per il servizio guardaroba. Le donazioni in merce si possono consegnare prendendo telefonicamente accordi circa giorno e orario.

Sos Milano
02.67.07.17.80
sosmilano.it
Alle numerose attività assistenziali, dal 2013 si è aggiunto il Gruppo Emergenza Freddo poi diventato Gruppo per i Senza Tetto. C’è necessità di materiale e fondi, specie nel periodo invernale: giacche a vento, coperte e sacchi a pelo. Per quanto riguarda i generi alimentari, è necessario che siano essenzialmente a lunga conservazione e facilmente stoccabili.


www.mitomorrow.it