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21. 06. 2021 04:58

A Milano il biossido d’azoto fa più vittime del coronavirus

Le emissioni di biossido d'azoto sono killer silenziosi: gli allarmanti dati di Milano

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Cinque anni fa scoppiò lo scandalo “Dieselgate”, ovvero alcune case automobilistiche, in primis la Volkswagen, truccarono i dati relativi alle emissioni di biossido di azoto delle proprie autovetture. In questi cinque anni l’incremento di NO2 nell’aria causato anche da queste irregolarità ha provocato un incremento preoccupante di morti legate all’inquinamento atmosferico. In questi giorni a Milano sono stati presentati da Arianet, Rete dei Medici per l’Ambiente e Legambiente i dati sul triste fenomeno.

I dati. Dal 2015, anno in cui è stata svelata la truffa, le emissioni fuorilegge sarebbero responsabili di almeno 280 decessi prematuri all’anno tra i residenti milanesi, per un totale di circa 1400 morti nell’ultimo quinquennio.

I relatori durante la presentazione hanno sottolineato quanto non vengano ancora intraprese da parte delle istituzioni sufficienti misure per porre rimedio alla situazione sia a livello europeo che cittadino. Infatti l’Unione Europea, dietro pressione delle case automobilistiche, ha rimandato al 2021 l’adeguamento alla stringente normativa sulle emissioni.

Alle proroghe introdotte in sede comunitaria si sommano quelle concordate dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia (bonus chilometrico per le zone a traffico limitato e rinvio del divieto d’ingresso nell’area B per i diesel Euro 4, 5 e 6 rispettivamente al 2021, 2024 e 2027) che ritarderanno ulteriormente il miglioramento della qualità dell’aria.

«L’asimmetria tra la risposta pubblica al Dieselgate rispetto a quella al coronavirus si spiega col diverso livello di percezione, mediatizzazione e politicizzazione del pericolo – spiega Matteo Barisione, esperto all’EPHA -. La realtà dei fatti è che il Covid-19 uccide con rapidità persone che hanno un’identità nei necrologi, mentre l’inquinamento logora lentamente le sue vittime, contabilizzate per di più come anonime statistiche, generando oneri per la collettività che restano occulti, senza contare che la gente è abituata a vedere auto inquinanti in città e ad accettarle come un male necessario poiché le ritiene indispensabili a preservare la quotidianità del lavoro e degli svaghi».

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