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16. 05. 2021 07:18

Madame, un baby fenomeno a Sanremo: «E non ditemi che sono piccola»

Il vero fenomeno di questo Sanremo si chiama Madame: 19 anni, idee più che chiare e la voglia di stupire

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La più giovane tra i campioni. La più coraggiosa. Grande personalità, presenza e carisma per Madame: l’esatta rappresentazione di un nuovo cantautorato figlio, sì, dello streaming, ma anche di un modo di comunicare che affonda le sue radici nella tradizione. Da De André in poi, tanto per intenderci. Diciannove anni appena compiuti, Francesca Calearo – questo il suo vero nome – si candida con prepotenza ad uno dei premi della critica che si decideranno tra oggi e domani.

Voce doveva essere l’intro del tuo disco, poi l’avete strutturata. Hai detto che è un raccoglitore delle tue emozioni preferite: rabbia, disperazione, vittoria. Perché la rabbia?
«Perché concretamente ha delle bellissime conseguenze sul mio corpo, nel senso che è un’emozione che scalda il petto, il viso e rinforza le braccia, le gambe. Sembra quasi accenderti. Poi è più facile da sfogare, almeno per me».

Fa parte del tuo carattere?
«Sì, sono abbastanza irosa. Ormai ho imparato a gestire, più che a sfogare, la rabbia. Non a caso non ho mai rancori, né rabbia repressa perché sfogo tutto subito quando il ferro è ancora caldo. E dopo essermi incazzata mi sento quasi rinata, mi sento sempre da Dio».

Per tutte le tue canzoni dici di ispirarti a qualcosa di già esistente.
«Non nel caso di Voce, che è nata in freestyle. Appena è arrivato l’accordo di quello che sarebbe poi stato il ritornello, qualcosa mi si è acceso e mi ha spronata a non fermarmi».

Nelle canzoni utilizzi un vocabolario molto ampio. Cosa ne pensi di chi, al contrario, non imbrocca un verbo manco a pagarlo oro?
«Ti parlo da wanna be: volevo fare l’insegnante d’italiano e grammatica. C’è un mio amico che dice sempre che da grande vuole fare i soldi. È bravissimo in economia, ma non usa, anzi, non sa usare i congiuntivi. Usa sempre i condizionali. Io gli ricordo che, se non sa usare i congiuntivi, difficilmente potrà fare tanti soldi».

Non gliela lasci passare, insomma…
«Mi suona proprio male. È come quando senti una canzone stonare: per me è la stessa identica situazione quando qualcuno sbaglia un verbo e, magari, lo sbaglio anch’io perché siamo umani. Però sbagliarlo sistematicamente mi dà parecchio sui nervi».

Morale: con Prisencolinensinainciusol nella serata dei duetti ti sei voluta mettere alla prova.
«È stata scelta fondamentalmente perché volevo sviluppare il tema dell’istruzione, che mi sta particolarmente a cuore. Avevo l’idea di metterci un faro, una buona luce: mi sembrava perfetta».

Sensibilizzazione riuscita, secondo te?
«È un inizio. Anche perché il sistema scolastico così come lo intendiamo non funziona più, è vecchio, non comunica. Ed è un problema sia dal punto di vista degli insegnanti che da quello degli alunni».

La più giovane a Sanremo 2021: ti sei mai sentita schiacciata da questa condizione?
«Da più piccola sì, perché me lo ricordavano sempre e io sono molto permalosa su questo aspetto. Se una persona mi dice che sono troppo piccola mi agito, poi mi incazzo di brutto anche se magari è vero. Ma non me ne frega niente, non è vero mai. Io sono grande, mi sono tatuata 2002».

Dove?
«Sulla pancia. Da quando l’ho fatto ho iniziato a vivermela in modo naturale, più tranquillamente. È stata una sorta di arte catartica che faccio su di me per accettare una cosa che non riuscivo più a digerire».

Esibirsi senza pubblico: com’è?
«Come i videoclip. Anche perché ci sono altre persone sul palco con me, non sono totalmente sola. C’è una grande orchestra. A me va bene perché sto affrontando qualcosa che, in un qualche modo, ho già fatto: sono già stata davanti alle telecamere, con o senza pubblico. E lo continuo a fare».

Non hai ancora rivelato niente del tuo nuovo album Madame, ma dall’apertura del pre order è tra i più venduti su Amazon. Qualche anticipazione?
«Nel disco parla Madame per me. Io dico sempre che Madame è un po’ il grillo parlante, la santona, la patrona che guarda dall’alto la vita di questa adolescente ritardata e la descrive, l’analizza, la giudica, la sottopone a delle sfide, le dice cosa fare, la fa sbagliare apposta. E la riconduce nella giusta strada, quando deve».

La voce, con la V maiuscola o minuscola, sembra sempre centrale.
«Tendo nel complesso a ringraziarla perché è una voce interiore, un mio genio, quello che penso sia il mio talento, una cosa che mi fa scrivere bene e in pochissimo tempo. E non ne so il motivo. Mi hanno sempre detto: “Quando non sai perché ami una persona vuol dire che la ami”. Io non so perché scrivo, non so cosa mi porta a farlo, quindi probabilmente è un talento, un amore, qualcosa di più grande di me. In breve: l’album è una psicanalisi di me, fatta da Madame».

Hai dichiarato che la tua voce a 14 anni non era ancora pronta a livello di estensione, quindi decidesti di buttarti sul rap ispirata da Izi e Rkomi concentrandoti sulla scrittura.
«Ti dico la verità: all’inizio ho usato il rap per quello che dici, per la voce ma anche perché credevo che lo scrittore fosse concretamente molto più libero di esprimersi. Le canzoni trasmesse dalle radio non affrontavano i temi che sentivo io, da De André ad altri, come la morte, l’amore fino a tagliarsi le vene, quelle cose che mi hanno sempre affascinata».

Una riflessione che può anche allargarsi ai libri e ai film.
«E infatti ho l’intenzione di non fermarmi alla musica. Sai, ho la fortuna divina di avere accanto persone meravigliose, due in particolare: Mariagrazia Chiuri e Paola Zukar. Sono due donne che hanno un’umanità fuori dal normale, geni in quello che fanno, persone, madri, donne emancipate e realizzate. Hanno mille fragilità, ma restano perfette condividendo con me input anche al di fuori delle canzoni».

Due persone di mondi differenti, per chi non le conoscesse.
«Sì, Mariagrazia lavora nella moda e mi fa fare sia lezioni di storia dell’arte femminista, sia lezioni di moda da delle sue amiche che insegnano arte all’università. Un giorno magari mi farà parlare con un regista o uno sceneggiatore».

Paola Zukar, invece, è la tua manager.
«Mi sta aiutando tanto. Le ho detto che vorrei scrivere un libro e si è subito attivata. Ha chiamato alcune case editrici e ci stiamo lavorando. Ho la fortuna di avere queste due donne che, nonostante una lavori nel rap e l’altra nella moda, si incontrano perché sono molto affini. E credo diventeranno anche buone amiche».

Quale limite di te stessa non sei ancora riuscita a superare?
«Tantissimi, ma quello più grande penso riguardi le relazioni sentimentali più profonde».

Perché?
«Perché sono ancora un bel po’ svarionata. Vedo tanta gente che ha tante idee chiare sul fatto di coppia: io no, non so niente, non riesco a capire, non riesco a cogliere. Ogni volta che affronto una relazione, la distruggo: questo penso sia il mio limite più grande».

Come ti trovi a Milano?
«Dipende. Benissimo se ho tante cose da fare. Mi accendo, dormo sei ore a notte e la mattina sono carichissima. La mia natura, però, è più quella della vita da campagna».

Siamo live con il DopoFestival su Clubhouse fino a domani. Ci verrai a trovare?
«Mi stanco in fretta delle cose, questo è un altro mio grande limite. All’inizio era bellissimo, poi quando ho iniziato ad avere più impegni non ho trovato né il tempo, né la voglia, né l’input. Ma se me lo chiedete voi…».

 

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