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01. 12. 2022 08:22

Luce sui teatri milanesi: «Altrimenti ci spegniamo». Presente e futuro visto da sei direttori

Dopo aver sofferto per due anni le chiusure e le limitazioni dovute alla pandemia, i teatri milanesi iniziano la nuova stagione con l’incubo bollette. Abbiamo provato a raccogliere il sentiment fra i direttori: c’è una prima “vittima”, è il Teatro i

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Un anno fa i teatri milanesi si preparavano ad iniziare la stagione 2021/2022 con mille dubbi legati alla pandemia e reduci da un lunghissimo lockdown. Mascherine obbligatorie, distanziamento, sale utilizzabili solo al 50% con un netto taglio degli incassi e la paura di doversi nuovamente fermare in caso di aumento dei contagi. Per fortuna l’annata è proseguita al meglio e dopo qualche mese anche le sale sono state riaperte al 100% permettendo alle casse dei teatri di avere nuovamente un po’ di respiro.

Ora una nuova stagione è alle porte, il Covid fa un po’ meno paura (anche se l’attenzione resta alta), ma a spaventare i teatri è il costo dell’energia. Timore che aumenta con l’avvicinarsi dell’inverno e la necessità di scaldare sale e foyer. Una situazione che ovviamente non risparmia nemmeno le scuole di recitazione. L’aumento sproporzionato dei prezzi di gas e luce rischia di mettere seriamente in ginocchio un settore in sofferenza da anni e martoriato dalla pandemia proprio nel momento in cui sembrava iniziare a vedersi la luce alla fine del tunnel.

Alcuni teatri hanno già dovuto fare i conti coi nuovi costi, altri stanno aspettando le prime bollette dopo la chiusura estiva. Ognuno sta studiando una strategia per limitare i danni, ma tutti sono d’accordo su una cosa: nessun aumento del prezzo dei biglietti. Una scelta del genere rischierebbe di allontanare ancora di più il pubblico, piuttosto l’attesa è per un aiuto dal governo. Serve un segnale per mostrare che la cultura non è l’ultima ruota del carro, ma un bisogno indispensabile per una società civile.

Teatri milanesi: le parole dei direttori

teatri milanesi
«Non inciderà sui prezzi dei biglietti»
Alessandro Arnone
Direttore generale del Teatro Manzoni
«Siamo oggettivamente preoccupati, ma non abbiamo ancora visto l’entità dell’incremento dei costi che dovremo affrontare perché la nostra stagione è finita a maggio ed abbiamo appena riaperto. Sappiamo che ci aspetta un aumento che impatterà fortemente sui costi di gestione del nostro teatro. Riceviamo contributi pubblici davvero irrisori per cui la situazione sarà ancora più pesante. Quel che è certo è che non ribalteremo questi costi sul prezzo dei biglietti. Sappiamo che il nostro pubblico deve già affrontare l’aumento delle proprie bollette a cui si aggiunge l’inflazione generalizzata. Alzare il costo dei biglietti vorrebbe dire infierire doppiamente. Non ridurremo neanche il riscaldamento durante gli spettacoli, ci terremo sulle nostre spalle buona parte di questi costi. Anche le notizie riguardanti la guerra preoccupano e immaginiamo che l’entusiasmo di uscire e riempire le sale teatrali possa diminuire. Ci auguriamo che la voglia di normalità della gente siano prevalenti su tutto il resto. Il nostro settore ha già tanti motivi di preoccupazione. Dopo due anni, la pandemia non è ancora del tutto superata, vediamo i contagi in costante aumento e speriamo che la cosa si possa affrontare in maniera poco traumatica con l’obbligo di mascherina e senza parlare di distanziamento perché ridurre la capienza delle sale sarebbe il de profundis per il teatro. Sappiamo che a livello governativo ci sono già degli interventi previsti per aiutare il settore dello spettacolo, abbiamo ricevuto delle comunicazioni in tal senso. Dovremmo aspettare i decreti attuativi per capire meglio quanta parte di questo aumento verrà preso in carico dallo Stato».

 

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«A luglio 15mila euro di bolletta»
Gaia Calimani
Presidente di Manifatture Teatrali Milanesi
«A luglio abbiamo ricevuto una bolletta della luce di 15mila euro tra Teatro Litta e Teatro Leonardo, il Litta oltretutto era chiuso e aveva aperti solo gli uffici. La situazione rischia di essere drammatica, serve un intervento urgente. Non so come le realtà medie come le nostre, che non hanno soldi pubblici garantiti, possano far fronte a certi prezzi. Ormai la nostra stagione è programmata, dovremmo rivedere tutte le nostre attività e non parlo solo degli spettacoli, ma anche di tutto il resto come i corsi e il bar e tutto quello che accade nei nostri spazi. Se si vuole avere una Milano capitale del teatro con 50 teatri aperti tutte le sere serve un intervento di sostegno importante, i teatri piccoli e medi hanno bisogno di aiuto per rimanere aperti in questo periodo di rincari. Altrimenti bisogna avere il coraggio di dire che a parte i teatri pubblici e i grandi teatri istituzionali non deve esserci più niente. Sono cose che vanno dichiarate politicamente. Bisogna che esca una soluzione legata ai rincari, non sto dicendo di regalare soldi. È sempre stato difficile portare la gente a teatro, ora lo è ancora di più. Il prezzo dei nostri biglietti non aumenterà, anzi cerchiamo di fidelizzare il pubblico, abbiamo diverse promozioni. Se va avanti così dovremo decidere se pagare la bolletta o pagare i dipendenti. Noi abbiamo sempre salvaguardato i nostri lavoratori, anche durante il lockdown abbiamo anticipato e integrato tutte le casse integrazioni. Per farlo ci siamo indebitati e non abbiamo ancora ripianato. Abbiamo anche avuto un intervento da 70mila euro per sistemare il tetto del Teatro Litta. I problemi si stanno sommando».

 

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«Così siamo intervenuti in anticipo»
Tommaso Amadio
Condirettore di Teatro Filodrammatici
«Il problema dell’efficientamento energetico ce lo siamo posti ben prima della crisi. Per noi era un discorso legato all’impatto climatico e un anno e mezzo fa abbiamo iniziato a rifare completamente il sistema di riscaldamento e di raffreddamento del teatro e dell’Accademia dei Filodrammatici. È stato un investimento molto grosso con lo scopo di impattare in modo minore sui costi e sull’ambiente. Il nuovo impianto è entrato in funzione a settembre. Abbiamo rifatto anche la cabina elettrica per eliminare la dispersione. Stesso discorso per la dispersione di calore nel foyer. I biglietti? Impensabile alzare i prezzi in questo periodo storico».

 

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«Bisogna anche sapersi arrangiare»
Elizabeth Annable
Direttrice artistica di AltaLuce Teatro
«Quello dell’aumento dei costi energetici è un tema che ci preoccupa e ci fa riflettere. I costi ci spaventano, erano già aumentati l’anno scorso e da gennaio in poi è stata una batosta. La questione climatica per noi è molto e la insegniamo anche nei nostri corsi di formazione, in teatro abbiamo abolito la plastica. Fare cultura in Italia significa portare avanti uno stendardo di fronte a tante difficoltà, bisogna sapersi anche arrangiare da soli. Magari offriremo il vin brulè invece dello spumante per il brindisi con gli artisti e se gli spettatori vogliono sfoggiare scialli e maglioni ben vengano. Penso che ognuno debba fare la sua parte».

 

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«Puntiamo a limitare gli sprechi»
Renato Sarti
Direttore artistico del Teatro della Cooperativa
«Il problema è sicuramente serio e riguarda la situazione climatica in senso allargato. Noi da sempre cerchiamo di ridurre al minimo gli sprechi. Siamo forse l’unico teatro ad offrire acqua gratis al pubblico in bicchieri compostabili. Cerchiamo di limitare l’uso delle luci, della carta in bagno. Se vedo una luce accesa inutilmente sono il primo a spegnerla. Un comportamento da tenere sempre, ancora di più ora che i costi sono aumentati. Anche il nostro pubblico è attento a queste cose e spesso sono i più giovani quelli a limitare maggiormente gli sprechi. Se tutti avessero questa sensibilità forse avremmo qualche problema in meno».

 

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«Riduciamo le ore di riscaldamento»
Giulio Riva
Direttore de La Scuola del Musical
«Le utenze normalmente hanno il prezzo bloccato per due anni. Noi purtroppo abbiamo visto scadere a maggio l’utenza dell’elettricità e a ottobre quella del riscaldamento. Abbiamo bloccato un nuovo prezzo che ovviamente è molto più alto rispetto al precedente. Spenderemo cinque volte di più, se prima spendevamo mille euro al mese di riscaldamento ora dobbiamo mettere in preventivo una spesa di cinquemila euro. Per fronteggiare questo problema bisogna ridurre gli orari di riscaldamento. Prima poteva rimanere acceso dalla mattina alla sera, ora lo accenderemo a fasce orarie e metteremo un maglione in più».

Teatri milanesi, a fine 2022 chiude il Teatro i

«Si ha, a volte, la sensazione di poter attraversare o abitare lo stesso luogo per un tempo indefinito o per sempre. Questa sensazione ci ha accompagnato per molti anni, da prima che la porta di Teatro i si aprisse». Inizia così la lunga lettera con cui la direzione artistica del Teatro i di via Ferrari – Renzo Martinelli, Federica Fracassi, Francesca Garolla – ha comunicato la conclusione delle attività a fine 2022: «Le sale teatrali sono aumentate e con esse gli spazi di ospitalità, in un sistema troppo competitivo per le nostre risorse umane ed economiche, i parametri, i dati quantitativi necessari per accedere ai finanziamenti pubblici e privati, sono diventati sempre più difficili da rispettare, gli spazi che abbiamo in gestione e che possiamo utilizzare sono adatti a una compagnia di produzione ma, con il passare degli anni, lo sono diventati sempre meno a una programmazione serrata, diversificata e aperta al pubblico». Il 20 ottobre prenderà il via l’ultima programmazione, poi – dopo diciott’anni – calerà il sipario definitivamente.

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