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25. 04. 2024 09:09

Oh mia Bèlla: alla riscoperta della Milano d’estate

Per chi non vorrebbe, ma deve restarci. Per chi deciderà di rimanerci comunque. Perché Milano vuota, tutta da scoprire, ha sempre quel gusto in più. Ad esempio qui…

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Dopo un anno e mezzo di divieti e costrizioni, con una parvenza di normalità ritrovata, chi avrà la possibilità, recupererà le vacanze anche dell’anno scorso.

A tutti coloro che, per i motivi più diversi, non avranno modo di lasciare Milano, proviamo a dare qualche suggerimento per approfittare dei mesi estivi per conoscere meglio la nostra città, sempre pronta a sorprendere ad agni angolo. Anzi, ad ogni fermata di metro. Abbiamo quattro linee al momento funzionanti: ognuna di esse può dar modo di conoscere Milano oltre i classici da cartolina.

ROSSA

Prendendo la linea 1e scendendo a Conciliazione, si può cominciare un itinerario che offre spunti di riflessione e, allo stesso tempo, ci porta in più periodi storici senza dover fare neanche troppa strada.

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Da qui in pochi passi arriviamo in piazzale Francesco Baracca: la statua è un po’ nascosta, ma basta entrare in un piccolo slargo per notarla. Forse non tutti sanno che è da Baracca che arriva lo stemma della Ferrari, il cavallino Rampante. Imboccando da qui la via San Michele del Carso, ecco un luogo davvero speciale, Il Fopponino.

Uno degli ultimi cimiteri urbani della città, conserva ancora qualche traccia di un passato non troppo lontano. Piccola ma di indubbio interesse storico ed artistico la chiesa dei Santi Giovanni e Carlo. Girando per il piccolo cortile, si possono notare tanti segni di quella che era la vecchia funzione di questo luogo. Qui vennero sepolti tra gli altri Melchiorre Gioia e la prima moglie di Giuseppe Verdi.

VERDE

Con la linea 2, scendiamo a Lanza. Pochi passi per arrivare in corso Garibaldi da dove riusciamo a vedere la maestosità di San Simpliciano. È una delle quattro chiese volute dal Patrono di Milano: insieme a San Nazaro, Sant’Ambrogio e la scomparsa San Dionigi, avremmo trovato sempre una chiesa al nostro arrivo in città.

Procedendo in direzione Moscova, eccoci davanti ad un’altra statua: è quella di Giovanni Battista Piatti, l’inventore delle perforatrici ad aria compressa, le bisnonne del martello pneumatico. Poco più avanti, ecco la chiesa doppia di Santa Maria Incoronata: voluta da Francesco Sforza e dalla moglie, una Visconti, suggella l’unione di queste due importanti famiglie.

È curiosa oltre che particolarmente bella: osservandola sembra una sola e invece… Spostandoci alle spalle di quello che una volta era il Teatro Smeraldo, troviamo un qualcosa che oggi sembra decontestualizzato: è Porta Nuova, uno degli ingressi dei bastioni spagnoli. Non bisogna confondersi con quella di epocale medioevale che troviamo in piazza Cavour: stesso nome, ma epoche storiche diverse.

GIALLA

Con la linea 3 scendiamo a Missori, subito dopo Duomo. Prima ancora di uscire dalla metro, possiamo sbirciare attraverso un vetro i resti di una strada romana: trovati durante gli scavi per la realizzazione di questa linea, ci permettono di capire l’importanza storica della zona.

Qui furono anche rinvenute punte di frecce appartenute a coloro che hanno vissuto molto prima dei romani, in un periodo in cui piazza Missori era ancora ricoperta dalle acque: sono stati ritrovati, infatti, anche resti di palafitte. Appena fuori ecco quel che rimane di San Giovanni in Conca, una chiesa di epoca viscontea che purtroppo il piano Beruto di due secoli fa ha quasi cancellato completamente. Ad eccezione della suggestiva cripta.

Percorrendo corso Italia, poche centinaia di metri, si scorgono due chiese poco note, ma entusiasmanti dal punto di vista artistico e storico: una è Sant’Eufemia, l’altra San Paolo Converso.

Quest’ultima, sconsacrata, mantiene al suo interno meravigliose presenza di affreschi, mentre sant’Eufemia incanta fin da subito per i suoi colori. Passiamo la cerchia interna – oggi sostituita dalla circonvallazione – e, poco più avanti, un altro gioiello milanese troppo spesso dimenticato: Santa Maria dei Miracoli.

LILLA

Con la linea 5 scendiamo ad uno dei due capolinea, San Siro. Qui possiamo ammirare subito la maestosità della Scala del Calcio, quello stadio che attende ancora di conoscere il suo futuro.

Non sappiamo cosa succederà, per ora godiamoci la vista di un’opera che, a torto o ragione, ruba la scena ad altri piccoli dettagli storici tutti milanesi. Ne sono un esempio le ex scuderie de Montel, anche loro al centro di un progetto di riqualificazione. Un esempio unico di stile liberty lasciato andare in rovina dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Quasi al loro fianco, il cavallo di Leonardo. Percorrendo la via Caprilli, è possibile fare un tour di street art: le mura del perimetro del galoppo sono state tutte colorate dai tanti artisti che lasciano la loro impronta, autorizzata, sui muri cittadini. È bello guardarli e interpretare il significato di ognuno.

Quasi in fondo a via Caprilli, sul lato destro, sommersa da palazzi di nuova costruzione, c’è quel che resta de La Brusata, una delle cascine più grandi della zona. Almeno una volta. Oggi è solo il piccolo frammento di un pezzo di storia incredibile. Qui, dicono, vi mangiò Napoleone. Vero o meno, non lo sappiamo: quel che è certo, leggendo le cronache del tempo, è che Bonaparte dormì e mangiò un po’ ovunque a Milano…

E LA BLU?

Linea 4. No, non è possibile ancora salirici né – evidentemente – scendere a qualche fermata. Ma sappiamo dove saranno e, in attesa di poterci fare un viaggio, immaginiamo di scendere a Sant’Ambrogio.

Salite le scale, potremo compiere un viaggio incredibile nella storia della città partendo dalla basilica del nostro Patrono, ma senza dimenticare il contorno che profuma di tradizione. Ne è un esempio la piccola chiesa di Sant’Agostino, una delle poche che presenta una finestra con tanto di persiana.

Ignorata dai tanti universitari che le passano accanto, non si può non entrare in questa minuscola struttura per scoprirne l’interno. Percorrendo la via Lanzone, potremmo rispolverare l’atmosfera dei “vecchi” Oh Bej Oh Bej e, arrivati all’incrocio con via Circo, qualche centinaio di metri più in là, potremo constatare di persona il perché questa strada porti questo nome. Qui, infatti, sono ancora visibili i resti del grande circo romano che, oltre due millenni fa, radunava tantissimi milanesi. Figli di una storia che non finisce mai.

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