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23. 07. 2021 23:42

Fedez-Michielin, la coppia più attesa: «Siamo un mix di calma e dialettica»

Sono la coppia più attesa del Festival: partiamo da Fedez, Francesca Michielin e la loro Chiamami per nome. Sul futuro di Milano non hanno dubbi: «Tornerà il centro di tutto»

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Sono la coppia più attesa, inutile nasconderlo. Vuoi i trascorsi artistici insieme, la forza mediatica dei Ferragnez, la pandemia che rende tutto più enfatico. Vuoi che Fedez e Francesca Michielin rappresentano lo spaccato più “pop” delle nuove generazioni. Vuoi che domani comincia il Festival di Sanremo e la tensione è alle stelle. A Mi-Tomorrow raccontano tutto, ma proprio tutto: dalla scelta di ritrovarsi su un palco alla voglia di vedere Milano risorgere. Sullo sfondo (ma non troppo) il loro brano: Chiamami per nome.

Come state combattendo l’ansia?
Fedez: «Spero di arrivare bello zen, con la consapevolezza di uno che si che si è già esibito e ha non più nulla da perdere, in compagnia di una birra e rilassato».
Michelin: «Io sembro sempre tranquilla, ma non lo sono minimamente. Al contrario, sono una persona che somatizza molto lo stress. Io e Federico abbiamo detto: “Cosa dobbiamo fare per arrivare il più preparati e tranquilli possibili a questa cosa?”. La risposta? Studiare un botto il pezzo, confrontarci su tutto, lavorare tantissimo e concentrarci solo sulla musica. Se a Sanremo ti distrai dalla musica, succedono sempre cose brutte».

Pensate sia un vantaggio e uno svantaggio cantare senza pubblico?
F: «Dipende da persona a persona: è come nel basket, ho fatto un’intervista a Bellinelli che diceva: “C’è chi rende meglio senza pubblico e c’è chi peggio”. Dipende, non ne ho assolutamente idea».
M: «La verità è che quando fai le prove a Sanremo non c’è il pubblico, però c’è qualcuno magari seduto: giornalisti, addetti ai lavori, fonici. Ovviamente sarà un po’ surreale, non ho mai visto un Ariston completamente vuoto. Penserò a mia nonna che mi farà gli applausi da casa, devo pensarla così».

Avete lo stesso insegnante di canto e, in questo brano, Federico a tutti gli effetti canterà. Avete ricevuto qualche consiglio particolare?
F: «Premetto una cosa, anche se non si direbbe: io ho studiato canto. Ovviamente faccio di necessità virtù. Quello che la natura mi ha donato cerco di sfruttarlo al massimo, lui è molto bravo perché ha un metodo completamente diverso rispetto altri maestri. Se arrivi sicuro di quello che stai facendo, ti aiuta a diciamo gestire un po’ l’ansia».

Da Cigno Nero ad oggi sono cambiate completamente le vostre vite: che cosa avete mantenuto di quella prima collaborazione?
F: «Quando abbiamo fatto Cigno Nero era la prima volta che ci conoscevamo ed eravamo molto inesperti del mondo musicale».
M: «Mi ricordo che Federico parlava pochissimo e annotava tutto sull’agenda. È un ricordo molto bello perché in realtà non è cambiata questa cosa. È una delle persone più concentrate sulla musica che io abbia mai conosciuto. Spesso bisognerebbe parlare di meno e ascoltare più musica».

Quasi un anno fa vi siete ritrovati sui balconi per suonare: avete pensato di fare la stessa cosa dalle vostre rispettive stanze di hotel sanremesi?
M: «Siamo in due casette e qualcosa insieme faremo assolutamente, anche perché sono famosa per le mie attività alternative al Festival…».

Leggendo gli autori del brano è difficile pensare che non partecipiate per vincere…
F: «Perché? Prima di Sanremo abbiamo fatto session con Mahmood, tu rifiuteresti mai una session con Mahmood?».
M: «È ovvio che tu partecipi e cerchi di dare il meglio. Poi ho lavorato con Mahmood, Raina e Simonetta anche per Cheyenne. Questo è un pezzo che, tra l’altro, Mahmood aveva scritto per me e mi disse: “Se un giorno vai a Sanremo, la devi portare”. In questo modo diciamo che abbiamo recuperato».

Cosa ruberesti all’altro?
F: «La calma».
M: «La capacità comunicativa, la dialettica».

Che rapporto avete con Milano?
F: «Milano è una città che in qualche modo ha mostrato le sue fragilità nel bene e nel male e quindi, se fosse una persona, gli augurerei di alzarsi più forte di prima. Il tema è come lo potrà fare. Spero ci possa essere davvero l’opportunità di fare qualcosa di pragmatico e di concreto per la ripartenza di Milano, perché è una città che soffre. E si percepisce tanto».
M: «Ho vissuto a Milano un bel po’ di anni e devo dire che mi mancano tanto gli eventi: per me è stata una città anche istruttiva, soprattutto perché arrivo da una realtà di settantamila abitanti come Bassano del Grappa. Milano mi ha dato la possibilità di confrontarmi con persone diverse. Un concerto ogni sera è una cosa che manca parecchio: Milano è stata sempre il centro di sperimentazioni, di parallelismi, di incontri. Tornerà. E noi saremo qui a viverla di nuovo».

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