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27. 05. 2022 06:12

Antonio Rossi: «Milano-Cortina come Barcellona, ma ora acceleriamo»

A poco meno di quattro anni dai Giochi, l'ex campione olimpico fa il punto: «Grande occasione. Sulle sedi ci siamo, mi preoccupano i collegamenti»

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Non sono le distanze che lo hanno reso celebre, ma anche nella canoa esistono le maratone, oltre ai 500 o ai 1000 metri su cui eccelleva. Antonio Rossi si è dovuto metaforicamente abituare alle distanze lunghe, nell’impegno da sottosegretario ai Grandi eventi sportivi della Lombardia con lo sguardo rivolto a Milano-Cortina 2026. Si lavora di fondo, non sullo sprint, come invece gli accadeva in acqua da atleta.

Milano-Cortina, a che punto siamo? Intervista ad Antonio Rossi

A che punto siamo nella rincorsa verso Milano-Cortina?
«Sappiamo che la cerimonia d’apertura sarà a San Siro nell’attuale impianto e abbiamo dato delle garanzie anche come Regione per adeguarlo alle richieste del Cio entro il 2026. Per il resto stiamo andando avanti, la società delle infrastrutture è stata formata lo scorso novembre. Sono stati aperti i primi cantieri e si vede qualcosa. Siamo consapevoli che il tempo è poco, i lavori sono tanti e richiedono un iter burocratico, nonostante ci sia una via preferenziale».

Andando oltre il 2026, c’è la possibilità che Milano diventi una città olimpica sfruttando l’effetto post-Giochi?
«L’esempio è Barcellona dopo il ’92. Io ci ho gareggiato, il villaggio olimpico nella zona del porto è poi diventato uno dei quartieri più belli. Milano è cambiata tantissimo già con Expo e i Giochi possono seguire quell’onda. La parte sud della città sarà riqualificata sia a Porta Romana che a Rogoredo grazie al villaggio e al PalaItalia. Ci saranno anche le Paralimpiadi e questo garantisce un discorso sull’accessibilità, ancora oggi siamo indietro rispetto a tante capitali europee. I Giochi sono un’opportunità in più direzioni».

Il rischio, proprio come per Expo, è che si arrivi sotto data con la maggior parte delle opere da completare.
«Ricordo i Giochi di Atene in cui al villaggio olimpico c’era l’asfalto caldo… Non vorrei arrivare a quel punto. Per gli impianti non vedo grandi problemi: al di là del ricorso sul PalaItalia, molti degli altri c’erano da Torino 2006 e la candidatura si basava su quello. Quanto alle autostrade ho in mente la Lecco-Bergamo e sono preoccupato, spero corrano. Anche sulla Milano-Lecco va sistemata la Galleria di Monte Piazzo e non è una passeggiata. Se Anas si concentra sull’opera i tempi ci sono, ma da lombardo vorrei evitare di vedere i cantieri aperti a Giochi iniziati».

Sportivamente parlando, c’è un problema di perdita dei tesserati dopo la pandemia?
«In questi due anni se ne sono prima persi e poi ne sono tornati in parte coi Giochi a Tokyo e Pechino. C’è un nodo che riguarda i praticanti, ma anche i volontari. I gestori faticano ad arrivare a fine mese tenendo aperti gli impianti, per cui dobbiamo aiutarli ed è per questo che in Regione abbiamo fatto una delibera in tal senso per 32 milioni a favore dell’efficientamento energetico».

Il problema è anche delle famiglie: fare sport costa.
«In Lombardia abbiamo la “Dote Sport” per chi ne fa richiesta. Vale due milioni di euro, ma per le domande che arrivano ne dovremmo mettere almeno quattro. Devo anche dire che spesso le società vanno incontro a chi è in difficoltà con le quote. Però fare sport implica una spesa, anche solo per accompagnare i ragazzi. In tal senso mi fa piacere l’introduzione del professore di educazione fisica alle primarie, perché fare sport a scuola è la cosa più economica che possa esistere per i genitori».

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