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26. 06. 2022 07:17

Dopo 5 anni Federico Zampaglione torna con un nuovo album: «La musica ha cambiato tante volte la mia vita»

Federico Zampaglione torna con un album di grandi collaborazioni: «Ogni volta che entra la voce di Carmen Consoli mi esce una lacrima»

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Un nuovo lavoro di inediti a cinque anni di distanza da Nel respiro del mondo. Federico Zampaglione, aka Tiromancino, torna oggi con Ho cambiato tante case, un album di grandi collaborazioni, tra cui quella con Alan Clark dei Dire Straits. «È stato un viaggio molto lungo, cominciato nel 2019», anticipa a Mi-Tomorrow.

Federico Zampaglione: «Il disco in cui mi sono messo più a nudo»

Nuovo album, nuove e diverse produzioni: ne hai curato la “regia”?
«Mi sono avvalso in alcuni pezzi di Jason Rooney, Antonio Marcucci, Leo Pari, mentre altri li ho portati avanti personalmente. Insieme alle tante partecipazioni, sono scaturite diverse sfumature».

Un album sviluppato in più anni per cause di forza maggiore?
«Inizialmente c’era una versione del disco, poi ho voluto riaggiornare perché mi sembrava assurdo non includere gli ultimi due anni. Per cui ho ricominciato a scrivere. Ho fatto 4-5 pezzi nuovi, che paradossalmente sono quelli più solari perché la reazione ai fatti è stata poi quella di tirare fuori l’aspetto più positivo. Insomma, è un viaggio molto lungo che è cominciato nel 2019».

Domenica sembra un’evoluzione 3.0 di Domenica Bestiale di un grande milanese come Fabio Concato.
«Mi riempie di gioia e ti abbraccerei per questo complimento (sorride, ndr). Domenica Bestiale è un classico, è un evergreen, quindi se la mia Domenica dovesse mai avvicinarsi ad un classico di quel tipo per me sarebbe solo una grandissima gioia. Un po’ ci ho pensato, nel senso che quando l’ho cominciata a sentire mi sono detto: “Chissà che non diventi un po’ la canzone simbolo di un giorno della settimanale”. Un giorno a cui noi italiani siamo così legati».

Pensi di aver messo dentro tutto Federico Zampaglione?
«Penso che questo sia il disco in cui mi sono messo più a nudo. Ogni volta che faccio un album penso sia l’ultimo e mi impegno a farlo bene. In fondo siamo arrivati a quota quindici».

Quindici album e trent’anni di carriera: hai già pensato a come festeggiare?
«Mi devo inventare qualcosa, io non amo tanto queste celebrazioni però per 30 anni dovrei organizzare qualcosa. Più che altro non mi sono mai sentito e non mi hanno mai fatto sentire uno sorpassato. Se incontro i ragazzi del rap o dell’indie, comunque mi vogliono bene. L’altro giorno ho partecipato ad una serata con tutti i ragazzi, giovani produttori che facevano basi con pezzi miei: è incredibile».

Com’è nata L’odore del mare, che vede insieme a te Carmen Consoli?
«L’ho scritta con Luigi Sarto e Luca Sala, quando l’ho sentita ho pensato ci volesse una voce femminile che “accarezzasse”, che la rendesse più intensa. E mi è venuta in mente Carmen, che ha una voce di grande potenza espressiva e di grande intensità».

Ha accettato subito?
«Dopo averla ascoltata, passato qualche giorno mi ha inviato la traccia così, senza preannunciarmelo. E posso dire la verità? Ogni volta che entra la sua voce nel pezzo mi esce una lacrima. Ormai da due anni è così. Le ultime volte che la sento faccio fatica perché quando entra la sua voce è come un coltello che mi trafigge».

L’inizio di Questa sera bellissima ha l’impronta dei Dire Straits, non a caso hai collaborato con Alan Clark, il tastierista del gruppo.
«Quell’uomo è veramente assurdo (ride, ndr): ha dentro certe sonorità e, come mette mano sui dischi, tu senti quelle sonorità. La collaborazione è nata grazie ad alcuni miei amici che ci suonavano, alcuni italiani e alcuni inglesi. Ovviamente io ero un suo super fan, anche perché Alan ha trasformato il suono dei Dire Straits. Un giorno mi hanno proposto di farci quattro chiacchiere insieme: gli ho chiesto di ascoltare un mio brano».

E ti ha risposto di sì, suppongo.
«Mi ha dato il suo numero, su Whatsapp gli ho mandato la canzone e lui mi ha risposto: “It’s full of Dire Straits”. Però non c’erano tutte quelle aperture: quando è arrivato in studio mi ha chiesto di suonare l’intro. Si è messo lì con una tastiera: vedevi che creava accordi che sembravano dischi dei Dire Straits. È stato un flash pazzesco».

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