11.1 C
Milano
23. 10. 2021 02:44

L’anima femminile dei Baustelle debutta da solista: «Un volo faticosamente libero»

Questo e molto altro è Psychodonna, l'album d'esordio di Rachele Bastreghi

Più letti

L’anima femminile dei Baustelle debutta come solista, con la consapevolezza e l’esperienza di chi ha sulle proprie spalle vent’anni di musica vissuta e suonata. Con questo spirito Rachele Bastreghi presenta il suo concept album fatto di riflessioni, contrasti e mondi opposti che si attraggono, il tutto impreziosito da una multiforme estetica poetica e sonora.

Psychodonna: momento di arrivo o di partenza?
«Lo considero un vero e proprio viaggio introspettivo di crescita, una riflessione sull’accettazione, un voler mettere dei punti, grazie soprattutto all’esperienza accumulata negli anni. Un volo intimo e faticosamente libero in cui ho scelto di correre il rischio, spronata dalla voglia di esplorare e di sperimentare».

A quali rischi ti sei voluta sottoporre?
«L’obiettivo era quello di trovare una mia forma di espressione, anche con la musica e non solo con le parole. Volevo uscire da abitudini, comfort zone e protezioni che di solito hai militando in una band, perché con un gruppo dividi sia le gioia che i dolori. Hai una visione più completa rispetto al percorso da solista».

Cosa sei riuscita ad approfondire in questo lavoro fatto su te stessa?
«Sono riuscita a sviluppare i contrasti, le sfumature e le complessità femminili. Sia in musica che nella vita, riusciamo a far convivere cose e situazioni completamente distanti tra loro. A volte può rappresentare anche uno sforzo riuscire ad andare contro il proprio carattere o determinate convenzioni, ma è necessario per riuscire a sentirsi veramente liberi».

Pensi che il pubblico abbia ancora la “pazienza” di ascoltare e percepire il significato profondo di un disco come questo?
«Io me lo auguro. Un concept album è l’esatto opposto di quello che ci si aspetta oggi. È una sorta di romanzo di formazione, una storia che, se ascoltata interamente, porta ad immergersi al suo interno, lasciando senz’altro qualcosa alla fine del viaggio. È un progetto che andrebbe mandato giù tutto d’un fiato».

In breve

Alla Triennale c’è “Refocus”, la pandemia raccontata da 40 giovani fotografi

La pandemia raccontata dagli scatti fotografici di 40 giovani fotografi: fino al 21 novembre negli spazi della Triennale di...