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09. 12. 2022 00:13

Milanesi più poveri: basta uva, si comprano patate e verze

Non ci sono soldi e i cittadini cambiano i propri acquisti, basta frutta e verdura costosi

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I cittadini milanesi si scoprono più poveri e, di conseguenza, cambiano le proprie abitudini alimentari e d’acquisto. D’altronde, si sa, in casi di necessità per stringere la cinghia la prima voce da tagliare è quella degli acquisti più costosi, siano questi vestiti, viaggi o anche cibo. Già, perché la situazione difficile di oggi si riflette anche sull’alimentazione, che cambia verso cibi più economici. 

I milanesi sono più poveri, stop all’acquisto dell’uva, sì a patate e verze

E dunque il carovita incide sugli acquisti dei milanesi e, di conseguenza, sulle vendite dei fornitori. Tanto che, all’ortomercato di Milano, i rincari incontrollati su tutta la filiera hanno fatto schizzare i prezzi vero l’alto e costretto le persone ad acquistare materie più povere ed economiche:  «Lo scorso settembre abbiamo registrato un calo dei consumi di frutta e verdura del 13-14% rispetto a settembre 2021» ha spiegato Antonio Catalano, Ceo della Gala Fruit e presidente dell’associazione di grossisti Acmo. E quindi addio all’uva, da sempre una frutta molto costosa, che lascia spazio ad acquisti più economici come patate, carote, cipolle e verze. Perché salgono i prezzi di frutta e verdura e la domanda, giustamente, cambia. 

Mele, foto Pixabay

Dall’ortomercato di Milano una cartolina per nulla rassicurante

E la cartolina che arriva dall’ortomercato di Milano, uno dei più grandi d’Europa, non è per nulla rassicurante «Per effetto dell’aumento dei prezzi – prosegue ancora Catalano, come riportato da Il Giorno – finora il calo di valore è contenuto fra il 4 e il 5%. Quando una famiglia perde potere d’acquisto riduce i consumi e questo contrae la domanda. È matematico. Pesano i rincari dell’energia e dei trasporti, l’inflazione, la siccità. E finora il Governo non ha fatto niente di concreto». I prezzi: le arance “Valencia late“ crescono del 42% in più rispetto all’anno scorso, la lattuga +65%, le patate +8%, i pomodori Piccadilly +19% e così via: «L’arrivo dell’inverno potrebbe incidere più pesantemente – sottolinea Nicola Zaffra, direttore dei mercati ortofrutticoli Sogemi – anche perché il costo dell’energia influisce ancora di più sui prodotti da serra. Notiamo che il consumatore sta cambiando abitudini: riduce le quantità o si sposta verso prodotti a basso costo, come le patate. Invece di comprare pomodori a 5 euro al chilo, compra quelli da due euro».

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