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23. 06. 2021 05:30

L’Università Bicocca ”apre” ai cittadini: «Le nostre risorse al servizio di chi sta a casa»

L’ateneo ha aperto uno sportello virtuale dedicato a tutti i cittadini. Monica Guerra: «Offriamo spazi di conversazione e incontro per mantenere le relazioni»

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Università Bicocca. Spazi di confronto online, uno sportello di ascolto e intervento per medici, infermieri e operatori socio-sanitari impegnati negli ospedali, un programma di sostegno scientifico e professionale ai docenti delle scuole dell’infanzia e primaria.

 

Università Bicocca, parla la docente Monica Guerra

Monica Guerra
Monica Guerra

E poi ancora un servizio di counselling psicologico telematico rivolto agli studenti di scuola e università, una pagina web per comprendere il fenomeno coronavirus in tutti i suoi aspetti, video tutorial per insegnare ai nonni come usare le nuove tecnologie. Sono alcune delle iniziative con le quali l’università Milano-Bicocca si apre ai cittadini in queste settimane difficili.

Un’occasione per affrontare l’emergenza in maniera costruttiva e per sentirsi meno soli. «L’obiettivo è mettere a disposizione competenze e risorse che possano aiutare ad attraversare questo momento», spiega a Mi-Tomorrow Monica Guerra, docente di Pedagogia generale e sociale dell’ateneo lombardo.

Come è nato questo progetto?
«L’iniziativa è stata pensata come un modo per dare il nostro contributo e per cercare di mantenere vivo il rapporto con il territorio anche in questo frangente inedito, allargando di molto i confini dei destinatari».

Quali sono gli obiettivi?
«Il progetto offre appuntamenti aperti alla cittadinanza di approfondimento e confronto con pedagogisti del dipartimento di Scienze umane per la formazione. L’obiettivo è innanzitutto quello di offrire spazi di conversazione e incontro, anche se a distanza e online, per mantenere le relazioni, per ascoltarsi e riflettere insieme, per condividere pensieri, emozioni e paure, per confrontarci su ciò che sta accadendo e sugli effetti che sta avendo sulle nostre vite».

In che modo si svolgono gli incontri?
«I dialoghi sono condotti da una decina di pedagogisti, mentre molti altri sono impegnati in altri servizi come il sostegno ai docenti delle scuole dell’infanzia e primaria e le proposte per bambini di nido e scuola dell’infanzia. O lo sportello di ascolto e intervento a supporto degli operatori sanitari curato da psicologi».

Quante persone si rivolgono a voi ogni giorno?
«Il numero delle persone che partecipano ai dialoghi è variabile, in ragione della tipologia di incontri: alle consulenze può partecipare un numero limitato di persone, per favorire la condivisione delle esperienza e garantire uno spazio di ascolto rispettoso in piccolo gruppo, mentre alle conversazioni accedono numeri anche molto alti, che in alcune giornate hanno superato i 250 partecipanti».

Quali sono le domande più frequenti?
«Nel caso di educatori e insegnanti le domande riguardano come dare forma e senso al proprio lavoro in questa situazione nuova e spiazzante, come mantenere viva la relazione anche nella distanza. Nel caso di genitori riguardano come stare accanto ai propri figli supportandoli o come dare qualità al tempo condiviso».

E le esigenze più comuni?
«In generale l’esigenza è quella di provare ad attraversare insieme ad altri, accompagnati da docenti che si rendono facilitatori dei pensieri e delle emozioni, un momento che genera incertezza in ognuno, di trovare un supporto nelle proprie vite personali o professionali, di provare a capire insieme».

Qual è l’approccio degli operatori nel dare una risposta?
«In generale l’approccio è di ascolto, di accoglienza. Nei gruppi più piccoli le risposte nascono dal confronto, dalla messa in comunque delle esperienze. Quelli più grandi vengono aperti con alcune riflessioni da parte di chi conduce, ma anche in questi non ci sono risposte predefinite, perché le questioni si chiariscono grazie alle storie, ai riscontri, alle domande, ai dubbi portati. Il presupposto di tutti gli incontri è che pensare insieme ed esprimere ciò che sentiamo aiuti a rischiarare idee e animi».

Perché un’iniziativa di questo genere è preziosa durante la quarantena?
«Fa sentire le persone meno sole, permettendo di percepire la vicinanza da parte delle istituzioni e trovando spazi di approfondimento, di rielaborazione e anche di conforto. È una iniziativa che dichiara che sentimenti e pensieri non sono in quarantena: certamente più confusi, ma sensibili e vigili».

Quali sono i sentimenti più comunemente espressi da chi si rivolge a voi?
«I sentimenti che circolano in questi incontri sono di incertezza, talvolta di preoccupazione, in alcuni casi di grande fatica. Ma sono anche sentimenti di speranza, animati dalla volontà di agire, reagire, fare del proprio meglio nonostante le difficoltà e le paure».

Bicocca
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