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05. 12. 2020 03:25

L’infettivologo dalla Cattolica: «L’ultimo Natale con la mascherina»

Cosa ci attende per il futuro? Le previsioni di Roberto Cauda, infettivologo della Cattolica

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Con i contagi che crescono e le nuove misure restrittive sono milioni gli italiani che si chiedono quando l’emergenza Covid potrà dirsi conclusa. Vista la difficile convivenza con il virus, evidenziata dall’escalation delle ultime settimane, tutte le speranze sono riposte nel vaccino. Oltre che nelle cure mirate. Ma l’iter per ottenere i farmaci si profila ancora lungo e complesso, come conferma l’infettivologo dell’università Cattolica Roberto Cauda.

Roberto Cauda cattolica milano
Roberto Cauda

Quando si parla di cure mirate, a cosa si allude esattamente?

«Parliamo essenzialmente dei cosiddetti anticorpi monoclonali, che vengono prodotti in vitro in laboratorio. Pensiamo che in un tempo relativamente breve si possa arrivare alla produzione industriale. Si tratta di una terapia, necessaria per le forme più gravi di Covid. Ed è fondamentale perché quando il vaccino arriverà, non arriverà immediatamente per tutti. Quindi occorrerà essere in grado di trattare in modo mirato le persone malate».

Passando invece al vaccino, a che punto siamo?

«Attualmente in tutto il mondo ci sono circa 150 gruppi alle prese con studi e sperimentazioni. Non tutti sono però allo stesso livello, alcuni sono decisamente più avanti di altri. Ci sono gruppi cinesi, americani, russi ed europei. Su questi ultimi, in particolare, riponiamo molte speranze».

Quando arriveranno le prime dosi?

«Al momento è estremamente difficile fare una previsione attendibile. Affinché un vaccino possa essere commercializzato occorre superare alcuni tempi precisi. Al momento sono almeno 11 quelli relativamente ai quali sono state fatte pubblicazioni e che hanno raggiunto la fase tre della sperimentazione. Si tratta di una fase avanzata che permette di valutare se il farmaco sia sicuro e se sia efficace nella produzione di anticorpi duraturi».

Da più parti si dice che il vaccino potrebbe arrivare addirittura a gennaio. E’ proprio così?

«Chi lo promette forse è in possesso di informazioni che noi al momento non abbiamo. La ricerca sta andando molto velocemente, ma è difficile dire con certezza quando il farmaco sarà disponibile e se lo sarà già all’inizio del nuovo anno perché occorre rispettare tempi precisi, che non sono comprimibili. Bisognerà anche capire quando gli enti regolatori nell’Unione europea e negli Stati Uniti daranno il via libera. Di sicuro il vaccino arriverà nel 2021, ma non sappiamo in che parte dell’anno».

Chi saranno i pazienti privilegiati nelle prime fasi?

«Saranno di sicuro le persone più deboli e più a rischio. Poi via via il vaccino sarà diffuso a tutta la popolazione. Al momento possiamo dire che il vaccino di Oxford è quello che sta mostrando maggiore efficacia e sicurezza anche rispetto ai cittadini anziani. E questo è molto importante perché proprio queste persone saranno le prime a beneficiarne, insieme con quelle che svolgono attività essenziali come personale sanitario e delle forze dell’ordine».

Quando potremo tornare a una vita normale?

«Ci torneremo gradualmente, man mano che il vaccino sarà somministrato alla popolazione. O quando sarà disponibile una terapia adeguata. Possiamo pensare a una quotidianità libera dalle mascherine quando almeno il 70% della cittadinanza sarà vaccinata».

L’immunità di gregge può essere una soluzione?

«Assolutamente no, come dimostra il passo indietro compiuto dal governo britannico. E questo perché costerebbe troppo in termini di vite umane».

Quindi questo sarà un Natale con la mascherina?

«Assolutamente sì. Il Natale 2021 potrà finalmente vederci liberi dai sistemi di protezione».

 

 

 

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