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23. 05. 2024 05:03

La scelta “controcorrente” di Francesco Avarello: «Io, ventisettenne, felice di fare il medico di base»

Il giovane dottore racconta a Mi Tomorrow la sua esperienza, da tre anni assiste 1.200 pazienti in uno studio di Pioltello

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La mancanza del medico di base in Lombardia è un problema che si fa sentire da tempo e che, se non si inverte la rotta, si allargherà ulteriormente nei prossimi anni, quando man mano sempre più pensionandi lasceranno il posto senza essere soppiantati dallo stesso numero di giovani neolaureati. In occasione dell’ultima edizione di Fuckup night, organizzata in collaborazione con Alpha Test a Base Milano – incentrata sul racconto di errori commessi durante il percorso di crescita di rappresentanti della GenZ, utili però a farli maturare e ottenere grandi risultati (la campagna si chiama “Diventare grandi”) – Francesco Avarello, che con i suoi 27 anni è uno dei più giovani medici di base del Milanese, racconta a Mi-Tomorrow la sua scelta “controcorrente”.

Francesco Avarello medico di base a Pioltello: «Questa figura è fondamentale, in particolare dopo la pandemia»

Come mai hai scelto medicina?
«Perché ero molto interessato a conoscere le malattie e perché il medico è considerato un lavoro nobile».

Come è andata agli inizi?
«Il test l’ho superato al primo tentativo, ma l’inizio non è stato semplice. Avevo scelto l’Università Bicocca, dato che all’epoca vivevo lì vicino, salvo poi scoprire che la facoltà di medicina è a Monza, quindi per un po’ ho dovuto fare il pendolare».

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E come sei arrivato alla scelta di diventare medico di base?
«Dapprima ho lavorato in neurologia e in psichiatria, due rami della medicina che mi affascinano molto, ma ho capito che non erano la mia strada e che la mia passione principale era poter aiutare le persone quotidianamente».

Quando hai iniziato a lavorare come medico di base e come è stato?
«Ho iniziato a lavorare nel maggio 2020, presso uno studio a Pioltello che era rimasto scoperto da tempo. L’inizio non è stato semplice: da zero mi sono ritrovato con 1.200 pazienti da gestire».

Quindi hai dovuto affrontare il periodo della pandemia…
«Sì, è stata la prova del nove che mi ha dato la certezza di voler proseguire in questo ambito, nonostante tutte le difficoltà del caso e orari di lavoro infiniti».

Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi del tuo lavoro?
«L’aspetto più bello sono le persone che vengono a ringraziarti, magari offrendoti un caffè. Il principale aspetto negativo è l’enorme burocrazia da dover gestire. Si pensa che un medico di base lavori solo durante le ore di visite, ma io e i miei colleghi passiamo ore a occuparci della compilazione di documenti».

Perché mancano i medici di base?
«A parte l’aspetto burocratico, il medico di base è ormai considerato un lavoro di serie B. Quando ho fatto questa scelta c’è stato chi mi ha detto che avrei potuto ambire a qualcosa di più, ma credo questa figura sia fondamentale, in particolare dopo l’esperienza della pandemia».

Cosa ne pensi della sanità in Lombardia?
«Penso che ci sia un’ottima scelta e che vi siano strutture all’avanguardia, ma che al contempo la sanità pubblica stia perdendo fondi. A volte i pazienti ai quali ho prescritto degli esami tornano da me in studio dicendomi che le prime disponibilità sono fra sei mesi e oltre; se invece optano per un esame a pagamento riescono a ottenerlo nel giro di pochi giorni. Non tutti hanno quella possibilità».

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