federica brignone
federica brignone

I successi dello sci alpino italiano, negli ultimi anni, sono spesso coincisi con un sorriso di donna: Milano c’è stata, c’è ancora, avendo dato i natali a Federica Brignone, che tra queste vie è nata e cresciuta per i primi sei anni di vita. Scelte di famiglia l’hanno portata in altura, dove ha costruito i primi passi di un futuro nella neve, sulle orme della madre “Ninna” Quario e del padre maestro di sci.

Non è dato sapersi se Federica avrà la possibilità di giocarsi un’Olimpiade in casa, perché il giudizio del Cio sulla destinazione dei Giochi 2026 arriverà solo a giugno e perché è impossibile programmare cosa accadrà da qui a sette anni. «In una carriera come la nostra è molto difficile organizzarsi perché c’è tanto fisico, tanti infortuni di mezzo. Figurarsi pensare a una competizione così lontana. Avessi vent’anni sarebbe diverso, una come me deve andare avanti stagione per stagione. Oggi l’obiettivo a cinque cerchi è Pechino 2022».

Intanto tra due anni ci saranno i Mondiali a Cortina, che sono un primo assaggio.
«Sicuramente ci sarà molta attesa. Gareggiare in casa non ha solo lati positivi, ci sono anche stress e tensione con cui combattere».

Ha seguito la rincorsa ai Giochi di Milano-Cortina?
«Ero impegnata nella stagione sportiva, ma ho sentito le voci che giravano. Mi fa effetto sapere che ci sia l’Italia come candidata. Un’Olimpiade in casa sarebbe un onore sia da atleta che non».

Qual è il lato migliore di poter vivere un Mondiale o un’Olimpiade in casa?
«Parto dalle cose più semplici: il cibo, il meteo. Gli ultimi Mondiali ad Are, in Svezia, sono stati un incubo. Non abbiamo finito una gara in maniera regolare. Non siamo mai partiti da dove si doveva inizialmente. E il mangiare abbiamo dovuto portarlo da casa. Tutto era organizzato benissimo, ma lo è anche quando gareggiamo a Cortina ed è molto raro che non si riesca a partire da dove si è stabilito. Questo per l’Italia è un vantaggio: abbiamo la fortuna di avere un clima più stabile».

Fa un po’ strano, però, pensare che una nazione come la Svezia non abbia mai organizzato i Giochi invernali. Forse fa anche un po’ paura.
«Anche l’Italia ha una tradizione importante, per lo sci alpino siamo più avanti noi. Vero è che loro per gli altri sport nordici hanno una tradizione più lunga, ma pagano dazio in alcuni altri e l’Italia ha tanto alle spalle a livello sportivo, non per forza tra gli invernali. Sappiamo organizzare Giochi, le strutture ci sono. È un aspetto da non sottovalutare».

E il movimento italiano sta crescendo.
«Gli atleti forti li abbiamo. Merito dei ragazzi e di imprese sportive che sono sempre più importanti. Vincendo abbiamo più modo di farci vedere, anche grazie a internet o ai social oggi è più facile. Questo ha aiutato tantissimo a far conoscere anche discipline come il biathlon nel quale abbiamo gente come Windish, Vittozzi e Wierer e che magari non era così conosciuto. Abbiamo sempre più atleti forti distribuiti in tante discipline. Anche noi dello sci alpino ne traiamo giovamento».

C’è qualcosa in cui ti senti particolarmente milanese?
«La mia famiglia si è spostata quando avevo 6 anni, anche per ragioni di lavoro. Non è stata una scelta per la mia carriera o quella di mio fratello. Io comunque sono una che ha vissuto anche in città. Mi piace la vita di Milano, il fatto che sia sempre viva. In montagna non hai tutto a portata di passi o di mezzo pubblico. Quello manca un po’ in altura, ma poi vieni ripagato da tanto altro. Il contatto con la natura è impagabile».

Una volta, per portare lo sci a Milano, si faceva il Parallelo di Natale alla Montagnetta. Sarebbe bello riproporlo?
«Bellissimo. Stanno introducendo tantissimi eventi in città. Il nostro sport deve essere un po’ uno show. Non avremmo gente sugli spalti, non andremmo in tv. Siamo anche uno spettacolo. Per me sarebbe un’ottima idea, alla Montagnetta c’è anche la pendenza che serve. Lo fanno a Oslo e a Stoccolma, si può fare anche a Milano».

I membri del Cio tornano in Italia
Sei giorni tra Cortina e Milano, ispettori nel capoluogo lombardo tra il 4 e il 6 aprile

La data cerchiata sul calendario è quella del 24 giugno, quando il Cio deciderà a Losanna chi tra Milano e Stoccolma dovrà organizzare i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali 2026. Ci sono delle tappe intermedie, la prima delle quali arriverà tra una settimana esatta. In Italia sbarcherà un gruppo di otto persone con alla testa Octavian Morariu, membro del Comitato Olimpico Internazionale che insieme ai suoi compagni di viaggio avrà modo di visionare lo stato di avanzamento dei lavori.

Il discorso riguarderà particolarmente la città di Milano, perché Cortina può già contare su una situazione differente, dovendo organizzare un Mondiale di sci alpino nel 2021 che poggerà su strutture eventualmente “recuperabili” anche per i Giochi. Questo senza contare che sui monti ampezzani si disputa ogni anno la Coppa del Mondo e ci sono impianti che ospitano milioni di persone.

Dal 1° al 3 aprile la comitiva viaggerà tra Cortina, Anterselva (dove c’è il centro del biathlon), Baselga di Piné (pattinaggio di velocità), Predazzo (trampolini), Tesero (sci nordico) e Livigno. Il 4, 5 e 6 sarà la volta della visita nel capoluogo lombardo, con una conferenza stampa conclusiva all’ultimo giorno. Ovvio che per Milano i membri Cio dovranno avere uno sguardo più in prospettiva, come già è avvenuto in occasione della prima visita lo scorso ottobre.

Un’idea basata sui progetti e sulla bontà delle future location. Compito della delegazione italiana sarà “vendere” al meglio quel che ancora non è realtà, ma dovrà diventare tale entro i prossimi sette anni.

Sei luoghi per la Milano a 5 cerchi

PalaItalia Santa Giulia
Hockey 1

Entrambi i progetti riguardanti i palazzetti dello sport a Milano città hanno in sé un forte richiamo alla riqualificazione del territorio. Rogoredo, oggi tristemente famosa per il “boschetto della droga”, diventerebbe grazie a fondi privati una delle due case dell’hockey. L’impianto prevede una capacità di 15mila spettatori, in una zona già servita dai mezzi pubblici con la linea metropolitana gialla e una stazione dei treni ad alta velocità a Rogoredo. Nel dossier presentato al Cio è già stabilito che diverrà un “luogo polifunzionale”.

Milano Hockey Arena
Hockey 2

Il PalaSharp, rispetto a Rogoredo, è già in sé una struttura presente. Lo è dal crollo del Palazzetto dello Sport a San Siro del 1985, ma dal 2010 è chiuso e aspetta nuova destinazione. Sarà completamente rinnovato, annuncia il dossier, grazie a un investimento privato per diventare un altro luogo polifunzionale che ospita 7mila persone. Di recente il Comune ha lavorato sulla messa in sicurezza, prima di avviare la gara pubblica. Come il PalaItalia, durante i Giochi diventerà un impianto destinato alle partite di hockey ghiaccio.

Mediolanum Forum
Pattinaggio di figura e short track

L’impianto sportivo per antonomasia a Milano e dintorni. La casa dell’Olimpia Milano, della musica dal vivo e guardando ai giochi invernali l’ultimo teatro dei Mondiali di pattinaggio di figura dello scorso anno in Italia. Al Forum di Assago ci sono già 12mila posti disponibili, ma il dossier annuncia un ulteriore aggiornamento per aumentarne la capacità complessiva. Oltre alle mirabilie dei pattinatori farà da location per lo short track, in cui l’Italia vanta o ha vantato campioni come Enrico Fabris e Arianna Fontana.

Stadio Giuseppe Meazza
Cerimonia d’apertura

Il primo atto dei Giochi 2026 sarà eventualmente nella Scala del calcio, dove Inter e Milan giocano abitualmente toccando fino a 75mila posti. Gli organizzatori annunciano, tramite il dossier, la cerimonia di apertura più partecipata nella storia dei Giochi invernali, insieme a Pechino 2022. In realtà il futuro di San Siro è in bilico: le due società e il Comune stanno pensando a un ammodernamento o addirittura ad abbatterlo per ricostruirlo ex novo. In ogni caso la capienza dovrebbe subire una riduzione.

Villaggio Olimpico
Porta Romana

Un altro progetto di riqualificazione, sempre grazie all’ingresso dei fondi privati. Tra i sette cantieri ferroviari abbandonati che il Comune vuole rivalutare entro il 2030 quello di Scalo Romana è stato scelto come parte integrante del dossier olimpico. Ospiterà, eventualmente, il villaggio su cui potranno poggiare gli atleti protagonisti della manifestazione. Non sarà il solo: l’organizzazione ha previsto altri due siti a Cortina e Livigno per chi sarà impegnato nelle gare non previste a Milano o in Valtellina.

Rho Fiera
Exhibition Centre

Il quartiere fieristico di Rho sarà il luogo in cui i media e le emittenti avranno a disposizione un centro multimediale all’avanguardia, il Milano Exhibition Centre. Sorgerà all’interno della vasta area che ha dato spazio all’esposizione universale solo quattro anni fa e che ora è in via di rivisitazione per ospitare il Milano Innovation District. La presenza della linea rossa della metropolitana e della rete autostradale garantirà spostamenti rapidi a chi avrà bisogno di recarsi nei luoghi delle gare.

«Giochi sostenibili», lo dice La Sapienza

Uno dei punti di forza che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha sempre posto per la candidatura verso i Giochi 2026 è la capacità economica del Nord Italia. In supporto alla tesi secondo cui l’evento è finanziariamente sostenibile è arrivato uno studio commissionato dalla Presidenza del Consiglio alla facoltà di economia dell’Università La Sapienza di Roma, secondo cui «le uscite dell’amministrazione centrale dello Stato per finanziare i giochi olimpici in questione, sarebbero compensate dagli introiti diretti e indiretti connessi alle attività sviluppate attorno ai giochi invernali nel periodo 2020/2028».

A riconoscerlo è stato proprio il governo, presentando lo studio a Palazzo Chigi. Ciò nonostante resta da capire quale sarà il supporto dell’esecutivo in caso di successo, visto che da qui a sette anni il colore politico ai vertici nazionali (e conseguentemente le scelte) potrebbe cambiare più volte.


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