san siro
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Tra chi ha tirato un sospiro di sollievo in estate per il passaggio di consegne tra Yonghong Li e Elliott in merito alla proprietà del Milan non ci sono solo i detrattori dell’ormai desaparecido imprenditore cinese, considerata la situazione dello stadio Meazza in San Siro. Anche nelle stanze di corso Vittorio Emanuele, dove si decide il futuro dell’Inter, il cambio in corsa è stato vissuto con sollievo: forse, ha pensato Suning, abbiamo un interlocutore credibile. Lo è stato, in questi mesi, per accelerare il processo di condivisione dello stadio. Sono bastati pochi colloqui per capire che l’orizzonte comune non poteva che essere quello di un approfondimento rapido, pur attento, di una situazione non più rimandabile. Inter e Milan sono già in ritardo anni luce: la Juventus ha un impianto di proprietà dall’inizio del settennato di dominio italiano, l’Udinese ha seguito le orme dei pari colore bianconeri, la Roma sembra aver visto la luce in tal senso. Milano doveva rispondere e sta provando a farlo.

UFFICIALITÀ • L’accordo è stato trovato e annunciato ufficialmente, ma non è stato sottolineato nei dettagli in che modo si intende procedere, sebbene sia ormai il segreto di Pulcinella che dalla sponda Inter si spinga da tempo verso una ristrutturazione del Mezza. Niente nuovo impianto, come aveva provato a fare il Milan nella zona del Portello. Si va avanti nella vecchia e celebre casa, perché a far scuola non è solo la linea del “distruggi e ricostruisci” molto in voga in Inghilterra. Esistono realtà come Real Madrid e Barcellona che hanno fatturati enormemente più grandi e sono ancora dove hanno vissuto le pagine più belle della propria storia più lontana.

IN COMUNE • La vera differenza rispetto a quei riferimenti è che San Siro resterebbe in condivisione, ma le società stanno studiando il metodo per dividere i costi e poi lavorare ognuno per conto proprio sul fronte ricavi nei giorni delle partite. Passaggio da non dimenticare: lo stadio è di proprietà del Comune, non dei club, ma l’amministrazione si è detta ben disposta a lasciare la concessione per 99 anni che garantirebbe ampia libertà di manovra a Inter e Milan. Superato questo passaggio, bisognerà studiare le migliorie per fare della Scala del calcio uno stadio tra i migliori d’Europa sotto ogni punto di vista, dalla fruizione dell’evento fino all’hospitality. I tempi sono stretti, come detto. Le società stesse se ne stanno dando poco: prenderanno una direzione decisa entro la fine dell’anno.

LA BASE • Giova, in questo senso, il fatto che l’Inter abbia da tempo in mano un progetto. È stato realizzato in attesa che Milan e Comune dessero l’assenso a un’accelerazione. Subirà delle modifiche dovute alle necessità che mutano ormai quotidianamente, ma sarà presumibilmente la base su cui si lavorerà. Esempio lampante: la capienza. Come ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala pochi giorni fa, dall’idea di qualche mese fa di uno stadio da 45-50mila posti, si è passati a 55-60mila. Vorrebbe dire, nel caso di San Siro, dover intervenire sul terzo anello per una riduzione importante.