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21. 05. 2022 21:56

Space Cowboy, la prima volta di Tommaso Paradiso

Esce oggi il primo album da solista dell'ex voce dei TheGiornalisti

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Dopo aver rilasciato i brani Magari no, La stagione del Cancro e del Leone, Lupin e Tutte le notti Tommaso Paradiso certifica la sua carriera da solista con il primo album, Space Cowboy (Island Records), un viaggio di undici tracce pronte a scavare nell’intimità del cantautore romano. Per l’ex frontman dei Thegiornalisti si aprono le porte anche dell’omonimo indoor tour che lo vedrà esibirsi al Teatro degli Arcimboldi i prossimi 15-16 aprile e 4 maggio (biglietti in vendita dal 16 marzo su ticketone.it).

Tommaso Paradiso e il suo primo album da solista Space Cowboy

Tommaso Paradiso, perché Space Cowboy?
«Sono nato e cresciuto nell’immaginario nostalgico da cowboy – con i film di Sergio Leone su tutti – che fa parte di quell’America che ho sempre visto all’orizzonte, terra di riferimenti e metafore che molti cantautori italiani, come Vasco o De Gregori, hanno spesso utilizzato nelle proprie canzoni».

Apre la tracklist un appello significativo.
«Guardarti andare via è stata scritta in un momento particolare. Dopo un anno in tour, fermarsi per la pandemia è stato molto difficile per me: mi sono chiuso in camera a guardare il soffitto con la speranza di non essere lasciato solo da chi mi era vicino. Sono stato travolto dalla paura della solitudine».

Tommaso ParadisoPoi c’è la collaborazione con Franco126, l’unica dell’album.
«Dopo Stanza singola del 2019 l’ho ritrovato in Amico vero, brano nato davanti al pianoforte di casa mia, mentre immaginavamo, entrambi, di essere a bordo di una macchina anni Sessanta intenti nella traversata di una deserta Roma, in una notte torrida di agosto».

Ti senti diverso al primo album da solista?
«Affatto. Dal 2009 ad oggi cambia solo il nome. I dischi li producevo insieme a Dario Faini, Matteo Cantaluppi, Takagi & Ketra e Federico Nardelli. Il team è rimasto lo stesso».

Debutterai, poi, anche come regista.
«A fine aprile uscirà nelle sale Sulle Nuvole, titolo del brano che chiude l’album. Pensavo a questa storia da cinque-sei anni e non sarei stato capace di racchiuderla in una sola canzone, si prestava maggiormente al grande schermo».

Il binomio musica-cinema per Tommaso Paradiso

Musica e cinema continueranno ad essere il tuo binomio autoriale?
«Sto arricchendo la musica, oggi, con il cinema perché la mia vera passione è probabilmente quest’ultima. Poterle contaminare mi rende felice, certo, ma se mi chiedessero di scegliere tra un Oscar ad un tour sold out non avrei dubbi. La musica vince».

In Space Cowboy reciti: “piango sempre per gli stessi film”. La tua playlist cinematografica di oggi, invece?
«Mi ha colpito molto È stata la mano di Dio di Sorrentino, ma anche il candidato all’Oscar Il potere del cane, subisco sempre il fascino del genere western».

Paura, solitudine e incertezza. Affrontare queste tematiche rivolgendoti alla tua stessa generazione ti ha reso più forte?
«Bisogna sentirsi forti di quello che già si è. La nostra, probabilmente, è una generazione che può considerarsi salva, a cavallo tra quella più strutturata dei nostri genitori e quella proiettata verso il nuovo mondo. Conosciamo bene le due sfere, sia la vita prima di Facebook e quella dopo, quella del cortile sotto casa e del metaverso social, e questa è un’arma, non un baratro in cui sentirsi persi».

E Milano ti ha aiutato?
«Per me è stato il primo banco di prova con il mondo del lavoro. Oggi è la mia sfera abitativa-lavorativa a cui devo molto e dal 2014-2015 mi trovo spesso a stare nel quartiere Sarpi, una zona alla quale sono particolarmente affezionato. Da romano, però, ammetto di esser stato scoperto per prima dai milanesi».

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