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20. 04. 2021 12:41

Sanremo, parola a Geoff Westley: «Mahmood? La qualità è dei giovani»

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Il Festival di Sanremo appena concluso ha potuto vantare alla sua direzione musicale il compositore, arrangiatore e pianista inglese Geoff Westley, confermato dal direttore artistico Claudio Baglioni per il secondo anno consecutivo.

Cosa pensa della vittoria di Mahmood?
«Senza dubbio è stata una grande sorpresa per tutti. Ma non per me, dato che ho riconosciuto in lui grandi potenzialità già dai tempi della finale di Sanremo Giovani. Lo consideravo già un artista da podio».

Con lui vince anche Sanremo Giovani…
«Questo dimostra chiaramente quanta qualità abbiano offerto i giovani che si sono presentati quest’anno: abbiamo selezionato le migliori tra le 680 proposte arrivate e solo 80 erano effettivamente da scartare secondo me. Poi senza dubbio subentra il proprio gusto personale, ma la qualità ha ripagato il grande impegno mostrato nella preparazione del prodotto con il quale si sono presentati. Mahmood ne è un chiaro esempio».

È d’accordo con il podio finale?
«Accetto la decisione del podio, come anche il fatto di escludere determinati artisti lasciati in fondo alla classifica. Bisogna accettare il nostro sistema diviso tra commissione e pubblico, dato che ognuno è in grado di fare la differenza».

Quanto può influire l’orchestra su un’esibizione?
«L’orchestra è sempre stata parte attiva dell’esibizione di un artista. Avere questo tipo di coinvolgimento è molto importante perché, non dimentichiamolo, è difficile proporre spettacoli musicali, in onda in prima serata, con la presenza di un’orchestra così numerosa».

Forse per Soldi è stato un fattore in più?
«L’idea può nascere per dare quel quid in più all’esibizione, ma rimane il fatto che l’orchestra si mette sempre al totale servizio dell’artista, in maniera più o meno incisiva a seconda dell’arrangiamento scelto per il brano. Penso a chi porta la melodia tradizionale o al mondo del rap, in entrambi i casi il lavoro nasce sempre da un confronto assolutamente necessario».

Bilancio finale di questo Sanremo.
«Rispetto all’anno scorso credo che sia stato fatto un lavoro molto più duro. Fare il direttore musicale di un festival di tale portata vuol dire non smettere mai di avere la concentrazione al massimo».

Un duro lavoro che porta grande soddisfazione.
«Senza dubbio. L’orchestra rappresenta una vera e propria famiglia, per tutto quello che si condivide dalle prime prove della mattina fino a notte fonda. Ognuno di loro ha condiviso non solo grande professionalità, ma anche grande umanità. E lavorare così non può che portare solo orgoglio e soddisfazione».

I suoi prossimi progetti?
«Da marzo presenterò un disco con brani eseguiti solo con il pianoforte. Seguo la tradizione della scuola analogica, fatta di “strumenti” e non di “strumentazioni” digitali. Con le mie cinque improvvisazioni presenti vengono a galla tutte le mie minuziose costruzioni musicali, tra improvvisazione e continue riprese di struttura».


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