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Milano
29. 11. 2022 06:32

Falcone e Borsellino, Milano intitola loro un giardino. Libera: «Troppi errori dalla magistratura»

L'associazione denuncia le mancanze degli ultimi trent'anni, tra cui una recente assoluzione per prescrizione

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«Come cittadini siamo delusi e indignati per quanto accaduto in questi 30 anni. Ci sono stati molti errori della magistratura, eppure questi errori continuano. Pochi giorni fa sono stati assolti per prescrizione o perché il fatto non sussiste tre poliziotti autori della costruzione della falsa testimonianza di Scarantino. Perché? Le sentenze si rispettano e bisogna attendere le motivazioni, ma francamente è difficile ipotizzare quali possano essere tali motivazioni. È perlomeno incomprensibile, oggi, per la nostra coscienza». Così ha parlato Jole Garuti in rappresentanza dell’associazione Libera, per ricordare i 30 anni dalla morte di Falcone e Borsellino nel giardino a loro intitolato in via Benedetto Marcello. Sue le parole più forti e ancora dolorosamente – e incredibilmente – legate all’attualità di quella lotta che i due magistrati palermitani intrapresero contro le mafie, pagando con la vita.

falcone e borsellino

Un minuto di silenzio a Milano per Falcone e Borsellino: la città intitola loro il giardino in via Benedetto Marcello

Oltre 200 persone, autorità e cittadini comuni, i ragazzi di Libera e moltissimi giovani, sono intervenuti alla commemorazione che si è tenuta questo pomeriggio davanti all’albero Falcone – Borsellino, introdotta dal sindaco Giuseppe Sala: «Milano sa che la ricchezza della città e gli appalti per le grandi opere sono obiettivi della malavita organizzata – ha esordito il primo cittadino – Care milanesi e cari milanesi, io vi richiamo ad essere sempre consapevoli di quello che è la realtà. La nostra consapevolezza e la risposta ferma delle istituzioni sono quello che ha cercato di fare da argine in questo momento».

Il lungo fischio della sirena dei Vigili del Fuoco, proveniente dalla vicina caserma, è stato il toccante preludio al minuto di silenzio osservato alle 16.58, l’ora dello scoppio della bomba con la quale il 19 luglio 1992, poco meno di due mesi dopo la strage di Capaci che tolse la vita a Giovanni Falcone, Cosa Nostra uccise il giudice Paolo Borsellino, in via D’Amelio a Palermo, con una Fiat 127 imbottita di tritolo che oltre a lui assassinò cinque agenti della sua scorta.

Il commovente “Silenzio” suonato dalla tromba antifascista del M° Raffaele Kohler ha introdotto poi l’intervento di Marcello Viola, Procuratore della Repubblica di Milano: «Abbiamo un debito di verità: Giovanni Falcone diceva che la mafia si combatte contrastandone disattenzioni e rompendo i silenzi. Questo debito di verità riusciremo ad estinguerlo solo quando si sarà sicuri di avere chiarito tutte le verità su ciò che è successo, oggi che rimane la terribile consapevolezza che indicibili accordi e depistaggi non abbiano consentito di fare veramente luce su quanto successo».

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