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Milano
16. 05. 2021 07:45

Chiusura scuole, critiche per il servizio in presenza offerto dal Comune. La lettera di una mamma: «Stiamo tornando alle classi differenziali?»

Troppe incertezze e falle nel nuovo servizio per venire incontro ai genitori con i figli a casa da scuola. Dove finisce quel concetto d'inclusività fondamento dell'istituzione scolastica?

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La chiusura delle scuole di ogni ordine e grado sta comportando diverse difficoltà per le famiglie nella gestione dei propri figli.  Il Comune di Milano ha deciso di attivare un servizio in presenza per piccoli gruppi di bambini in alcune scuole dell’infanzia della città. Tuttavia ad oggi non sono ancora chiare le modalità ed il tipo di servizio che verrà offerto.

Riportiamo qui di seguito una lettera scritta da Federica Silva, mamma di Sveva, bimba di 6 anni affetta da disabilità in cui si evidenzia, anche come tra tante incertezze, la classe a cui sarà destinata la piccola sarà composta solo da bambini disabili, venendo meno quel concetto di inclusività fondamentale nell’ambiente scolastico.

La lettera rivolta all’assessore all’Educazione Galimberti

Ricevo nella serata di ieri, alle ore 22.23, la Vostra comunicazione con cui vengo avvisata della possibilità per la mia bimba, Sveva (6 anni, disabile certificata L. 104, comma 3, che sta frequentando il 4° anno di materna – c.d. di saldatura) di svolgere attività in presenza come previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020 e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020 “al fine di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica”.

Ricevo, alle ore 23.57, la successiva e-mail con cui mi viene comunicato che “il Comune di Milano attiva un servizio in presenza a piccoli gruppi e in alcune sedi di Scuole dell’Infanzia della città. Il servizio sarà disponibile a partire dal giorno 10 marzo 2021 e sarà attivo dalle ore 8,30 alle ore 14,30, comprensivo del pranzo. Per tutta la durata del servizio saranno presenti gli educatori di sostegno.” Dall’e-mail sono rinviata ad un sondaggio con cui il Comune mi chiede di rispondere, entro le 14, a due domande: indicare il C.F. di mia figlia e se desidero aderire a questa iniziativa. Ma a quale iniziativa?

Le informazioni sono troppo scarse, peraltro pur inserendo il CF di Sveva, la pagina non si ricarica e nell’apposito spazio non viene indicato a quale struttura mia figlia sarebbe destinata. Decido di chiamare l’ufficio dell’Area Servizi all’Infanzia, con scarsi risultati. Scrivo agli indirizzi e-mail che mi vengono indicati, con risultati nulli. Mi contatta la segreteria di Anfossi, che mi dice che le informazioni che ho io sono quelle che hanno anche loro.

Aderisco all’iniziativa (per non perdere l’opportunità) e da Anfossi mi richiamano: Sveva è assegnata alla materna di 22 marzo. Non si sa se sarà seguita dalla sua educatrice di sostegno (Alice … che tanto è la quinta che cambiamo in 4 anni). È altamente probabile che le classi o i gruppi siano composti SOLO da bimbi disabili. MA VERAMENTE?

A prescindere dal cambio scuola, dalla totale incertezza sulla persona dell’insegnante (vorrei capire come fa un’educatrice che non ha mai visto Sveva a gestirla con competenza e continuità rispetto al suo PEI), davvero io mercoledì porterò Sveva in una “scuola per disabili”? Ma Voi, in tutta onestà, credete davvero alla bontà di questa iniziativa? Davvero stiamo tornando alle classi differenziali?

Per favore, non ditemi che questa è l’unica cosa che si può, fare viste le norme in vigore e la situazione emergenziale. Al contrario, QUESTA COSA NON SI PUO’ FARE. È spaventosa, offensiva, contraria ad ogni più elementare idea di inclusività.

Non abbiamo nessuna fretta, non c’è bisogno che i bimbi vadano già mercoledì a scuola. C’è bisogno di fare le cose per bene, seriamente e con competenza. Per favore, attivatevi.

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