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18. 04. 2021 08:14

La passione di Aiello all’Ariston: «Vi spiego questo sesso ibuprofene»

Ha ancora voglia di mangiare quel palco Aiello, audace con la sua Ora

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Dopo un anno di successi, un esordio tanto atteso: c’è il sesso – ma anche una storia d’amore finita male – al centro di Ora, brano con cui Aiello conta di risalire la china nelle serate finali del Festival. Preparando il terreno per un presente e un futuro radiofonico senza discussioni.

Il primo a parlare di sesso a Sanremo fu Rino Gaetano nel 1978. Che cosa ti lega, in particolare, alla sua musica?
«Elementi, scoperte fatte nel tempo. Anche questo discorso del sesso non sapevo avesse un precedente così illustre. È tutto un disegno magico: a Rino mi lega la terra, ma anche l’approccio alla musica. Era visto quasi come un pazzo durante il suo momento di condivisione musicale. Dopo la morte, gli è stato riconosciuto un talento gigante».

Cosa senti di aver preso “in prestito”?
«Forse questo modo di cantare a ondate. Disegni, movimenti della voce che sono come degli schiaffi, delle cose improvvise. C’è qualcosa che ci accomuna e questo mi inorgoglisce, anche perché lui per me è uno dei tre pilastri d’ispirazione».

Chi sono gli altri due?
«Dalla e Battisti».

Ora è più un’omissione di colpe o un messaggio per le donne?
«In realtà è un messaggio per tutti, come fanno la mia musica e il mio approccio alla vita. È un messaggio senza alcun tipo di categorizzazione, soprattutto sessuale. Quindi per donne, uomini, giraffe, ippopotami, elefanti, chiunque. Per fortuna, quando si parla di sesso e di amore, si parla di grande libertà: in questo caso ho scelto di parlare di un sesso che, in realtà, è stato “ibuprofene” perché curativo. Anche se non abbastanza».

Più liberatorio o tossico?
«È un sesso che ha diverse possibili interpretazioni. Nel dichiarare che sono stato uno stronzo, ho fatto semplicemente dei conti con me stesso durante il primo lockdown. Anziché dare colpe agli altri, le ho date a me stesso. Quindi è stato anche un atto di coraggio».

Nel tuo album Meridionale, in uscita venerdì prossimo, ci sono pop, clubbing, flamenco, classic… In che cosa ti senti unico?
«Sicuramente nel modo di scrivere e di cantare. Forse la cosa più unica è proprio il modo di cantare che mi distingue da tutti: non mi rende più o meno bravo, perché poi è una questione di gusti. Ci sono voci che per alcuni sono meravigliose, per altri acqua che scorre. Il gigante Battisti è stato uno dei pionieri di questo mix di contaminazione».

Immortale.
«Altroché. Lui era rocker, era pop, era new wave, era tante cose. Non sono certo il primo che inventa nella musica la mescolanza di generi, però lo faccio a mio modo, cucito sulle mie canzoni. Ho mescolato ciò che ascoltavo da bambino, fra soul e clubbing, elettronica e flamenco, popolare e meridionale. E ne sono molto felice».

 

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