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22. 01. 2022 21:05

Santoianni: «Ho ritrovato la mia milanesità»

Non ho santi in paradiso è il nuovo album dell'artista milanese: «Nasce dal coraggio di smettere di lamentarmi»

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A due anni dal debutto, Santoianni pubblica il secondo lavoro Non ho santi in paradiso (Iobohdischi/ADA Music Italy), l’album che racconta il complesso mondo artistico ed emotivo dell’artista milanese classe 1993.

Secondo lavoro discografico per Santoianni, l’artista milanese pubblica Non ho santi in paradiso

Cosa vuol dire essere cantautore oggi per te?
«Credo sia una scelta coraggiosa, a tratti ingenua. È difficile pensare di riuscire ad essere ascoltato in un’epoca in cui tutti possono dire qualsiasi cosa su qualsiasi argomento. Non penso perda di valore essere un cantautore nel 2022, semplicemente bisogna imparare ad accettare le sconfitte e a rimboccarsi le maniche più del previsto».

Perché Non ho santi in paradiso?
«Nasce dalle serate passate con amici colleghi musicisti e cantautori a lamentarci delle difficoltà del riuscire a fare canzoni. Ed è qui che ho preso il coraggio di smettere di lamentarmi e di continuare a farlo nonostante tutto. Questo disco non vuole essere altro che una constatazione: siamo io, le mie canzoni e nessun altro».

C’è una traccia più milanese delle altre?
«Ho scritto 15 secondi, il singolo di lancio, dopo una giornata passata a piedi nelle vie centrali della città. Quello stupore di riappropriazione della mia città mi ha dato il via emotivo allo scenario del racconto, ero proprio in piazza Velasca. Ma non è la prima volta che mi capita di raccontare della mia città».

Ovvero?
«Ho raccontato più volte del centro nelle mie canzoni, nonostante io non ci abbia mai vissuto essendo nato in periferia, unica realtà, a mio avviso, in cui risiede la verità che merita di essere raccontata. Vedere il centro dalla periferia negli ultimi anni mi ha permesso di capire Milano in tutti i suoi aspetti».

Quale, tra tutti, ti sorprende maggiormente?
«La sua valorizzazione importante nelle diversità, culturali e non solo. Le periferie sono il futuro delle grandi città e Milano lo sta dimostrando sempre più. È da sempre stata apparentemente una città aperta ma, in realtà, ha sempre nascosto importanti divisioni di classe. Oggi invece mi sembra, finalmente, realmente concentrata sull’inclusione sociale e culturale».

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