Fiorella Mannoia, il nuovo album è Personale: «Ho scoperto la fotografia»

fiorella mannoia
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«Oggi tanti giovani si sentono delusi e hanno paura del futuro. In mezzo a questa delusione sento dei focolai di ribellione, forse questa preoccupazione sta risvegliando un senso civico che prima non c’era. I giovani sono disillusi dalla politica, ma non sono senza prospettiva. Quando si propone loro qualcosa di concreto, poi scendono in piazza e manifestano».

Quando parla Fiorella Mannoia non ci si può mai fermare alla sola musica, sebbene l’occasione dell’incontro sia legata a Personale, nuovo disco di inediti in uscita proprio oggi corredato da dodici foto scattate dalla rossa romana.

Come nasce la sua passione per la fotografia?
«Le ho sempre scattate col mio telefono, non avevo mai pensato di comprarmi una macchinetta. Mi ero creata un profilo Instagram sotto un altro nome, poi i miei collaboratori hanno visto qualche foto e mi hanno proposto di abbinarle alle canzoni del disco. Questa passione ha cambiato anche la mia percezione della realtà, ora è molto più attenta».

Dal linguaggio delle note a quello delle immagini, insomma.
«Esatto, il linguaggio che si utilizza in generale è fondamentale. Ad ogni livello. Sono le parole che si usano per parlare di un determinato tema. Per dire: un conto è dire che dobbiamo risvegliare l’Europa per darci una mano, un altro è dire “la pacchia è finita”. La sintesi è figlia dei nostri tempi, ma se nella sintesi mettiamo odio autorizziamo ogni tipo di risposta senza pudore e senza educazione».

Tra i brani spicca Penelope, scritta da Ivano Fossati.
«Ivano non è mai mancato. Per me è stata una grande soddisfazione avere un pezzo tutto suo. Mi riporta: in una sorta di ritorno al futuro, ad un Ivano di Panama, un Ivano d’annata. Sono molto legata a questa canzone che farà divertire i miei musicisti dal vivo».

E poi c’è Carillon, particolarmente dedicata alle donne.
«Sì, ma non è consolatoria. Il tema cruciale è che il problema dobbiamo affrontarlo con noi stesse: le donne non se ne vanno e rimangono perché vedono l’uomo debole. È l’istinto materno che ci porta a giustificarlo».

L’album ha una dedica speciale ed imprevista a Pippo Caruso.
«Ci siamo incrociati tante volte senza mai frequentarci, nessuno ne ha capito la grandezza essendo stato sempre considerato come il maestro Rai. Una persona di una curiosità e di una passione che raramente ho visto in un musicista e in un uomo di quell’età».


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