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L’appellativo di “Kaiser”, imperatore, dovrebbe essere l’annuncio di capacità ben superiori alla media. Le aveva, Carlos Henrique Raposo, ma non nel giocare a calcio. Quel soprannome glielo avevano appioppato per la somiglianza con Franz Beckenbauer, due volte Pallone d’Oro, uno dei più forti giocatori mai visti.

Lui, invece, è riconosciuto come il miglior truffatore della storia del calcio brasiliano. Un documentario distribuito da Mescalito Film da domani nelle sale, Kaiser – The greatest footballer never to play football, ne racconta la gesta.

Non quelle calcistiche, delle quali è impossibile avere testimonianza, perché la vicinanza con Beckenbauer si limitava al fisico asciutto e ai capelli ondulati. In vent’anni di carriera, nessuno ha mai potuto apprezzarlo con gli scarpini ai piedi, eppure ha firmato contratti con dei colossi come Botafogo, Flamengo, Bangu, Fluminense, Vasco da Gama, America, fino a sconfinare in Argentina con l’Independiente e in Francia con l’Ajaccio.

Traguardi ai quali il “Kaiser” è arrivato grazie alla capacità nel maturare amicizie con procuratori e calciatori ad altissimo livello. In video, nel documentario, appaiono nomi illustri come Bebeto (campione del mondo nel 1994 con la Seleçao, in finale contro l’Italia di Sacchi) che raccontano dell’abilità di Raposo nel farsi acquistare dalle più forti società brasiliane per poi fermarsi dopo uno scatto o uno scontro di gioco sul terreno di gioco, fingendo un brutto infortunio e restando infermeria fino al successivo trasferimento.

Intanto, però, il contratto era bello e firmato e qualche buona annata assicurata, grazie soprattutto alla complicità di medici e compagni di squadra. A loro venivano assicurate, in cambio, la compagnia di piacenti ragazze portate in albergo nei ritiri, piuttosto che qualche corposa bustarella per i dottori che ne dovevano certificare gli infortuni.

«Se il ritiro era in un hotel – dice il protagonista – io ci andavo due o tre giorni prima portando con me una decina di ragazze e affittavo loro le stanze sotto quelle prenotate per la squadra. Così di notte nessuno doveva lasciare la struttura, bastava scendere le scale».

Lo stesso Raposo testimonia di avere avuto problemi di dipendenza dal sesso, delle mirabolanti feste vissute a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, tutte frutto dei denari guadagnati fingendosi un fenomeno del pallone. «I club hanno ingannato e ingannano molto i calciatori, qualcuno doveva vendicarsi», afferma oggi, che di anni ne ha 56 e tutti conoscono la sua storia.

Alcuni dei personaggi chiamati in causa hanno smentito, altri hanno confermato, ma il “Kaiser” ha fatto tutto tranne che smentire la propria storia. L’ha raccontata attraverso interviste, testimoniata con le foto che lo ritraggono assieme ai compagni di squadra. Artefici non protagonisti di un percorso ai limiti dell’assurdo. Una vita da film. Il racconto di un imperatore.
Paese di origine: UK/Brasile
Durata: 98 minuti
Regista: Louis Myles
Genere: documentario


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