piazza del duomo
piazza del duomo

Incamminandosi lungo via Torino, lasciando piazza del Duomo alle spalle, troviamo subito sulla sinistra la chiesa di Santa Maria presso San Satiro: costruita alla fine del Quattrocento con forme rinascimentali arrivate in città grazie a Donato Bramante, ingloba il più antico sacello di San Satiro da cui prese il nome. Potrebbe e dovrebbe essere più conosciuta non fosse altro per il cosiddetto finto coro bramantesco, capolavoro della pittura prospettica rinascimentale italiana.

Poco distante sul lato opposto, ecco piazza Santa Maria Beltrade. Il nome di questa piazza lo dobbiamo ad una chiesa scomparsa agli inizi del Novecento. Appena oltre troviamo il tempio civico di San Sebastiano: curioso il fatto che al suo interno si possano trovare tutti gli stemmi delle porte di Milano posizionate nella precisa direzione in cui avremmo trovato tutti gli ingressi in città.

Tornando sul lato sinistro si incrocia via Lupetta: la sfida è trovare la lupa che dà il nome a questa via (c’è, ma non è così facile individuarla). Pochi passi ed ecco via Valpetrosa: qui è possibile ammirare la dimora della casata dei Grifi, appaltatori della riscossione delle gabelle sotto gli Sforza e lo splendido cortile che la completa. Proseguendo ancora si arriva in piazza San Giorgio: il nome deriva dalla chiesa di San Giorgio al Palazzo al cui interno è possibile ammirare la Cappella della Passione, capolavoro del Luini e la targa che ricorda il famoso “Editto di Milano” o “Editto di Costantino”.

CI VEDIAMO IN…
La Basilica di San Lorenzo
Sottovalutata da tutti i punti di vista, la Basilica di San Lorenzo è tra gli edifici più antichi di Milano esistenti oggi, forse il più antico. Creata fuori dalle mura della città nel IV secolo sopra una collina artificiale e circondata da corsi d’acqua, le sue fondamenta vengono costruite con buona parte dei pezzi dell’antica arena, poco distante. Furono i Longobardi, qualche secolo dopo ad intitolare la chiesa al martire Lorenzo. Da sempre un punto di riferimento per i milanesi, anche se per motivi differenti, in passato da qui partiva la processione pasquale verso Santa Tecla (oggi scomparsa).

Nel corso dei secoli è stata più volte danneggiata da incendi e terremoti, ma venne risparmiata dal Barbarossa. Nel corso del Cinquecento la cupola crollò; con la sua ricostruzione la fusione di stili è quasi completa: dalla Milano imperiale fino al rinascimento, passando dall’arte bizantina, romanica e gotica. A completare la gioia anche dello sguardo, le colonne del sagrato: portate qui dopo la demolizione di un tempio romano, sono oggi un punto di ritrovo inconfondibile per i milanesi di vecchia e nuova generazione: la movida qui si mischia con la storia, sempre con la speranza che la prima abbia rispetto per la seconda.

RETROBOTTEGA
Quando Bramieri comprava da Adamas
Orafi, gioiellieri ed orologiai. La storia di Adamas gioielli inizia nel 1949 in una Milano che con fatica rialza la testa dopo i guasti della guerra, quando Fernando Vaccarini apre la sua attività al numero 2 di via Dogana. A partire dal 1982 l’attività si allarga con il contributo determinate di Gianfranco Berselli e Daniele Oldani entrambi esperti orafi.

Dal talento nasce la qualità del loro contributo al marchio Adamas al quale si legano opere uniche e finissime tra cui una croce incisa realizzata per il Santo Padre. Fin da subito Adamas è frequentato da personaggi illustri e dello spettacolo milanesi: tra i tanti, anche Gino Bramieri, il cui dialetto ha spesso animato il negozio.

SE PARLA MILANES
Vedè vun come el fumm in di oeugg
Letteralmente: vedere qualcuno come il fumo negli occhi. Un modo di dire pittoresco per evidenziare la profonda antipatia nei confronti di qualcuno. Si evidenzia in questo detto non l’effetto che fa il fumo negli occhi (lacrimare), ma la sensazione di fastidio al sol pensiero.


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