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16. 10. 2021 14:39

Coronavirus e smog: perché sono “alleati”, ma non “compagni di viaggio”

Recenti studi hanno dimostrato una correlazione tra coronavirus e smog: il Covid è più aggressivo in contesti inquinati, ma non viaggia con il particolato

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Durante il webinar “Air pollution and Covid-19” organizzato dalla Fondazione Internazionale Menarini nell’ambito del progetto RespiraMi, i massimi esperti internazionali hanno analizzato la correlazione tra smog e coronavirus.

I risultati. In base alle ricerche lo smog è sì un alleato del Covid, ma non è in grado di trasportarlo. Il particolato atmosferico non può muovere nell’aria il virus, ma è confermato che il Covid agisca in maniera più aggressiva in un contesto inquinato.

La correlazione si individua nelle patologie cardiorespiratorie indotte dall’inquinamento atmosferico, le quali rendono i soggetti colpiti fragili e non idonei ad esprimere una reazione efficace in caso di contagio.

Inoltre sembrerebbe che la permanenza del virus in un ambiente insalubre sia maggiore rispetto ad altri contesti, così come il grado di infettività. «Il SarsCov2 viene trasmesso soprattutto tramite le goccioline respiratorie, o droplets, di una persona infetta che tossisca, starnutisca o parli a distanza ravvicinata – osserva Sergio Harari, direttore Unità Operativa Pneumologia del’lOspedale San Giuseppe di Milano -.Il contagio da superfici infette è più raro, mentre alcune indicazioni suggeriscono che il virus possa rimanere infettivo nell’aerosol di un ambiente chiuso. Invece, l’ipotesi che il particolato atmosferico possa trasportare il virus, e quindi contribuire a diffonderlo per via aerea, non sembra plausibile».

 

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