In prima linea da sempre per contrastare povertà e emarginazione sociale adesso la Caritas deve fare fronte anche al Covid-19. Il direttore Luciano Gualzetti spiega a Mi-Tomorrow come si sta affrontando l’emergenza in città.

 

Caritas, parla il direttore Luciano Gualzetti

Da quando avete dovuto modificare le modalità del vostro impegno?
«Dal 21 febbraio abbiamo scelto di lavorare in smart working dove possibile e tenere aperti i servizi adottando le dovute precauzioni».

Quali?
«Negli sportelli della Diocesi abbiamo gestito il flusso delle persone con appuntamenti telefonici, nei 380 punti di ascolto dove si incontrano in media 10 persone abbiamo deciso di chiudere le sale d’aspetto e di fissare gli appuntamenti per telefono».

Come fate per la distribuzione dei beni?
«Per i cibi e vestiti si devono prendere gli appuntamenti, per la spesa si consegna ad una famiglia per volta».

E le mense?
«Non è possibile consentire gli assembramenti, abbiamo risolto con i box lunch: a ogni persona si consegna il sacchetto con il pranzo. Per quanto riguarda il refettorio Ambrosiano, dove serviamo 90 pasti, ci sono solo due posti per ogni tavolo che è distante 2 metri l’uno dall’altro».

Altro ambito delicato: i centri di accoglienza.
«Quelli che potevano hanno esteso l’orario per tutto il giorno: all’ingresso si misura la febbre a coloro che entrano».

Sono sufficienti i volontari?
«Siamo in difficoltà perché la stragrande maggioranza è over 65, stiamo rispondendo alle esigenze con i più giovani».

Qual è il loro stato d’animo?
«C’è grande preoccupazione, purtroppo il virus è stato sottovalutato e i messaggi non sono stati sempre chiari: siamo di fronte a una emergenza molto seria che va affrontata seguendo tutte le prescrizioni».

Quali sono le vostre priorità?
«L’attenzione alle persone più deboli: in città ci sono tremila persone senza dimora. Ci sono gli anziani che soffrono di solitudine, non basta fare la spesa per loro, hanno bisogno di una telefonata di solidarietà. E poi segnalo la questione carceri».

E’ esplosa con il coronavirus?
«No, da tempo abbiamo avvertito che non si poteva esasperare un clima già compromesso: queste realtà dove la sofferenza è al limite possono esplodere alla prima occasione».

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Luciano Gualzetti, Caritas