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05. 12. 2021 15:17

Vulvodinia e endometriosi, Non Una di Meno in piazza per le malattie poco considerate

Il movimento ieri in venti piazze italiane per richiedere il riconoscimento di malattie e disturbi poco considerati e poco studiati

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“Presidio sensibile-invisibile”, questo il titolo dell’iniziativa, è la prima manifestazione nel mondo e nella storia per il riconoscimento di sindromi e patologie che colpiscono in prevalenza la popolazione assegnata femmina alla nascita, ad evidenziare quanto la prospettiva di genere sia sempre più necessaria anche in ambito medico.

Vulvodinia e endometriosi, ma anche neuropatia del pudendo, fibromialgia e altre forme di dolore pelvico. I loro sintomi vengono spesso minimizzati dagli specialisti e il Servizio Sanitario Nazionale non le riconosce come patologie. Eppure sono moltissime le donne a soffrirne e le loro conseguenze sul corpo sono molto dolorose, anche se non visibili. Per il loro riconoscimento ieri il movimento Non Una di Meno è sceso in 20 piazze italiane.

In venti piazze di Italia per far riconoscere vulvodinia e endometriosi

A Milano ieri le attiviste si sono radunate di fronte al palazzo della Regione davanti alla Stazione Centrale. Simbolicamente ciascuna di loro ha indossato un lenzuolo bianco e una maschera ad indicare l’invisibilità delle donne affette da queste patologie non riconosciute.  Le manifestanti hanno poi rovesciato in strada decine di flaconi di farmaci.

Il non riconoscimento dei disturbi pelvici come malattia da parte del Servizio Sanitario Nazionale ha come conseguenza che gli eventi costi di cura siano interamente a carico di chi ne soffre. A causa di una diffusa disinformazione e impreparazione, anche da parte del personale sanitario, che per le attiviste di Non Una di Meno è da ricondurre ad un tradizione modello di medicina basata sul corpo maschile. La conseguenza sono terapie sbagliate per anni, consulenze con molti specialisti prima di riuscire a dare un nome ai disturbi per lo più considerato sintomi dello stress o di scarsa libidine.

Nel corso dell’iniziativa si sono alternati interventi, testimonianze, racconti e performance per de-normalizzare l’immagine di una donna idealizzata dal patriarcato e mettere in discussione l’impostazione ancora patriarcale della medicina.

 

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