Un mese dopo. Dopo 53 giorni in ostaggio della burocrazia. Un problema ricorrente per questa cattedrale, vero e proprio fiore all’occhiello della “nuova” milanesità in cui s’incontra la passione per la bellezza, senza tralasciare la tradizione e la cultura swing. Ora lo Spirit de Milan può lasciarsi definitivamente alle spalle questa sorta di quarantena prolungata, ridando smalto alla gloriosa struttura delle Cristallerie Fratelli Livellara.

 

Aree adibite al ballo, alla ristorazione ma anche ai concerti: tutto custodito in una atmosfera magica e vintage. Ma cos’era successo quel 19 settembre, quando un travagliato iter burocratico aveva costretto alla chiusura? Il rinnovo di una licenza temporanea aveva provocato non pochi grattacapi al pool gestore della struttura.

Chiusi i battenti, il locale ha intrapreso la mission di recupero verso la riapertura. Avvenuta ufficiosamente venerdì 8 novembre e definitivamente quattro giorni più tardi. «Abbiamo sentito la mancanza che la chiusura stava generando», esordisce a Mi-Tomorrow Luca Locatelli, più che un proprietario un vero e proprio vulcano di idee senza freni. E senza limiti.

Cinquantatré giorni. Trascorsi come?
«Con tantissimo affetto. Quest’esperienza difficile ci ha lasciato dosi massicce di vicinanza: un vero valore aggiunto».

Intanto è già trascorso un mese dalla ripartenza.
«E siamo ripartiti esattamente da dove eravamo rimasti, con la stessa impostazione. La programmazione non ha mai tenuto conto di una sosta, abbiamo ripreso tutti gli appuntamenti con il consueto entusiasmo. Abbiamo dovuto sospendere solo alcune serate, ma siamo ripartiti nell’immediato con tenore e qualità note al nostro pubblico».

Una rinascita inaspettata?
«Non abbiamo pensato per un attimo che potesse andare diversamente, ma abbiamo vissuto momenti di incertezza che ci hanno fatto crescere. Non ci aspettavamo una situazione così prolungata, avevamo capito che non sarebbe stato facile uscirne. Dalla gestione delle feste alla programmazione: abbiamo disdetto tanti eventi con giustificazioni che anche a noi sfuggivano. Non è stato semplice, ma neanche bello: ci siamo ritrovati in un’altra dimensione».

Cos’è cambiato dall’8 novembre?
«La vita si è spostata in avanti, lavoriamo molto di più nelle ore notturne. Siamo ripartiti per davvero, abbiamo accumulato energie per tornare al nostro ritmo».

Che ingrediente pensa che lo Spirit abbia in più rispetto agli altri?
«Penso alla dimensione domestica, tutti ci chiedevano di tornare per rivedere questa casa. Ci piace far sentire la gente a proprio agio, in un’atmosfera rilassata. Negli altri locali domina la musica ad alto volume, con acceleratori ad alta frequenza, mentre noi cerchiamo di mantenere un clima per nulla frenetico».

Come vivete la concorrenza milanese?
«Partiamo dal presupposto che non abbiamo avviato quest’attività pensando di aprire un locale: volevamo portare degli eventi in uno spazio. Non viviamo male i nostri competitor: prima eravamo noi a cercare Milano, ora è anche Milano a cercare noi».

Nonostante una posizione non proprio centralissima…
«Prima ci sentivamo fuori dalla mappa delle zone che contano, si parlava di Bovisa e non si sapeva se fossimo in Molise o chissà in quale area della città. Ora, invece, ci sentiamo sufficientemente vicini al cuore della Madonnina».

Luca Locatelli
Luca Locatelli

Che tipologia di Milano sentite di offrire al vostro pubblico?
«Il rapporto è senza dubbio più rivolto al passato, con l’intento di recuperare valori della città più tradizionali rispetto a quella attuale. Vogliamo andare a riprenderci delle peculiarità che c’erano e che speriamo di riattualizzare».

Ad esempio?
«Abbiamo da subito cominciato a lavorare a delle serate identitarie: questo posto nasce per dare spazio ai ballerini di swing, abbiamo trovato lo spazio giusto per questo. Lo swing è stato il primo progetto, accompagnato all’idea di riportare il concetto di trattoria milanese con la musica come ingrediente fondamentale».

Burocrazie varie alle spalle, almeno per ora, dove vi vedete fra un anno?
«Quest’esperienza è nata senza troppe aspettative, non abbiamo mai parlato di previsioni. Ci sono sogni che non si sono ancora realizzati, altri che sono partiti subito. Nel progetto iniziale c’è un livello di ambizione che non abbiamo ancora sviluppato fino in fondo. Speriamo di cogliere tutte le occasioni che si presenteranno. Siamo qui per questo».

Spirit de Milan
Via Bovisasca 57/59, Milano
Dal martedì alla domenica
dalle 19.30 alle 0.00 ca.
366.72.15.569
info@spiritdemilan.it

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E a Capodanno?

Cenone fino a notte inoltrata con la New Year’s Swing Night 2020

Milena Sicuro

Fervono i preparativi per la notte di Capodanno con la New Year’s Swing Night 2020, una grande festa che proporrà il meglio dell’intrattenimento in stile Spirit de Milan, con cenone, musica dal vivo e dj set in chiave swing: a partire dalle 20.00 – fino a notte inoltrata – si festeggerà l’attesa del nuovo anno con il tradizionale cenone a base di piatti tipici e tanta bella musica in grado di catapultare i partecipanti nelle tipiche atmosfere anni ’20 a ritmo di swing e blues. Appuntamento imperdibile per tutti gli amanti della tipica serata Bandiera Gialla. Per info: spiritdemilan.it/prenotazioni.

53 motivi per non chiuderlo più

di Yuri Benaglio

1.
Perché è tradizione. Tradizione è il passaggio di un patrimonio culturale, non scritto ma riconosciuto, attraverso il tempo e le generazioni.

2.
Perché è innovazione. Tutto ciò che passa dallo Spirit viene forgiato in relazione alla contemporaneità e ai suoi nuovi linguaggi.

3.
Perché fai un salto nel passato, riscoprendo tracce della vecchia Milano che i ragazzi di oggi non immaginavano e le vecchie non ricordavano.

4.
Perché fai un salto anche nel futuro della Bovisa tra il nuovo parco, l’espansione del Politecnico e la ricucitura tra gli ambiti ancora divisi dalla ferrovia.

5.
Perché è un luogo di incontro di diverse culture e tradizioni. C’è tanta Milano, ma non solo: del resto Milano è sempre stata un crocevia.

6.
Perché è uno spazio culturale: allo Spirit, senza mezzi termini, si fa cultura a 360 gradi. Musica, teatro, cabaret: sempre con un vinello in mano.

7.
Perché è affascinante scoprire come una fabbrica in disuso, le ex cristallerie Livellara, possa essere così viva e piena di energia.

8.
Perché non ti abbandona mai, neanche durante le feste. Del resto, si sa, gli amici non possono stare lontani troppo a lungo.

9.
Perché è grazie a Luca Locatelli, Ilaria, Sonia e a tutto il team che un progetto così peculiare può continuare a vivere.

10.
Per la Mariuccia che vi attende nella zona ristorante: vi accompagna in veste vintage al tavolo prenotato, ma è sempre una ragazzina.

11.
Per l’eleganza e anche la pazienza nell’insegnare del re del ballo Matteo De Stefano: si destreggia in ogni declinazione della musica d’antan.

12.
Perché puoi scatenarti e ballare, ballare fa sorridere! Buttarsi nella mischia è lecito: qui un applauso viene riservato proprio a tutti.

13.
Con la sua atmosfera anni ’30, è la vera cattedrale dello swing in ogni sua declinazione: boogie, charleston, lindy hop e tanto altro.

14.
Perché la selezione musicale è di Mauro Porro, direttore artistico del locale, con la Golden Swing Society che opera nel Milanese e nel Comasco.

15.
Perché c’è anche la serata Bandiera Gialla dove è protagonista, con un repertorio scatenato, la musica degli anni ’60, ‘70 e ‘80.

16.
Perché si ascolta il meglio del blues. Dalla locuzione to feel blue (essere malinconico), il genere nasce negli Stati Uniti del sud.

17.
Perché si ascolta il meglio del jazz, altro genere frutto di sincretismo tra Europa e Africa, nato a inizio Novecento negli Stati Uniti

18.
Per il tango. Danza di origine argentina, ma con probabili radici cubane, incanta con il suo andamento lento e le varianti come la milonga.

19.
Per ascoltare la musica milanese delle osterie di una volta, ovviamente sempre tutto rigorosamente dal vivo. Una Milano Music… Year.

20.
Per (ri)scoprire i grandi classici dei cantautori milanesi che troppo spesso ci dimentichiamo: Milano ha fatto la storia della musica italiana.

21.
Perché, non a caso, personaggi come Rafael Didoni, Folco Orselli, Germano Lanzoni, Walter Leonardi e Flavio Pirini vengono qui ogni settimana.

22.
Per vivere lontano dagli sche(r)mi per una sera. Per staccare dall’oppressiva mania, perché di questo si tratta, di controllare ogni minuto il cellulare.

23.
Per la comicità milanese, spesso sottovalutata, ma davvero divertente e sui generis. Tante le serate a tema dedicate qui allo Spirit.

24.
Per la grande pista da ballo. Ti piace ballare? Allora sei fatta per ballare: lo diceva Antonio Banderas in Ti va di ballare?, film del 2006.

25.
Perché d’estate è anche all’aperto. Non che ai milanesi dispiaccia stare fuori anche d’inverno, ma il vero plus arriva quando il tempo si fa clemente.

26.
Per imparare qualche passo di swing. Milano ha un interessante circuito swing. Qui è il posto perfetto per mettersi alla prova.

27.
Per diventare i più bravi ballerini di swing! Un passo dopo l’altro, una sfida dopo l’altra, può scappare anche qualche campionato regionale.

28.
Per provare le danze irlandesi. Sì, ci sono specifiche serate a tema: pronti a battere il ritmo con il piede e a scuotere testa, spalle e mani?

29.
Per poter indossare abiti da ballo o vintage senza sentirsi fuori luogo. Qui si sentirà sui generis chi si presenta in jeans e maglietta.

30.
Per assaporare l’aria della vecchia Milano. La vecchia Milano poco patinata, discreta e risoluta, che si confonde tra la nebbia ormai quasi sparita.

31.
Per incontrare anche i personaggi della vecchia Milano. Giusto per ricordare a tutti che Milano non è mai stata solo moda, finanza e design.

32.
Perché, grazie alle lunghe tavolate, puoi conoscere nuove persone. Diciamo che è molto difficile uscire senza aver parlato con nessuno.

33.
Un luogo dove le amicizie sbocciano in modo spontaneo. Lo Spirit è un incubatore di persone con interessi comuni.

34.
Per passare una serata diversa con i tuoi amici e con gli amici degli amici. In una Milano da bere fighetta, lo Spirit è senza dubbio un mondo a parte.

35.
Per divertirti anche con perfetti sconosciuti, qui per il tuo stesso motivo: divertirsi! E chissà che non scatti qualcosa di più di una semplice amicizia.

36.
Per la sua Fabbrica de la Sgagnosa: è il bistrot-ristorante, dove si servono cibo semplice e genuino e stuzzichini regionali.

37.
Per la buonissima polenta fritta. È tra i piatti più amati del panorama culinario dello Spirit. Per chi va la prima volta, è d’obbligo.

38.
Per fare un aperitivo in buona compagnia, tra salumi selezionati. Immediato pensare allo squisito tagliere Porca Vacca: un nome, una garanzia…

39.
…per non parlare degli ottimi formaggi! Anche in questo caso la varietà non manca. E bisogna pur tenersi in forma prima di ballare.

40.
Per bere un buon bicchiere di vino lombardo. Il vino era il trait d’union delle antiche bettole e balere milanesi, tra una partita a carte e una a morra.

41.
E vogliamo parlare della lista dei cocktail? In generale qualsiasi sia la vostra richiesta, lo staff cercherà di esaudirla.

42.
Dulcis in fundo: la birra Poretti, con cui prosegue l’ormai longeva partnership. Sacrilegio sarebbe uscire dallo Spirit dopo averne bevuta solo una.

43.
Per provare i piatti della tradizione lombarda con prodotti della regione a chilometro zero. Sì, c’è anche la cotoletta alla milanese e tutti i piatti della nonna.

44.
Perché offre gustosi piatti anche per vegani, vegetariani e intolleranti. Magari la nonna era meno attenta a questi aspetti, ma lo Spirit no.

45.
Meglio se ci andiamo in bici, così smaltiamo e non inquiniamo. Un po’ Greta Thunberg, un po’ modelli da passerella: cosa si vuole di più?

46.
Perché ci è andata tante volte Norma Miller: regina dello swing, immensa ballerina, icona e testimone di Harlem anni ’30.

47.
Sono passati di qui anche Stef Burns, Phil Palmer, Enrico Ruggeri, Roberto Vecchioni, Omar Pedrini, Fabio Treves e altri grandi talenti della musica.

48.
Allo Spirit de Milan ci andiamo senza formalismi. Nessuno standard, nessun dress code, nessuna para: in piena tradizione, anzi spirito, milanese.

49.
Solo con la voglia e il piacere di stare insieme. Ci si riprende un pezzo di città, ci si sente milanesi, ci si sente a casa da qualsiasi parte si venga.

50.
Condividere. Qui si fa comunità, si chiedono e ottengono cose semplici mettendo assieme intere generazioni con viva partecipazione.

51.
Divertirsi. Frutto della scelta di reinventarsi sempre, proponendo cose nuove e migliori senza perdere di vista quelle belle e già “affermate”.

52.
Un palco, una pista da ballo, un grande spazio per stare insieme sentendosi a casa. C’è spazio per tutti i tipi di arte e di espressione.

53.
La cultura dello stare insieme. Stare insieme richiede cultura al giorno d’oggi: a Milano più che altrove. Una scelta, una direzione che si può inseguire.


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