E i totem di Expo? Resta solo il degrado

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Installati in pompa magna alla vigilia dell’Esposizione Universale del 2015, i totem turistici per gli spostamenti pedonali dislocati in tutta la città versano in condizioni di degrado. Il primo fu installato nel marzo 2015 tra via Francesco Sforza e via Verziere.

Riscoprire o scoprire la città a piedi: questa la chiave del progetto Wayfinding che nel giro di poche settimane ha riempito la città di 150 eleganti totem, installati nelle zone a più elevato traffico pedonale (incroci, fermate di bus e/o metropolitana, aree pedonali) allo scopo di indicare le principali attrazioni a massimo cinque minuti a piedi della città dal punto di vista culturale, storico e architettonico (centri sportivi, ospedali, cinema, bike sharing, musei, uffici pubblici e tanto altro).

L’OBIETTIVO • Il compito di individuare i punti di interesse, oltre a realizzare la cartografia, ha visto protagonista il Touring Club Italiano con l’attiva collaborazione del Comune di Milano (il cui logo campeggia sui totem) e Amat (Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio). Vere e proprie guide, di facile e intuitiva fruibilità, che sono rimaste a disposizione di milanesi e turisti anche dopo il semestre di Expo. Furono presentati dall’allora assessore alla Mobilità (oggi all’Urbanistica) Pierfrancesco Maran a Palazzo Marino.

Queste le parole con cui Maran aveva accolto l’iniziativa: «Con questo progetto riempiamo un vuoto e aiutiamo a promuovere i flussi pedonali. Ci siamo ispirati al modello Legible London di Londra». Il progetto rientrava nel piano City Operations, varato dalla giunta in previsione di Expo, che aveva tra i temi prioritari proprio quello di favorire una migliore mobilità e accessibilità. E oggi?

I LUOGHI • Pochi si sono salvati. Alcuni sono piedi di adesivi, altri di manifesti, altri ancora giacciono completamente distrutti e vengono utilizzati come mini-discarica di rifiuti nello spazio tra il vetro e la struttura portante. E la questione riguarda tutta la città: piazza XXV Aprile, corso Como, viale Monza, piazzale Baiamonti, Città Studi, piazza della Repubblica, piazza del Duomo, via Dante, via Manzoni, viale Lazio, Navigli e la lista potrebbe continuare a lungo. Per un confronto con l’osannato modello londinese che ci lascia amaramente sconfitti.

RESPONSABILITÀ • La situazione testimonia uno scarso senso civico (da parte di una minoranza) e la totale assenza di programmazione e manutenzione da parte del Comune e degli altri enti coinvolti. Chiedendo ai cittadini, in molti criticano l’idea di base di realizzarli in vetro («Era ovvio che alcuni vandali li avrebbero rotti. Bastava farli in alluminio e almeno uno dei problemi sarebbe stato risolto» dice Fabio), altri evidenziano che i totem sono in buona compagnia: pali della luce, cabine elettriche, cabine telefoniche, semafori e colonnine taxi non se la passano meglio.

L’opinione condivisa, in sostanza, è che chiunque metta qualcosa sul suolo pubblico debba essere obbligato a una regolare manutenzione. Il Comune, tramite la pagina Facebook ufficiale, fa sapere che il fenomeno è ben noto e che i totem sono gestiti direttamente da società private. Ma non è con le risposte di circostanza che si risolvono i problemi. Una delle soluzioni da studiare potrebbe essere quella di rendere i totem per metà spazio pubblicitario (come fatto con buoni risultati per le pensiline dei tram/bus), così da coprire i costi. In caso contrario, se le cose a Milano sono destinate a durare poco, una volta esaurita la funzione vanno tolte. È l’altra faccia della mancata manutenzione: la mancata dismissione.

 

DOVE LI HANNO FATTI A PEZZI

Corso Como

Viale Monza

Via d’Ovidio

Piazza del Duomo

Via Manzoni

Via Dante

Viale Lazio

Piazzale Baiamonti

Piazza Duca d’Aosta

Via Casale

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