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29. 11. 2021 09:27

Un nuovo album da solista per Roby Facchinetti: «Non c’è musica senza sinfonia»

Roby Facchinetti racconta il nuovo album Simphony: «Un disco per Stefano D’Orazio, non mi sono ancora abituato alla sua assenza».

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Esce oggi Simphony, il quarto album da solista di Roby Facchinetti che si arricchisce della collaborazione dell’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana e della Budapest Art Orchestra dirette da Diego Basso. In tutto, cinque inediti e quattordici brani del repertorio dei Pooh.

Roby Facchinetti: «Un disco per Stefano D’Orazio»

Com’è avvenuta la selezione dei brani?
«Ho cercato di ragionare su quali fossero quelli che in chiave sinfonica potessero rendere meglio. Ad esempio Uomini Soli è stato uno dei primi, ma anche Pierre, altro brano su cui abbiamo fatto uno sviluppo nell’arrangiamento straordinario. Ci sono poi brani minori che possono essere più leggeri fatti con la band e, riportati in chiave sinfonica, diventano maestosi. Penso che la musica trovi lì la giusta collocazione: è come se tornasse a casa».

Un progetto entusiasmante?
«Era uno dei miei sogni nel cassetto: utilizzare l’organico sinfonico, la bellezza del suono e dell’orchestra vera in un certo modo. Gli arrangiamenti sono stati determinanti perché tutti possiamo essere cantanti, musicisti, postini, impiegati o avvocati, però il “come” è la grande differenza».

Questa passione vera per la musica è ancora una priorità per gli artisti che si affacciano al successo da qualche anno?
«Bisognerebbe lasciare alla musica quello di cui ha bisogno la musica, ovvero della tua sensibilità, del tuo modo di intenderla. Devono essere lasciati liberi il talento e la creatività, senza farsi travolgere da altro. Poi, una volta realizzato tutto, ci stanno le idee di marketing, ma è un mondo creativo che non appartiene alla musica che, invece, è solo emozione ed energia».

Musica e business, quindi, fanno fatica a convivere?
«La musica è una cosa seria, va trattata veramente nel modo più adeguato, come lo è il business che gli gira intorno. Bisognerebbe avere la capacità di essere uno e l’altro, ma io credo che un vero musicista convinto va a scontrarsi con le dinamiche di mercato o di numeri».

Il brano Che meraviglia racconta un sogno meraviglioso. È capitato di recente?
«Amo quando sogno di volare, ma generalmente devo dire che mi capita spesso di sognare i Pooh. La cosa straordinaria è che li sogno tutti e cinque: Valerio ci ha lasciati nel 2013, Stefano purtroppo l’anno scorso, siamo rimasti io, Red e Dodi. E siamo sempre insieme nelle situazioni più strampalate».

Ad esempio?
«Stavamo in un albergo, io avevo perso la valigia. Ero preoccupatissimo perché dovevamo suonare e avevo tutto dentro. Loro mi dicevano: “Cazzo Facchinetti, sei sempre il solito! come si fa a perdere la valigia?”. Chissà…».

Grande Madre è un omaggio a Stefano D’Orazio, al quale è dedicato questo disco. Cosa manca di più di lui?
«Sono particolarmente affezionato a questo brano perché l’ho scritto qualche anno fa con Stefano ed è una preghiera dedicata a Maria, la più grande delle madri. Stefano ha dato prova di grande fede nello scrivere il testo, desiderava che facesse parte del mio album Inseguendo la mia musica, che è uscito lo scorso anno, cosa che alla fine però non è stata fatta. In questo nuovo progetto avevo una ragione in più per inserire anche Grande Madre, per rispettare il suo desiderio. Sono molto felice di averlo fatto».

Che vuoto ha lasciato?
«Quando convivi con una persona e condividi una vita lavorativa così importante, di cui gli ultimi tre anni in modo assiduo per la realizzazione dell’opera di Parsifal, è impossibile abituarsi. Era una di quelle persone che faceva sentire che c’era in tutto quello che faceva, nelle sue parole e generosità. Se tu gli raccontavi un tuo problema, diventava suo. Quando una persona è così presente e importante nella tua vita a livello personale, lavorativo, di amicizia, di affetto, è veramente molto difficile riuscire ad accettare che non ci sia più. Ancora oggi non mi sono abituato alla sua assenza, a quel “a mai più”. Che è terribile».

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