Nel 1971 Roberto Vecchioni scrive Luci a San Siro («Luci a San Siro di quella sera, che c’è di strano, siamo stati tutti là»), forse la sua canzone più apprezzata.

 

Debutta a Sanremo nel 1973 con una canzone dedicata al padre, L’uomo che si gioca il cielo a dadi. La critica gli dedica attenzione soprannominandolo «il napoletano di Carate Brianza». È settimo. Nel 2006 torna sul palco di Sanremo e interpreta con i Nomadi il motivo Dove si va nel corso della serata del venerdì; tre anni più tardi accompagna Chiara Canzian come “padrino” nella serata speciale della sezione Proposte 2009. Nel 2011 torna in gara all’Ariston in prima persona: vince con Chiamami ancora amore sfruttando autorevolezza, riconoscibilità e una melodia familiare e di grande respiro.  Con i suoi 67 anni, 8 mesi e 25 giorni è il vincitore più anziano della storia del Festival.

Che dire di Jannacci? Cantautore, musicista, attore e cabarettista nato il 3 giugno del 1935, esordisce al Festival all’apice di una lunga carriera. Nel 1968 la sua Vengo anch’io no tu no, scritta con Dario Fo e Fiorenzo Fiorentini, arriva ai vertici delle classifiche. Torna ad esibirsi all’inizio degli anni Ottanta regalando al pubblico numerosissime canzoni malinconiche e ironiche, surreali e intense, da sempre interpretate con energia e leggerezza. A Sanremo presenta uno sguardo realista e disincantato sul mondo: partecipa quattro volte, aggiudicandosi un premio della critica nel 1991 con La fotografia e il riconoscimento per il miglior testo nel 1998 con Quando un musicista ride.

Vecchioni e Jannacci, la Milano più amata sul palco dell’Ariston
Vecchioni e Jannacci, la Milano più amata sul palco dell’Ariston