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23. 06. 2021 14:03

Milano vista attraverso gli occhi dello chef Bruno Barbieri: «Firmerò qui un hotel? Mai dire mai…»

Bruno Barbieri racconta la Milano che riparte nella puntata di 4 Hotel girata in città e in onda stasera

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Bruno Barbieri ormai non è più solo un Ambasciatore del Made in Italy. E’ lui stesso a mettere in mostra il bello e il buono del Bel Paese grazie a 4Hotel, la produzione originale Sky realizzata da Banijay Italia, che ogni giovedì sera su Sky Uno e NOW raccontare i territori dando risalto ad un settore, quello dell’hotellerie, messo in ginocchio dalla crisi legata alla pandemia. Stasera, alle 21.15, la puntata sarà dedicata a Milano. Abbiamo capito che qui si può dormire molto bene, anticipa Barbieri in un lungo colloquio con Mi-Tomorrow.

Barbieri: «Ho scoperto degli italiani veri»

Che stagione è stata per 4Hotel?
«Devo dire che quest’anno è stata una vera e grande impresa, diciamo la verità: girare i programmi “on the road” e non in uno studio è molto più complicato. La produzione si è adoperata per far sì che si potesse registrare in assoluta tranquillità».

E’ stata dura anche per gli albergatori?
«Sono state settimane dure, ma abbiamo portato a casa un grande lavoro. Gli albergatori sono stati molto bravi, non è facile in un momento così critico andare davanti alle telecamere».

Cosa è stato diverso?
«Abbiamo tirato fuori molte chicche per una stagione all’insegna della scoperta di novità, piena di fascino culturale e di immaginazione. Pensare di sviluppare le categorie che abbiamo tirato fuori è stato interessante, se ne vedono di belle, di cotte e di crude».

barbieri

E’ stata un’operazione di marketing territoriale del nostro Paese?
«Assolutamente sì, credo che questo programma dovrebbe andare in onda anche all’estero. Sarebbe qualcosa di interessante, il grande sforzo che è stato fatto qui in Italia ha fatto la differenza: montare e produrre tutto è stato di buon auspicio per la ripartenza».

Che significato ha avuto la riapertura?
«Le luci erano spente da mesi, gli albergatori hanno fatto uno sforzo incredibile: riaprire le loro attività, ripartire dopo mesi è complesso. Bisogna riattivare tutto, attivare il personale. Poi arriva Barbieri che rompe le balle…».

Che cosa hai scoperto?
«Ho scoperto degli italiani veri, della gente che nonostante il dramma che ci ha colpito si è scoperta pronta a ripartire e far vedere la propria immagine come se nulla fosse accaduto. Quindi ancora complimenti a questi bravissimi albergatori, abbiamo anche scoperto dei talenti del futuro: dentro al programma c’è di tutto».

L’Italia c’è ancora…
«Abbiamo voglia di attirare il turismo straniero, siamo pronti. Non siamo finiti come molti vogliono credere».

Cosa ti ha colpito particolarmente?
«Abbiamo girato in città che solitamente accolgono milioni di turisti, vederle vuote è stato interessante e anche molto particolare. E’ tutto bello, aspettiamo solo di ripartire».

E’ meglio una buona colazione o la presenza del topper nel letto?
«Il topper oggi è fondamentale. Anche per tutti quelli che lo provano, poi non smetti più: lo porti pure a casa. E’ un dormire completamente diverso, che incentiva a dormire».

E la colazione?
«La colazione è il biglietto da visita, è l’ultima cosa che fai prima di pagare il conto. Quindi se la colazione non è buona, probabilmente in quel posto lì non ci torni più. E’ un passaggio fondamentale ed è stato compreso dagli addetti ai lavori».

Quanti tipi di colazioni hai assaggiato?
«La colazione vegana, è uno stile di vita che si rispetta. Abbiamo anche visto colazioni internazionali, altre che raccontano il chilometro zero, quindi che raccontano la storia del posto. Abbiamo visto molte cose interessanti: l’hotellerie italiana sta cambiando».

C’è più concorrenza sana tra albergatori o ristoratori?
«C’è più concorrenza nella ristorazione, perché nell’albergo si tratta di tipologie di investimento diverse. Sono scelte basate su cosa ci piace, io sono uno che in estate – se avessi un hotel – metterei le lenzuola solo di lino. C’è tutta una serie di piccoli accorgimenti che vanno messi insieme».

L’albergo cosa offre in più?
«L’albergo racconta chi sei, il modo di essere. Vieni nel mio albergo, perché sono io».

Milano a quali tendenze deve guardare?
«A Milano dovevano nascere gli hotel gestiti dalle famiglie, non dalle multinazionali. Abbiamo scoperto delle cose molto interessanti, abbiamo capito che si può dormire a Milano molto bene. Ho notato che l’hotellerie gestita dalle famiglie sta crescendo e sarà la tendenza del 2022».

L’hotellerie e la ristorazione hanno bisogno di uno storytelling?
«Esattamente, dobbiamo sentirci nel luogo in cui siamo. Questa è quella cosa in più che l’albergatore deve metterci dentro. I dettagli fanno la differenza, pensare di avere i fiori freschi ad esempio, una profumazione particolare, il personale vestito in un certo modo, respirare un’aria di casa anche se non è casa tua».

Questo mondo può ancora crescere?
«Si può far crescere questo mondo, lo possiamo fare noi in Italia».

Barbieri aprirà prima un hotel o un ristorante in Italia?
«Probabilmente un albergo è nelle mie corde. Ma anche se non fosse una struttura di mia proprietà, mi piacerebbe firmare un progetto con le mie idee e il mio modo di vivere. Sarebbe qualcosa di entusiasmante: mai dire mai».

Nella Milano del post Covid chi rimane in piedi?
«Solo chi è all’altezza, la selezione è già scritta. Oggi non si improvvisa più, se non funzioni ti devi fare delle domande. E’ scritto nella pietra, la pandemia ha affrettato i tracolli di ristoranti non all’altezza. E’ difficile fare ristorazione in una città come Milano, con il mordi e fuggi».

Cosa si deve fare?
«Devi fare un tipo di ristorazione che colpisca, i milanesi vanno e vengono così come i turisti. Devi lavorare alla giornata, sul momento. Perché quando si va nei locali nelle grandissime città, apri un locale e poi chiudi dopo un anno per riaprire 100 metri più avanti?».

In un ipotetico “Hotel Barbieri” come sorprenderesti Antonio Conte?
«Sicuramente lo farei stare bene perché ha allenato una delle mie squadre del cuore. Sono bolognese, tengo al Bologna ma anche all’Inter. Lo sorprenderei con un ottimo shampoo».

 

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