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19. 08. 2022 12:47

Riapertura dei Navigli? Ecco 40 nuovi progetti

Dal referendum 2011 nessun passo concreto per un’iniziativa annunciata e mai decollata

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L’arrivo della pandemia ha soffocato un dibattito sulla riapertura dei Navigli che nel periodo 2011-2019 aveva conosciuto grande intensità. A dare la stura è stato il referendum del 2011, poi una serie di iniziative amministrative che sembravano volere riportare Milano ai tempi in cui somigliava a Venezia e costituiva uno dei più importanti porti d’Italia.

Erano circolati anche i soliti rendering che disegnavano poetici corsi d’acqua tra le vie del centro che si sono scontrati con le prime difficoltà – i cantieri, la nuova viabilità, le risorse da reperire – che hanno messo in dubbio la bontà del progetto. Niente di proibitivo, quasi un fatto normale per un progetto di grande impatto sulla città che avrebbe cambiato abitudini, forse la struttura stessa di Milano. Poi, come detto, il covid che ha cancellato la riapertura dei Navigli dall’agenda di Sala.

Riapertura dei Navigli, i promotori

L’indomita Associazione Riaprire i Navigli non ha smesso di combattere. Resta sul tavolo l’ipotesi di riapertura integrale, quasi 8 chilometri che uniscono Cassina de’ Pomm, in via Gioia, con la Darsena passando per il centro. Ci sarebbe anche il piano B, ovvero la riapertura di soli 5 tratti che non suscita grandi entusiasmi. Nel concorso di idee bandito dall’associazione potrebbero arrivare nuovi contributi ma è difficile che facciano breccia nell’amministrazione che sembra oramai presa da altri piani urbanistici.

Riapertura dei Navigli – Biscardini, Associazione Riaprire i Navigli: «Sala ha abbandonato, ma noi andiamo avanti»

Architetto, ex esponente del Partito Socialista e consigliere comunale eletto con il Pd nel 2011, Roberto Biscardini conduce una infaticabile battaglia per la riapertura dei Navigli come presidente dell’Associazione Riaprire i Navigli: per Mi-Tomorrow fa il punto della situazione.

Partiamo dal 2011 quando viene approvato il referendum che chiede di riaprire i Navigli, promosso da un comitato di cui faceva parte.

«Lavoravo a questa ipotesi già dal 2007 in un corso di urbanistica che tenevo al Politecnico. Nel 2011 ci fu un enorme consenso, il 94 % dei milanesi si disse favorevole».

In che condizioni si trovavano allora i Navigli?

«Non erano molto diversi da oggi con la differenza che la Darsena era chiusa: durante la giunta Albertini si era ventilata l’ipotesi di un parcheggio interrato che poi fu bloccato dalla Moratti con la conseguenza che la vegetazione si stava sviluppando incontrastata».

riapertura dei navigli

Poi arrivò Pisapia.

«E’ stato positiva la sua elezione per i Navigli che, nel 2012 vengono inseriti nel PGT come opera strategica. Inoltre viene affidato al Politecnico uno studio di fattibilità della riapertura».

Quello firmato dall’architetto Boati.

«Fu coordinato da lui ma il gruppo di lavoro comprendeva 50 persone tra cui il sottoscritto».

Arriviamo al 2016 con Sala sindaco.

«In campagna elettorale scrisse un libro in cui diceva che la riapertura dei Navigli sarebbe stata la sua opera più importante».

Fu conseguente?

«Diciamo che partì male: forse perché mal consigliato esordì dicendo che aveva solo 150 milioni a disposizione mentre il progetto di Boati ne prevedeva 340».

Progetto abortito?

«No, si optò per la riapertura di sole cinque tratte, noi ci opponemmo chiedendo quella integrale».

Nel 2019 si svolge il dibattito pubblico: quali furono gli esiti?

«Emersero diverse problematiche, Sala andò dal commissario europeo ai trasporti per chiedere risorse e gli venne risposto che sarebbero arrivate solo in caso di riapertura integrale».

Come reagì il sindaco?

«Commissionò un altro progetto di fattibilità a MM, il cui contenuto non conosco».

Forse a bloccare tutto è stata la pandemia.

«Non sono sicuro, tanti altri progetti sono andati avanti anche durante il lockdown».

Il dibattito ormai sembra estinto.

«Nell’ultima campagna per le Comunali è stato del tutto assente».

Ritiene ancora importante questo progetto?

«Assolutamente si, vede noi dobbiamo ragionare sui Navigli in un’ottica più ampia: in Lombardia sono una realtà di 140 chilometri che si trova bloccata a Milano, tra il lago di Como e il Ticino: c’è come un tappo che è bene fare saltare».

Magari i milanesi non hanno a cuore gli equilibri lombardi.

«Non credo e comunque si tratta di un progetto che cambierebbe Milano, abbiamo la possibilità di costruire una nuova città: si parla di città senz’auto nel 2050, con quest’opera daremmo un gran contributo».

Continuerete la vostra battaglia?

«Non ci siamo mai fermati, abbiamo bandito un concorso d’idee per un progetto di riapertura dei Navigli, una giuria internazionale il prossimo 7 luglio ha il compito di selezionare i 40 migliori che verranno inviati all’amministrazione comunale».

A settembre si svolgerà il dibattito pubblico sul nuovo stadio, alla luce della vostra esperienza cosa consiglia?

«Noi discutevamo su progetti precisi, per San Siro c’è il rischio di un dibattito generico: non c’è un progetto architettonico né finanziario, non si capisce bene su cosa dovranno discutere».

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