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26. 02. 2021 05:46

Emma Marrone e Alessandra Amoroso per la prima volta insieme: «Ora abbiamo imparato l’amore. Quello per noi stesse»

Emma e Alessandra Amoroso raccontano a Mi-Tomorrow l’attesissima Pezzo di cuore

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Due icone del pop italiano. Due esempi di artiste che ce l’hanno fatta. Da ragazze a donne cresciute con i loro fan, nel rispetto di un rapporto che le fa amare da milioni di persone. Il 2021 si apre con il desiderio realizzato di molti: quello di sentirle cantare insieme un brano. Emma e Alessandra Amoroso per la prima volta insieme, sembrava una fantasia che ora è realtà con Pezzo di cuore. E, in attesa di poterle rivedere live anche a Milano, raccontano con passione quella che è, di base, una «dichiarazione di intenti di due donne che hanno avuto un percorso simile, ma parallelo». Fino a ieri.

Emma, nel momento in cui hai deciso di coinvolgere Alessandra per Pezzo di cuore, quanta era la consapevolezza di fare qualcosa che andasse oltre la musica?

«Totale, perché è proprio il senso di questa canzone, che va oltre un duetto o una collaborazione: è proprio una dichiarazione di intenti di due donne che hanno avuto un percorso simile ma parallelo, che si sono imposte nella musica, che hanno sacrificato molto di loro stesse, in alcune occasioni hanno dovuto buttare giù bocconi amari e pregiudizi. Ma alla fine dei fatti, dopo dieci anni, come direbbe Vasco, siamo ancora qua».

Basta crederci?

Emma: «Questa canzone dimostra che molte cose sono possibili, bisogna crederci fino in fondo, bisogna lavorare tanto. E, nonostante tutto, ce l’abbiamo fatta. Siamo qui per dimostrarlo dicendolo per prime a noi stesse, urlandocelo in faccia e dicendo che ci vogliamo bene».

«Ora che abbiamo imparato l’amore» è una frase centrale del brano. In quale momento della vostra vita vi siete accorte di sapere esattamente cosa fosse?

Alessandra: «Sicuramente quello che entrambe abbiamo imparato, perché ce lo siamo raccontate, è l’amore per noi stesse. È fondamentale perché, nel momento stesso in cui inizi ad amare, a comprenderti, a capirti e non giudicare te stesso, è molto più semplice poi poter stare con la gente, parlare in totale serenità e verità».

E: «L’amore è una cosa che bisogna imparare e per cui si deve avere anche una forma di educazione, perché non si nasce educati ad un sentimento così puro, profondo ma a volte così complicato. A volte l’amore ti può mettere davanti una visione meravigliosa della vita ma può essere anche distruttivo, un elemento che ti mette quasi in contrapposizione con te stessa. A volte dall’amore nascono le insicurezze, le debolezze che si imparano crescendo, amando, rischiando tutti i giorni, perché amare qualcuno o qualcosa è sempre una grandissima sfida».

La musica vi ha fatto da paracadute?

E: «Molto. Abbiamo ricevuto critiche, giudizi a volte cattivi e pretestuosi, pungenti. Anche lì ci siamo sentite a volte mortificate, a volte inadeguate, non all’altezza. Viviamo e siamo sempre vissute in una bolla meravigliosa che è quella della musica, che è anche un’arma a doppio taglio perché a volte proprio la musica ci ha messo di fronte più domande del dovuto».

Eravate abituate e a passare da uno studio di registrazione ad un palco, da uno shooting ad una ospitata: cosa vi portate del lockdown di marzo e aprile?

A: «Mi ha tenuta totalmente lontana dagli affetti, in totale solitudine, com’è successo a tanti altri. Non sono mai stata abituata a stare da sola. Vengo comunque da una famiglia numerosa, abituata a stare con tanta gente. Ma il lockdown mi ha aiutata a dare le giuste priorità alle cose: probabilmente proprio lì ho compreso quanto sia importante l’amore per se stessi, un abbraccio, un bacio, quanto siano importanti le persone».

Anche una “vittoria”, insomma.

A: «Esatto. Soprattutto perché adesso cerco proprio quel momento di solitudine che è tutto dedicato a me, al mio pensare, al poter progettare. E non ho più paura del buio: ho sempre avuto tanta paura anche da piccolina, invece trovarmi con questi due “coinquilini”, il buio e la solitudine che mi prendevano a braccetto, mi ha parecchio fortificata».

E: «Quando guardavo il telegiornale mi sembrava di vivere una vita che non fosse la mia, pensando che non stesse succedendo a me, a noi. Per scelta sono voluta rimanere a Roma: sarei potuta tornare dalla mia famiglia, invece ho deciso di schierarmi attivamente dalla parte di tutti quei ragazzi che non possono farlo e quindi sono rimasta a casa».

Ti è servito rimanere sola?

E: «Forse egoisticamente avevo bisogno di quel tempo, quindi direi di sì. Anche perché arrivavo da una situazione privata personale problematica, non ero stata bene ma non mi ero mai fermata, lavorando ancora con i punti addosso. Forse quei mesi forzati mi sono serviti per mettermi una mano sulla coscienza ed affrontare, accettare e guarire. Mi sono presa cura di me stessa senza l’obbligo di mostrare agli altri di essere bella, truccata e pettinata…».

La vita ci pone sempre di fronte a scelte e a sacrifici necessari per raggiungere gli obiettivi che desideriamo. Qual è stato il vostro più grande sacrificio?

A: «Ricordo in maniera molto nitida e limpida quando iniziai a fare questo lavoro. Ero una commessa, lavoravo in un negozio di abbigliamento, quindi la mia vita era abbastanza monotona, scandita da orari di apertura e chiusura, dalla famiglia e dalle amicizie. Uscita da Amici, a ventidue anni, mi sono sentita in un frullatore forza dieci e facevo fatica a gestire critiche, giudizi, situazioni senza la mia famiglia accanto. Ma mi sono ricordata che stavo facendo il lavoro che avevo sempre sognato».

E: «Il sacrificio più grande ad oggi credo che sia il distacco da mio fratello. I genitori ti mettono al mondo, poi tu vai per la tua strada perché la vita è la tua. Sono andata via di casa perché volevo vedere il mondo, viaggiare, vivere in una grande città, sentirmi l’ansia del traffico. L’unica cosa che continua ad essere il mio tallone d’Achille è mio fratello. I fratelli non te li scegli, non è detto che per forza ci debba essere un’unione quasi gemellare come abbiamo noi, pur distanti di tre anni e mezzo. Siamo rimasti a dormire insieme fino all’ultimo giorno prima che partissi per Amici. Il momento della sera per me era importante, perché tornavamo a casa e ci raccontavamo le nostre giornate. Il sacrificio grande che sto facendo per la musica è non vivermi mio fratello tutti i giorni perché, io lo dico sempre, Checco è la parte più bella di me, l’altra metà del cuore».

Nell’arco di questi dieci anni c’è stato un altro “tempo” in cui siete state molto vicine per un’altra Pezzo di cuore?

A: «Ci sono stati tanti momenti di vicinanza artistica, ma il momento è arrivato adesso, perché abbiamo messo un punto alla nostra carriera, abbiamo fatto il giro di boa, siamo anche più serene, più consapevoli di noi stesse. E il fatto che sia nato da un desiderio, da una necessità reale e non da due case discografiche che si mettono d’accordo, ci fa capire che questo è davvero il momento giusto».

Intanto Milano è sempre più spesso nelle vostre vite, tanto che vi siete prese pure un appoggio dove fare base.

A: «A me piace il fatto che è sempre diversa ogni volta che ci passo: c’è sempre qualcosa di nuovo ed è un bel segnale per il Paese. Soprattutto ora».

E: «Ogni volta che salgo mi piace godermi il ritmo di questa città, che ci ha abituato a non dormire mai».

Cosa vorresti poter “rubare” al tuo altro Pezzo di cuore?

A: «A me piace moltissimo questo suo modo di dire le cose e di atterrare proprio la persona che ha di fronte nel momento in cui commenta con poco tatto. Mi piace questo suo modo severo, ma giusto».

E: «Io vado dritta con gli addominali scolpiti e le braccia magre e muscolose. Lei è una fisicata pazzesca, ha questa energia allo stato puro mentre io arrivo ad una certa ora che sarò sfatta. E come se tu stessi tutto il giorno con un bambino di quattro anni che corre, salta, parla, urla, gioca… Incredibile».

 

In breve

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