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15. 05. 2021 14:15

Uno spazio da sfogliare e toccare: alla scoperta della Kasa dei Libri

La Kasa dei Libri di largo De Benedetti è un luogo tutto da scoprire. Andrea Kerbaker: «Non è un museo, ma un passatempo che condivido»

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Al civico 4 di largo De Benedetti, fermata Gioia della M2, tra BAM e Palazzo Lombardia, suonando al citofono “Kasa dei Libri” e salendo al quarto piano con un ascensore vintage, quando si pensa di varcare la soglia di un normale appartamento, si entra invece in un altro mondo: così deve essersi sentita Alice precipitando nel Paese delle Meraviglie.

La Kasa dei Libri non è una biblioteca né uno spazio espositivo, ma qualcosa di più: un posto dove si fa cultura in modo diverso con i libri, che si toccano e si sfogliano, si leggono, si ascoltano, si assaporano e i bambini ci giocano.

Il padrone di casa è Andrea Kerbaker, classe 1960, scrittore e docente di Istituzioni e Politiche Culturali all’Università Cattolica: ha affidato a questi spazi i circa 30.000 volumi della sua collezione, col desiderio di offrire alla città di Milano, gratuitamente, un luogo di incontro dove i libri possano essere vissuti.

Basta una mail o una telefonata, come si fa per un appuntamento con un amico e la visita guidata è servita. Lo spazio si trova all’interno di un condominio nel quartiere Isola ed è articolato su tre piani: al quarto e al quinto ospita la collezione, mentre il sesto è dedicato a mostre, incontri e laboratori per bambini. Tutto qui parla di libri, anche i curiosi oggetti che popolano la Kasa, come fermaporte, reggilibri, portachiavi, lampade, persino i pavimenti sono fatti di pagine stampate.

La Kasa è articolata in varie sezioni: libri antichi, volumi con dedica dell’autore, opere prime, prime edizioni in lingua originale, riviste letterarie e libri d’arte, tutti sfogliabili e a disposizione del pubblico. Il valore aggiunto di questa collezione, però, sta nel poter ricercare la storia del singolo libro attraverso il vissuto del volume stesso, fatto di note a matita, di dediche scritte di proprio pugno dall’autore, di un foglietto d’appunti dimenticato all’interno, che fanno sì che i libri diventino testimoni di storie collettive e personali.

Ci si può imbattere nella patente di Dino Buzzati, scordata tra le pagine finali di un suo libro regalato ad una collaboratrice, oppure in una dedica sul frontespizio de “Lo Specchio”: «A Lu, Quasimodo (che augura una tenace resistenza a tutte le “intossicazioni”).

Si può sfogliare la rara prima edizione de “Les misérables” di Victor Hugo edita a Bruxelles nel 1862 o un’aldina del ‘500, libro stampato da Aldo Manuzio, fra le edizioni di maggior pregio nella storia della stampa. O ancora addentrarsi in un intero scaffale dedicato ad Eugenio Montale, con le opere prime e le dediche, una vera e propria passione di Andrea Kerbaker.

Da che cosa ha preso inizio la sua collezione?
«Ho iniziato a 17 anni, non so bene perché ho cominciato a farlo né perché continuo, forse se me lo domandassi smetterei. È una passione e anche agli innamorati si sconsiglia di chiedersi perché si ama. Non ci vuole un’eccessiva razionalizzazione di una passione, ma condividerla è un vantaggio e il solo fatto di poterne parlare con lei è un piacere. Lasciamo stare la cultura, non lo faccio solo per quello, sarebbe noiosissimo».

Quando e perché ha deciso di aprire al pubblico?
«La Kasa dei Libri è aperta dal 2012 e più gente viene a visitarla, più il valore della collezione aumenta, perché i libri passano in più mani, anche in quelle di molti artisti».

La cosa che colpisce è l’assenza di un biglietto d’ingresso, perché?
«Perché no? Questo non è un museo, vocabolo che io considero una parolaccia, perché richiama alla mente tutto ciò che è polvere e noia. La musealizzazione è la morte della cultura, bisogna invece trovare un modo di renderla fruibile. Io non ho bisogno dei soldi di un biglietto, ho fatto altro nella mia vita e fortunatamente sono stato pagato per farlo. Questo è un passatempo che condivido, restituisco quel che mi ha dato la società».

Il valore della sua collezione è inestimabile, non teme che possa essere danneggiato o rubato?
«Hitchcock diceva che un indizio, per non essere visto, deve essere sotto gli occhi di tutti. Qui i libri sono a disposizione di tutti e non mi è mai accaduto un furto. È successo che qualcuno me ne abbia chiesto uno e che io glielo abbia dato, oppure che qualcuno ne abbia dati a me. Questa è una storia in più da raccontare. Sul fatto che possano rovinarsi, pazienza, li restaureremo, sono oggetti, hanno una vita: il libro è anche la macchia di caffè che mostra su una pagina».

Un libro che vorrebbe?
«Nell’intervista recentemente rilasciata a Fabio Fazio, Barack Obama ha raccontato che Gabriel García Márquez gli ha dato una copia originale di “Cent’anni di solitudine” e nella dedica ha cancellato la parola ‘solitudine’ sostituendola con ‘amicizia’. Pensavo di scrivergli chiedendogli di darmi questo libro, starebbe meglio alla Kasa dei Libri che a casa sua».

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