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18. 05. 2022 02:49

San Siro, oltre la Cattedrale di Populous. E nel frattempo il fronte del “No” ottiene il dibattito pubblico

Inter e Milan pronte a costruire lo stadio progettato da Populous. Proviamo a capire lo stato dell’arte: prima pietra nel 2023? Intanto il fronte contrario al futuro impianto ha ottenuto da Sala un dibattito pubblico

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Lo chiamano la Cattedrale, perché tale sembra. Una specie di Duomo, visto dall’esterno, nella città che ne ospita uno di una certa fama. Un centro del mondo sportivo al servizio di due squadre tra le più gloriose del globo, con un segno di continuità rispetto al passato: la convivenza che ancora per qualche anno unirà Inter e Milan al Meazza verrà rispettata nel nuovo San Siro, creato da Populous.

San Siro e la sua futura Cattedrale di Populous

Lo studio di architettura ha trionfato, come annunciato da qualche mese, rispetto all’altro progetto che era arrivato al “ballottaggio”, gli Anelli di Manica-Sportium. Il risultato era stato preceduto dall’apertura di una sede a Milano di Populous, un’accelerazione in avanti in un iter che ancora ha molti passi da veder compiuti, sempre che sia davvero la volta buona. Si attende infatti il progetto esecutivo per provare a porre la prima pietra nel 2023 e vedere lo stadio pronto nel 2027.

La partita non è risolta. L’assegnazione non ha risolto la partita. Si è messo un punto importante con la rielezione di Sala, visto che nei mesi precedenti alle comunali la frenata era stata brusca. Nessuna parte politica voleva prendersi la responsabilità di esporsi in maniera esplicita su un tema che poteva spostare voti e vista la reazione di chi si oppone alla realizzazione del nuovo impianto tutti hanno capito perché. Non c’è solo l’opposizione a fare barricate, ma anche una cospicua parte della sinistra extra-comunale o addirittura interna alle liste in appoggio al sindaco. I Verdi fanno parte di quest’ultima schiera e sono il partito che ha spinto per la soluzione alla quale si è piegato Sala: il dibattito pubblico.

La grande novità degli ultimi giorni è data proprio dalle dichiarazioni del primo cittadino. «La mia opinione è che il dibattito pubblico va fatto. Anche nell’interesse delle squadre, dando loro garanzia della durata. Non è mia intenzione continuare a buttare la palla in tribuna – ha dichiarato solo pochi giorni fa –. Avevo detto alle squadre, quando eravamo in campagna elettorale, che giudicavo sbagliato in quel momento affrontare la questione stadio, ma una volta rieletto non ho certamente mancato ai miei doveri. Bisogna trovare le formule giuste. Capisco anche l’esigenza di certezza delle squadre ma, come sto dicendo loro, collaboriamo e troviamo un modo per non allungare eccessivamente i tempi».

A dire il vero i club non sembrano temere granché questa soluzione. In un paio di mesi la discussione dovrebbe concludersi e, un po’ come accaduto per i Navigli, alla fine ne uscirà una relazione che non ha parere vincolante. Più scorbutico sarebbe dover affrontare l’eventuale parere negativo di un Tar, al quale si è rivolto sia il “Comitato Sì Meazza” che il “Coordinamento San Siro”, per annullare la delibera di interesse pubblico dello scorso 5 novembre. Questo, sì, allungherebbe i tempi, così come l’idea di una regia pubblica lanciata sempre dall’interno del centrosinistra per provare a riunire tutti i progetti riguardanti l’area. Non solo lo stadio, quindi, ma anche la rigenerazione urbana prevista nell’area dell’ex trotto.

San Siro, intervista a Silvia Prandelli (Principal di Populous Italia)

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Principal di Populous Italia, Silvia Prandelli continua a lavorare a stretto contatto con le parti interessate dal nuovo stadio per Milano.

Cosa vi è stato chiesto dai club al momento di presentare la prima bozza?
«I club volevano offrire ai tifosi l’esperienza di godersi le partite e nello stesso tempo realizzare un nuovo simbolo per la città, che rappresentasse le due squadre insieme, Milan e Inter. Il nostro lavoro ha raccolto questi stimoli. Molte delle loro domande hanno riguardato proprio il modo in cui il masterplan potesse essere sviluppato per diventare ancora più verde, con maggiori strutture e spazi ricreativi per la comunità».

Quali sono gli aspetti di questo nuovo stadio che lo rendono unico rispetto agli altri impianti nel mondo?
«La sostenibilità dello stadio è veramente innovativa. Sarà il più avanzato al mondo in questo senso, incredibilmente efficiente dal punto di vista energetico, grazie a misure che garantiscono la sostenibilità dell’impianto in forma passiva e ottimizzano le risorse naturali, il vento, la pioggia e il calore del sole. Populous è impegnato nella ricerca di design ecosostenibile fin dalla sua fondazione. A Seattle abbiamo da poco inaugurato la Climate Pledge Arena, un progetto che ha definito nuovi standard internazionali in questo ambito. Il nuovo San Siro sarà il passo successivo».

Ritiene che l’attenzione posta alla parte green e di sostenibilità del vostro progetto sia sufficiente a rispondere alle critiche dei comitati di quartiere?
«Le caratteristiche paesaggistiche e di design sostenibile del progetto, come detto, sono ampie, lo sviluppo avrà un effetto trasformativo sull’intera area. Utilizziamo anche strategie a basso impatto ambientale nella cantierizzazione delle opere. Lavoriamo con le imprese per sviluppare strategie che riducano al minimo il numero di veicoli pesanti che viaggiano da e verso il sito. Studiamo come riciclare e riutilizzare certi materiali all’interno del processo di costruzione. Al Tottenham Hotspur Stadium abbiamo usato i rifiuti di demolizione del vecchio stadio per creare i nuovi pavimenti in cemento dell’edificio e a Strasburgo abbiamo riciclato le fusoliere degli aerei dismessi per realizzare un enorme frangisole per una delle tribune».

Populous “vince” San Siro, parla Declan Sharkey (Senior Principal and General Manager)

«A Tottenham il nuovo stadio ha rigenerato un intero quartiere»

L’assegnazione del nuovo stadio San Siro a Populous è un risultato di grande importanza per lo studio specializzato nella costruzione di impianti sportivi. Declan Sharkey, Senior Principal and General Manager di Populous Italia, spiega cosa rappresenta aver concluso l’accordo con Inter e Milan.

Cosa significa per Populous poter realizzare un progetto come il nuovo San Siro?
«L’opportunità di lavorare su un progetto di questa portata e prestigio è entusiasmante. Da un punto di vista professionale, l’ambizione dei club di costruire una casa di livello mondiale ci permetterà di non scendere a compromessi nello sviluppo del design, utilizzando le tecnologie e sistemi di lavoro più innovativi capaci di offrire ai tifosi un’esperienza unica di stadio, al massimo degli standard del ventunesimo secolo».

Per quale motivo crede che i club abbiano ritenuto la vostra come la proposta migliore?
«Penso che per i club il progetto sia stato in grado di cogliere lo spirito di Milano. La sua fame di futuro e allo stesso tempo il desiderio di restare in contatto con sé stessa. Il nuovo stadio, innovativo, sostenibile e inclusivo sarà capace anche di tenere traccia dell’architettura storica della città, con un omaggio ai suoi simboli, il Duomo e la Galleria. Questa nuova casa dei tifosi avrà un’atmosfera incredibile. Abbiamo pensato insieme ai club ad un distretto sportivo e ricreativo, un punto di riferimento per i cittadini».

In che modo avete seguito l’idea dei club di costruire un distretto per rendere lo stadio fruibile 7 giorni su 7?
«Dalla sua fondazione Populous ha avuto la possibilità di progettare all’incirca 1.325 stadi o palazzetti in tutto il mondo. Nel 2019 abbiamo completato il Tottenham Hotspur Stadium, un progetto il cui impatto urbanistico potrebbe essere comparabile a quello che avrà il nuovo San Siro. Il nuovo stadio ha rigenerato il quartiere, portando nuovi visitatori nell’area, e creando opportunità di lavoro. Pensare a un nuovo stadio significa abbracciare una visione ampia per i luoghi dello sport, che portino valore alla comunità. Lo sviluppo del masterplan nel suo complesso è centrale per la visione del nuovo San Siro, lo stadio si trova all’interno di 50.000 metri quadri di spazio verde, con nuovi impianti sportivi e spazi ricreativi che saranno aperti al pubblico».

San Siro: e il Meazza?

Il nodo del vincolo delle Belle Arti
Il “Comitato Sì Meazza” punta sui Giochi 2026 e sull’interesse culturale dello stadio

La realizzazione del nuovo stadio per Milano è indissolubilmente legata al destino dell’impianto attualmente esistente a San Siro, realizzato nel 1926 e che negli anni ha vissuto diverse ristrutturazioni importanti. La prima risale al 1935 quando la capienza passò dagli iniziali 35.000 spettatori a 55.000, poi divenuti 85.000 (di cui 60.000 a sedere) nel 1955 con un secondo ampliamento. L’ultimo ritocco importante è quello attuato in vista di Italia ’90, con il terzo anello e la copertura.

Il “Comitato Sì Meazza”, che da settimane si oppone alla rifunzionalizzazione dello stadio (di cui resterebbero soltanto una torre e un anello) punta soprattutto su due fattori: i Giochi di Milano-Cortina 2026 la cui cerimonia d’apertura è prevista nell’attuale stadio e i settant’anni dalla ristrutturazione del 1955, dopo i quali un bene immobile passa per legge sotto il vincolo delle Belle Arti. Tale vincolo è però rimovibile dopo una procedura di verifica.

Il Comune è già passato attraverso una delibera del Ministero dei Beni Culturali dello scorso maggio in cui si specifica che «l’immobile denominato “Stadio Giuseppe Meazza (San Siro)” non presenta interesse culturale e come tale è escluso dalle disposizioni di tutela». Il pronunciamento riguardava in realtà le parti del Meazza costruite nel 1926 e poi negli anni ’30, ma nel dispositivo si parlava in generale di un’architettura «soggetta da una continua trasformazione in base alle esigenze legate alla fruizione pubblica del calcio e dello spettacolo». La battaglia tra le parti ruoterà anche e soprattutto attorno a questi aspetti.

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