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03. 12. 2021 16:31

Si scrive passione, si legge Dodi Battaglia: «Mi metto in gioco ancora»

il chitarrista, colonna dei Pooh, si racconta tra le righe e le note di Inno alla musica

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È fuori il nuovo album di Dodi Battaglia, impreziosito da dieci brani inediti, tre strumentali e una bonus track. Un vero è proprio Inno alla musica, ma anche un manuale di sentimenti che racconta le dinamiche tipiche delle relazioni umane, in un momento storico in cui sono state messe a dura prova.

Dodi Battaglia: «Volevo raccontare me stesso»

Da quali spunti e consapevolezze sei partito?
«Negli ultimi anni ho fatto un sacco di concerti, portando in giro i brani meno eclatanti del repertorio dei Pooh, in un tour che si chiamava Perle, dal quale sono nati due dischi dal vivo. Durante questi spettacoli, la gente manifestava la voglia di sentire nuove canzoni. Ho incamerato questa richiesta, approfittando del lockdown per mettermi al lavoro».

Com’è stato mettersi di nuovo alla prova come autore?
«L’intenzione era quella di raccontare me stesso, dopo cinquant’anni di musica con i miei colleghi. Ho iniziato a lavorare ai testi con motivazioni molto chiare, con la voglia di raccontare ciò che accade quando incontriamo le persone con le quali abbiamo condiviso parte della nostra storia, ritrovando nei loro occhi le stesse sensazioni vissute un tempo. La scelta del titolo deriva dal fatto che, suonando sin dall’età di cinque anni, posso considerare la musica una vera e propria compagna di vita, quella che non mi ha mai tradito».

Non poteva mancare in copertina la chitarra, co-protagonista del disco insieme alla tua voce.
«All’inizio le idee per la copertina erano abbastanza noiose, didascaliche, eppure per un disco come questo serviva un’immagine devastante, d’impatto e di grande passionalità. Così mi è venuto in mente Jimi Hendrix, quando alla fine dei suoi concerti era solito bruciare la propria chitarra con cui aveva fatto l’amore fino a un attimo prima. È un tributo a questo grande chitarrista, che ha insegnato a tutti noi cosa potesse essere realmente la musica».

A proposito di omaggi, in scaletta c’è un brano dedicato a Stefano D’Orazio. Quanto hai dovuto scavare per Una storia al presente?
«Parecchio. Il grande dubbio è come riuscire a cantare questo brano dal vivo, non appena si potrà, senza avere un groppo alla gola. Attraverso la musica sono riuscito a dire quello che è molto difficile esprimere tra due uomini. Un po’ per pudore e un po’ per ritegno, nonostante i tanti anni passati insieme ci sono cose che a volte è complicato dirsi. In questa canzone credo di esserci riuscito».

Cosa ti rende realmente orgoglioso di Inno alla musica?
«Quando si approccia ad un progetto discografico, non si può essere schiavi di due padroni: servitori di se stessi a livello compositivo e servi delle persone che lo andranno poi ad ascoltare. Non si può immaginare l’effettivo riscontro della gente, ma sono felice di poter constatare che i primi commenti ricevuti sono confortanti. Questo album rispetta la mia storia, offrendo contemporaneamente l’immagine di chi si è voluto mettere in gioco ancora una volta».

 

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