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02. 08. 2021 23:28

Milano, al Circolo Ex-Combattenti un nuovo modo di intendere la movida: «Rivoluzione e ribellione»

Al Casello di Porta Volta c’è una nuova movida, ma il Comune dice no

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In una posizione strategica tra Garibaldi, Isola e via Paolo Sarpi si fa strada una nuova tipologia di movida milanese, diversa dal solito, figlia di un ritorno graduale alla normalità post-pandemica. Il punto di ritrovo è il Circolo Ex-Combattenti e Reduci (via Alessandro Volta, 23), una volta casello di Porta Volta dove si pagava il dazio per entrare nella città storica dopo la Prima Guerra Mondiale.

Movida alternativa al Circolo Ex-Combattenti

A capo c’è Nunzio Taccardi, milanese dal ’69, braccio e mente del Circolo preso in gestione dal 2011. «Ho colto la sfida del Presidente dell’Associazione che voleva completamente rinnovare il Circolo avvicinandolo al mondo dei più giovani. Ho lavorato giorno e notte per rimetterlo a posto, date le condizioni pessime che ho ereditato, e renderlo praticabile per i soci. Poi è arrivata l’idea, condivisa dai consiglieri, di optare verso un cambio generazionale aprendo gli ingressi a tutti, e non solo a soci e famiglia: questo ha portato a nuove abitudini grazie anche alla strategia dell’apertura non stop del locale – dal mattino fino a sera – per far sì che i tanti giovani entrati per caso o perché portati dagli amici, potessero tornarci per frequentare il Circolo con più assiduità».

Generazioni a confronto

Dai 120 soci di inizio gestione oggi il Circolo ne conta più di 200 ed il merito va ai nuovi arrivi, giovani (tra i 25 e i 30 anni) sempre più presenti ed incuriositi dalla storia che questo luogo rappresenta. «Frequentando il posto si sono sempre più affezionati agli anziani presenti qui, chiedono del presidente onorario 93enne Armando, giocano a carte o a biliardo, a ping pong o a calcio balilla, scoprono il valore del dialetto. Vogliono partecipare alle iniziative culturali per riscoprire i sapori di una volta. Di fatto il nostro è un luogo senza tempo, molto vicino a come era in origine, non ho voluto stravolgere nulla di proposito per mantenere intatta la sua autenticità».

circolo ex-combattenti

Cosa si fa al Circolo Ex-combattenti?

Presso il Circolo, si organizzano feste, pranzi, cabaret, presentazione di libri e serate musicali di ogni genere, soprattutto di swing e blues, tanto di moda tra i giovani. Per l’estate si aspetta il via libera per gli eventi dal vivo, ma la speranza per Taccardi di poter organizzare qualcosa per luglio c’è.

«Se al mattino si può giocare a briscola con la “Banda Bassotti” – come sono solita chiamarla – di calabresi, siciliani e lombardi, di sera nel nostro giardino all’aperto (con trentacinque coperti garantiti) ci si può rilassare con i propri amici davanti ad un calice di vino o ad un piatto della tradizione milanese. È una movida diversa perché tranquilla, c’è voglia di normalità e serenità».

E il programma? «Non c’è – spiega Taccardi – perché il Circolo è diventato un centro di aggregazione anche semplicemente per chi passa di lì e decide di entrare per curiosità. Scoprire il nostro piccolo gioiello è una sorpresa, come è una sorpresa quello che puoi trovare ogni sera».

L’appello al Comune

Il futuro del Circolo, però, è incerto. Entro il 2023 sorgerà in Piazza Baiamonti la seconda piramide di Fondazione Feltrinelli che ospiterà il nuovo Museo della Resistenza, un progetto sottoscritto da un protocollo di intesa tra il Comune di Milano ed il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

«Nel piano è inglobato anche il nostro giardino – denuncia Taccardi – insieme alla soppressione del nostro glicine secolare. Il Comune non ci considera più come memoria storica della città. Siamo noi il vero museo della nostra memoria, inutile e superfluo sarebbe erigerne un altro». In due anni di dialogo aperto con l’assessore all’Urbanistica Maran si è mandata avanti la proposta del Circolo di recuperare lo stesso spazio del casello per farne, in comodato d’uso, un giardino pubblico realizzato in parte con tutti gli sponsor aderenti all’iniziativa e della comunità di quartiere non disposta a rinunciare al ritrovo associativo. «La nostra proposta, nonostante le ripetute promesse da parte delle istituzioni, non ha avuto alcun riscontro. Torneremo a Palazzo Marino con il sostegno di più di 50.000 soci nazionali, alpini, carabinieri e bersaglieri e tutte le associazioni che ci permetteranno di avere voce per la causa. Dalla nostra non abbiamo influencer o blogger famosi – come è successo per il rinvio dello sfratto di Sala Venezia – qui c’è gente normale che lavora per gente altrettanto normale».

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