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18. 05. 2022 21:42

Il Sol Levante arriva a Milano: al Tenoha in mostra le botteghe di Tokyo

Grande successo per Botteghe di Tokyo – The Exhibition, la mostra curata da Laura Micalizzi

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Le Botteghe di Tokyo di Mateusz Urbanowicz diventano reali nella mostra Botteghe di Tokyo – The Exhibition, che fino al 27 marzo occupa gli spazi del Tenoha Milano e permette a tutti di passeggiare tra le strade della capitale nipponica, alla scoperta di questi antichi negozi tanto cari all’autore. Edito da L’ippocampo edizioni e pubblicato nel 2021, il libro di Urbanowicz è ricco di acquerelli con cui l’illustratore disegna angoli di Tokyo dimenticati, simbolo di storie e tradizioni spesso ignote ai turisti.

Ed è proprio per suscitare il senso di scoperta e di esplorazione tra i meno avvezzi alla cultura giapponese che nasce anche l’idea della mostra (visitabile gratuitamente): un viaggio immersivo in cui le opere di Urbanowicz si possono vedere e toccare, ma soprattutto comprendere. Con la direzione creativa di Laura Micalizzi, interior designer che ci ha raccontato come la mostra ha preso forma, Botteghe di Tokyo – The Exhibition occupa 1.100 metri quadri di area tra riproduzioni e oggetti di scena.

botteghe di tokyo

Un lavoro «mastodontico», come lo definisce la stessa Micalizzi a Mi-Tomorrow, iniziato a luglio e ricco di dettagli e oggetti provenienti direttamente dal Giappone. «Ero lì tutti i giorni e ora è difficile capire l’effetto che fa sulla gente», commenta l’interior designer spiegando la genesi della mostra e come abbia lavorato insieme ad un appassionato team per ricreare quella che appare come una passeggiata tra le vie segrete di Tokyo, pur restando nel centro di Milano.

Botteghe di Tokyo, parla la direttrice Laura Micalizzi

Come nasce Botteghe di Tokyo – The Exhibition?

«Tenoha aveva già qualche idea. Quando ho visto il libro, mi sono accorta che era diviso in capitoli, ognuno dedicato a un quartiere. Ho pensato quindi di suddividere la mostra seguendo l’indice, come se fosse un viaggio e fisico e tridimensionale all’interno del libro».

Il risultato è molto realistico.

«Era fondamentale creare un’ambientazione. Sì, abbiamo le botteghe ma dove si trovano? Creare una città intorno alle botteghe prevede segnaletiche, disegni delle strade. Mi piaceva l’idea che, camminando, si potesse scoprire ogni angolo della mostra. Volevo trasmettere la sensazione di dover andare alla ricerca».

Appena entrati nella mostra, di fatto ci troviamo in aereo.

«Quell’idea è stata collettiva. È stato divertente, ma anche molto difficile. Ho cercato in ogni parte del mondo anche dei sedili di aereo, ma era impossibile trovarli. Abbiamo lasciato perdere».

Quanto è immersiva la mostra?

«Il più possibile. Ci sono musica, suoni e odori. Ad esempio, nella stanza dell’aereo c’è una profumazione molto leggera. Nella biblioteca c’è invece odore di pelle, libri e inchiostro. E poi abbiamo usato dei costumi anche per lo staff e credo sia importante. Sembra di essere veramente a Tokyo, anzi di essere immersi un altro mondo».

Come avete scelto le botteghe?

«Nel libro ci sono tantissime botteghe, tutte belle. Per il budget ne avevamo scelte sette, ma dopo aver visto i disegni abbiamo aumentato. Una volta fatta la selezione, abbiamo lavorato alle loro decorazioni. Ad esempio, per il negozio di bici Ishimura abbiamo appeso delle bici al soffitto. Abbiamo cercato foto delle botteghe per rispettare il modo in cui vengono esposti i prodotti e riproporli nello spazio. Ci hanno aiutato alcune persone da Tokyo, che hanno acquistato oggetti all’asta. La vending machine, per dire, arriva dal Giappone».

E l’area dedicata ai libri?

«Ogni oggetto ha la sua storia. Tenoha voleva inserire un bookshop tra i negozi, ma i libri dovevano essere giapponesi. Tenoha ha trovato un’organizzazione che vende per beneficenza vecchi libri giapponesi. E poi c’è una comunità giapponese che vive a Milano che ne ha trovati 500».

La sua bottega preferita?

«Difficile rispondere, perché le penso sempre tutte insieme. Mi piace molto quella del barbiere in fondo, che è una delle più grandi ma ha anche una posizione sfortunata. C’è una sedia con le forbici enormi dove è possibile scattarsi una foto. Poi c’è la bottega dei senbei, i cracker di riso, che mi piace perché è interattiva. Sul tavolo di legno si vede una proiezione che mostra come si preparano i senbei».

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