chirurgia plastica
chirurgia plastica

E’ tra gli esperti di chirurgia plastica più rinomati in Italia. Con lo studio affacciato sui giardini di Porta Venezia. E all’attivo un bel po’ di apparizioni televisive, spesso e volentieri per parlare di ritocchi e ritocchini sui vip. Già, perché dal dottor Antonio Spagnolo passano in tanti. Donne e uomini. «C’è una fortissima e costante domanda», racconta a Mi-Tomorrow.

Il ritocco è una moda?
«Diciamo che l’aspetto fisico oggi, nell’immaginario comune, va oltre tutto».

In che senso?
«Nel senso che la gente spera di risolvere la propria vita vedendosi più bella allo specchio».

Invece…
«La vanità è un’illusione. Va bene il proprio corpo, ma non dimentichiamoci di avere e usare un buon cervello. L’aspetto fisico è solo il biglietto da visita. Se non si va oltre, difficilmente si può combinare qualcosa di buono».

Chi è il suo paziente tipo?
«E’ un paziente risoluto, che viene per un miglioramento ma non vive per quello. Spesso un naso o un seno più bello sono solo un regalo».

Perché risoluto?
«Perché sa quello che vuole, non viene per perdere tempo o per noia».

Più uomini o più donne?
«Senz’altro donne che vengono per fare manutenzione. Gli uomini si rivolgono a me per operazioni spot».

Milano favorisce la voglia del ritocco?
«E’ una città estremamente competitiva. Con delle differenze tra sessi».

Quali, in particolare?
«La donna compete con le altre donne, vuole essere più attraente di un’altra. Tra gli uomini quest’aspetto praticamente non esiste».

Anche l’offerta nel settore è molto variegata…
«E’ un mondo dove girano tantissimi soldi e si sono intromesse figure che non hanno qualità per operare. Per carità, la complicanza può avvenire anche col professionista più serio, perché i nostri sono a tutti gli effetti interventi chirurgici».

Esiste questa consapevolezza?
«E’ necessario approcciarsi a questa chirurgia in maniera seria esattamente come per un intervento che magari bisogna eseguire per una patologia seria».

Ci sono tanti improvvisati?
«Troppi e si moltiplicano le complicanze. Senza giri di parole, chi parla della chirurgia estetica come qualcosa di semplice, è un cialtrone. Già solo il fatto di banalizzare è sinonimo di scarsa professionalità».

Che rapporto ha con Milano?
«Sono nato qui, mi sono specializzato a Genova, ho girato il mondo e poi sono tornato a Milano. E’ la mia città».

Come la trova, esteticamente parlando?
«Il rinnovamento degli ultimi anni ha senz’altro migliorato la città sotto il profilo della sua bellezza».

Anche la gente?
«A me non piacciono quelli che si prendono troppo sul serio e gli individualisti. Quelli che dicono “soddisfatto io, soddisfatto il mondo”. Trovo che quest’aspetto sia molto radicato qui e meno in altre città europee».

C’è una ragione?
«Credo che sia colpa dell’eccessiva necessità di appagamento professionale».

Però qui si lavora bene…
«Sotto il profilo lavorativo gli spazi che offre Milano non hanno eguali altrove».

Ha mai ricevuto richieste bizzarre?
«Le richieste bizzarre arrivano dai personaggi bizzarri, ma non sono i miei clienti perché non rischio di firmare qualcosa che non mi appartiene».

Nemmeno uno?
«C’è gente magari eccessiva, ma è qualcosa che attiene alla sfera del “colore”. Ho una cliente talmente esagerata che mi riempie il cuore e mi offre qualcosa anche a livello affettivo. Dico sempre che per essere eccessivi bisogna permetterselo e avere un gran carattere».

Vale sempre così anche per una celebrità?
«Certo, per fare il calciatore devi avere una grande carriera alle spalle. Come per fare il tronista devi essere passato da Maria De Filippi. L’allure non si può scimmiottare».

L’italiano ha sempre più buon gusto dello staniero?
«Senza dubbio e si differenzia dal resto del mondo. E’ difficile che le italiane vengano a chiedermi il sedere di Kim Kardashian».

Qual è l’intervento più richiesto?
«Senza dubbio il seno. La donna ama vedersi bella lì, anche perché per i glutei serve soprattutto la palestra».

E gli uomini cosa chiedono?
«Naso e pancia, qualcuno anche le orecchie.

Esiste una tendenza del momento?
«Si desiderano labbra più grandi e zigomi più formati».

I social aiutano?
«No, al contrario distorcono la realtà. Tra filtri e applicazioni varie, Instagram fa vedere solo quello che si vuol mostrare».

Nemmeno come veicolo di pubblicità per un professionista come lei?
«Il mio traino è sempre stato il passaparola. Poi siamo tutti bravi a far vedere il bello, ma che senso ha vantarsi per aver fatto una bocca o un seno? La vanità semmai lasciamola a chi fa scoperte scientifiche o a chi salva vite umane».


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